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A 35 anni dal tragico duplice omicidio cristiano tramonte, avvenuto a Sambiase il 24 maggio 1991, si riaccende la speranza di giustizia.
La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, sotto la guida di Salvatore Curcio, ha riaperto ufficialmente il fascicolo.
L’obiettivo è fare luce su un crimine maturato in un contesto di violente contese tra gruppi criminali.
Il contesto criminale e le indagini passate
L’omicidio era legato al controllo del servizio di raccolta rifiuti.
All’epoca, tale servizio fu oggetto di una controversa privatizzazione e di scelte amministrative opache.
Già in passato, la Corte d’Assise di Catanzaro aveva evidenziato queste dinamiche.
Nel 1993, pur assolvendo l’unico imputato, Agostino Isabella, la Corte sottolineò come l’appalto avesse ingolosito le cosche.
Anche la magistratura contabile scrutinò l’operato degli amministratori comunali di quel periodo.
La gestione dell’appalto rifiuti
La vicenda ebbe inizio il 23 agosto 1988.
La giunta municipale approvò una delibera per l’appalto del servizio di raccolta rifiuti solidi urbani.
Vennero stanziati 220 milioni di lire per un bimestre.
L’esternalizzazione fu giustificata con l’insufficienza delle strutture comunali e i divieti di nuove assunzioni.
Questa narrazione, tuttavia, contrastava con la realtà.
Il Comune disponeva di 14 mezzi e 49 operai, di cui 39 già idonei alla mansione.
La ditta Cise vinse la gara dopo l’esclusione di altri concorrenti per vizi formali.
Riuscì a gestire l’incarico con soli 15 lavoratori e utilizzando mezzi forniti dal Comune per il primo affidamento.
Gli sviluppi successivi e la riapertura del caso
Dopo la conclusione del contratto con la Cise, il 31 marzo 1990, il Comune riprese la gestione diretta per sei mesi.
Successivamente, il servizio fu affidato alla Sepi, società nata dalla trasformazione della Cise.
Questo affidamento durò fino al 15 settembre 1991, impiegando manodopera mista tra privati e comunali.
Oggi, a distanza di decenni, la Dda riapre il caso.
L’obiettivo è individuare il responsabile o i responsabili di questo duplice delitto.
La famiglia delle vittime non ha mai smesso di reclamare giustizia e verità.
La capacità di apparire normale, tipica della ‘ndrangheta odierna, rende ancora più complesse queste indagini.
La ricerca della verità su fatti così lontani nel tempo è un impegno costante per la legalità.
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