Referendum giustizia 2026: tutto sulla separazione delle carriere

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Il referendum giustizia 2026 si avvicina. Il 22 e 23 marzo gli italiani sono chiamati a votare sulla riforma costituzionale della magistratura, nota come Riforma Nordio. Una consultazione storica: è il quinto referendum costituzionale nella storia della Repubblica italiana.

Referendum giustizia 2026: quando e come si vota

I seggi sono aperti domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Lo scrutinio inizia subito dopo la chiusura delle urne.

Non è previsto alcun quorum. A differenza del referendum abrogativo, quello confermativo è valido qualunque sia l’affluenza. Conta solo la maggioranza dei voti validi espressi. Dunque, ogni voto pesa.

Separazione delle carriere: cosa prevede la Riforma Nordio

La legge costituzionale è stata approvata dal Senato il 30 ottobre 2025 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno. Non è entrata subito in vigore perché non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi in Parlamento. Alla Camera i voti favorevoli sono stati 243 su 400. Al Senato 112, anch’essi sotto la soglia richiesta. Da qui la strada del referendum confermativo.

La riforma modifica sette articoli della Costituzione: gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. Le novità principali sono tre.

In primo luogo, la separazione delle carriere: giudici e pubblici ministeri seguiranno percorsi distinti e irrevocabili fin dall’inizio della loro carriera. Non sarà più possibile cambiare funzione. In secondo luogo, il CSM si sdoppia: nasceranno due Consigli superiori della magistratura separati, uno per i giudicanti e uno per i requirenti. In terzo luogo, viene istituita una nuova Alta Corte disciplinare, composta da 15 giudici tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati, che accentra le competenze disciplinari oggi in capo al CSM.

Referendum giustizia: cosa significa votare SÌ o NO

Il quesito è chiaro. Gli elettori trovano sulla scheda la seguente domanda: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”

Votare significa approvare la riforma e consentirne l’entrata in vigore definitiva. Votare NO significa mantenere l’assetto costituzionale attuale.

Chi sostiene il SÌ al referendum sulla giustizia

Il governo Meloni è il principale promotore della riforma. I favorevoli sostengono che la commistione attuale tra chi indaga e chi giudica compromette l’imparzialità della giustizia. Secondo questa posizione, la separazione delle carriere rafforza il modello accusatorio del processo e tutela meglio i diritti dei cittadini.

Chi sostiene il NO alla separazione delle carriere

Il fronte del NO è ampio e trasversale. Si sono schierati contro la riforma il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e l’Alleanza Verdi-Sinistra. Oltre ai partiti, numerose realtà della società civile hanno aderito al comitato “Società civile per il NO”, che riunisce CGIL, Libera, ANPI e Legambiente. L’Associazione nazionale magistrati ha invece promosso il comitato “Giusto dire NO”.

Le principali obiezioni riguardano i costi e l’efficacia. I contrari sostengono che la riforma non risolve i problemi concreti della giustizia italiana, come i tempi lunghi dei processi e la carenza di personale. Al contrario, la creazione di tre nuovi organi istituzionali comporterebbe una spesa stimata in oltre 100 milioni di euro all’anno, sottraendo risorse preziose.

I sondaggi sul referendum giustizia 2026

A pochi giorni dal voto, i sondaggi mostrano un quadro incerto, il risultato finale resta quindi imprevedibile

L’esito del referendum avrà conseguenze profonde sull’organizzazione della magistratura italiana per i decenni a venire. Una ragione in più per andare a votare il 22 e 23 marzo.

 

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Author: Consuelo