Infiltrazioni Porto Catanzaro ‘ndrangheta, lavoravo col boss

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Un’inchiesta della Guardia di Finanza ha riacceso i riflettori sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel porto di Catanzaro Lido, un’infrastruttura ancora in fase di sviluppo ma già al centro di interessi illeciti. Le indagini hanno svelato un complesso sistema di associazione a delinquere, finalizzato alla truffa e alla turbativa delle aste immobiliari, che avrebbe visto coinvolti imprenditori e professionisti locali. Al centro dell’attenzione c’è un avvocato, ritenuto una figura chiave in questa rete di potere.

L’inchiesta della Guardia di Finanza e gli arresti

L’operazione delle fiamme gialle ha portato all’arresto di due imprenditori catanzaresi, Danilo Abramo e Roberto Mercurio, e di un avvocato, Gennaro Piero Mellea, tutti posti agli arresti domiciliari. Le accuse riguardano la gestione illecita di ormeggi e un presunto controllo delle attività portuali. Secondo gli inquirenti, Mellea avrebbe gestito per anni gli ormeggi attraverso società riconducibili al fratello, Raoul Mellea, simulando una gestione lecita. Questa complessa trama suggerisce un radicato tentativo di controllo sul nascente scalo marittimo.

Le rivelazioni del collaboratore di giustizia

A corroborare le ipotesi investigative sono arrivate le dichiarazioni di Santo Mirarchi, collaboratore di giustizia di Catanzaro. Il pentito ha raccontato agli inquirenti che, prima dell’ingresso dei Mellea nella gestione dei pontili, l’affare era già nelle mani di individui considerati vicini alla ‘ndrangheta di Roccelletta di Borgia. Per inserirsi in questo contesto, l’avvocato Mellea avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione diretta dal boss di Cutro, Nicolino Grande Aracri.

Mirarchi ha specificato in un verbale del 2023 che “Giampiero Mellea doveva chiedere il permesso a quelli di Roccelletta e per partecipare doveva chiedere l’autorizzazione a Nicolino Grande Aracri”. Inoltre, il pentito ha aggiunto che l’avvocato avrebbe versato annualmente fino a 15mila euro alla cosca di Cutro, a titolo di sostegno per le famiglie dei detenuti. Queste dichiarazioni, al momento, non hanno ancora portato a specifiche ipotesi di reato nei confronti di Mellea, ma le indagini sono in corso.

La vicenda mette in luce la costante attenzione delle organizzazioni criminali verso le infrastrutture strategiche, anche quelle ancora in fase di realizzazione, come il porto di Catanzaro.

Recentemente, la Guardia di Finanza ha intensificato i controlli sul territorio, come dimostrano altre operazioni. Ad esempio, a Vibo Valentia sono stati sequestrati 4.300 prodotti non sicuri, evidenziando un’attività di vigilanza costante per la tutela della legalità e della sicurezza economica.

Prospettive future e indagini in corso

Il resto del verbale di Mirarchi rimane omissato, suggerendo che le indagini sulle sue dichiarazioni siano ancora in fase avanzata. Questa situazione sottolinea l’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura nel contrastare ogni forma di infiltrazione criminale nel tessuto economico e sociale della Calabria. La vicenda del porto di Catanzaro Lido, seppur ancora in sviluppo, si conferma un terreno fertile per le ambizioni della criminalità organizzata.

Le autorità continuano a monitorare attentamente la situazione, con l’obiettivo di prevenire e reprimere tentativi di controllo illecito su opere pubbliche e attività economiche. La legalità e la trasparenza sono elementi fondamentali per lo sviluppo del territorio.

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Author: Consuelo