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Nel carcere di Catanzaro, violenza e omertà rappresentano una prassi consolidata, un quadro preoccupante emerso dalle indagini sull’omicidio di un detenuto.
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha utilizzato queste espressioni per descrivere l’ambiente in cui si è consumata la fatale aggressione.
Le carte dell’ordinanza, infatti, delineano un contesto caratterizzato da minacce e pestaggi sistematici.
La realtà della vita carceraria a Catanzaro
Le indagini hanno rivelato anche i silenzi dei detenuti di fronte agli agenti della polizia penitenziaria.
Spesso, le ferite venivano giustificate con scuse poco credibili, come “sono caduto in doccia” o “dalle scale”.
Inoltre, è emerso un uso, neanche troppo celato, di sostanze stupefacenti e alcol all’interno della struttura.
Questo spaccato della vita carceraria solleva gravi interrogativi e preoccupazioni.
Episodi di violenza e gestione dei rapporti
Le intercettazioni disposte nel procedimento hanno portato alla luce ulteriori episodi di violenza subiti da altri detenuti.
Questi eventi suggeriscono come la violenza fosse impiegata quale strumento per la gestione dei rapporti interni tra i reclusi.
A distanza di due mesi dall’aggressione che ha portato alla morte di un uomo, un altro detenuto sarebbe stato protagonista di un ulteriore episodio.
Un diverbio con un altro recluso, avvenuto durante l’ora di socialità, si sarebbe concluso con minacce esplicite.
La situazione nel penitenziario di Catanzaro evidenzia dunque la necessità di un’attenzione maggiore verso le dinamiche interne e il benessere dei detenuti.
Recentemente, si è registrata un’ondata di arresti per un omicidio avvenuto in carcere, come riportato in “Catanzaro: cinque arresti per omicidio detenuto in carcere”.
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