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Catanzaro: omelia monsignor Maniago, chiesa sale e luce contro rassegnazione
Un forte richiamo alla speranza e all’impegno comune ha risuonato a Catanzaro, in un’epoca segnata da crescenti fragilità.
In occasione della festa di San Vitaliano, patrono della diocesi di Catanzaro-Squillace, l’intensa omelia di monsignor Maniago ha offerto una lucida fotografia del nostro tempo.
Partendo dalle celebri metafore evangeliche del sale della terra e della luce del mondo, il vescovo ha affrontato con coraggio la crisi della società moderna, invitando la chiesa a essere sale e luce per superare la rassegnazione.
La crisi della società dei “senza” e la rotta verso il “con”
Monsignor Maniago ha provocatoriamente definito la società attuale la “società dei senza”: senza medici, senza studenti, senza figli, senza partecipazione politica.
Di fronte a questo quadro, ha tracciato la rotta verso una nuova alleanza basata sul “con”: condivisione, fiducia e fraternità.
Questo discorso profondo si rivolge non solo ai fedeli, ma all’intera comunità civile e alle istituzioni, ricordando che il futuro della città si costruisce solo camminando insieme.
Il ruolo della chiesa e dei credenti nel mondo
La festa di San Vitaliano ha riunito la comunità per celebrare la liturgia in sua memoria, ispirandosi al suo esempio di santità.
Il vescovo ha sottolineato come i credenti debbano essere testimoni credibili, capaci di accogliere la Parola di Dio e farsi illuminare da essa nelle complesse circostanze della vita.
Le parole di Gesù, che qualificano i discepoli come “sale della terra” e “luce del mondo”, non sono un titolo trionfalistico, ma un richiamo a una responsabilità quotidiana che non può essere disattesa.
Le due immagini, sale e luce, sono fondamentali per comprendere il rapporto dei discepoli con il mondo e la loro responsabilità nei confronti dell’umanità.
Dietro il riferimento alla “terra” e al “mondo” vi è l’affermazione implicita di ciò che l’umanità ha il diritto di aspettarsi dai credenti.
Questo compito è esclusivo dei discepoli di Gesù e non può essere eluso, pena la perdita di significato, come sale insipido o luce che non illumina più.
Pertanto, la chiesa è chiamata a riflettere la luce di Cristo, partecipando attivamente alla vita della comunità.
Fraternità e speranza: un impegno per la comunità
Il nostro tempo ha un grande bisogno di un sapore che faccia gustare una vita nuova e di una luce che faccia leggere in modo diverso la realtà.
Le parole di Gesù introducono il discepolo nella dinamica dell’ascolto, dell’accoglienza e della condivisione.
Il discepolo del Signore è chiamato a diffondere la sapienza del Vangelo e la luce di Cristo, condividendo umilmente la propria fede.
Al concetto di “sale della terra” e “luce del mondo”, si affianca quello di “voi siete tutti fratelli”.
La luce della chiesa è irradiazione di fraternità; la comunità cristiana può essere luce del mondo solo se vive la fraternità al proprio interno, attraverso la carità.
La chiesa è chiamata a essere luce come comunione fraterna che risplende dell’amore di Cristo.
Così, la chiesa offre la propria testimonianza, contribuendo affinché questo mondo non sia più segnato dai “senza”, ma diventi una convivenza animata dai “con”: con gli altri, con fiducia, con speranza, con amore, con rispetto, con fraternità. È una sfida importante per la chiesa di Catanzaro, che deve essere accettata con la determinazione di un Santo forte e deciso come San Vitaliano.
Le insidie del clericalismo e la missione della chiesa
Le parole del Signore, pur illuminando la grande missione della chiesa, mettono anche in guardia da aspetti problematici che potrebbero rallentare il cammino o indurre alla rassegnazione.
Il Vangelo parla di scribi e farisei, avvertendo sui pericoli del clericalismo, del protagonismo, della vanità, dell’ambizione e della ricerca di potere anche all’interno delle comunità.
Un operato che ha come fine se stessi non irradia alcuna luce, ma isterilisce le relazioni.
Gesù chiede ai discepoli che la loro luce risplenda davanti agli uomini, affinché chi vede l’operato dei cristiani sia condotto a dare gloria a Dio Padre, non ad applaudire i credenti.
Le immagini del sale e della luce sono accomunate dalla possibilità del fallimento: il sale può diventare insipido, la lampada può non illuminare.
Il sale è simbolo di sapienza, un sapere che aiuta a vivere, che integra sensi ed emozioni per una comprensione integrale di sé e del reale.
La luce, applicata nell’Antico Testamento a Dio e alla Torah, nel Nuovo Testamento è riferita al Messia Gesù e ai suoi discepoli.
Essi riflettono la luce a misura della loro fede e del loro amore per Gesù.
La possibilità di fallire la propria responsabilità di fede e di testimoniare la vita nuova del Vangelo è un monito severo per tutti i cristiani, poiché renderebbe la loro presenza insignificante per gli uomini.
Custodire la speranza per le generazioni future
Accogliere la parola del Vangelo, che ha plasmato la santità del vescovo Vitaliano, è essenziale affinché la fede possa prendere dimora nel credente e, attraverso le opere, diventare segno che rinvia al Padre e edifica la civiltà dell’amore.
Il mondo chiede un impegno forte nel custodire questa speranza.
I cristiani sono chiamati a dare un supplemento di ideali e di spiritualità.
San Vitaliano ricorda che, nel costruire la città, l’amore di Dio non è contro l’amore del prossimo e il pensiero del cielo non è la dimenticanza della terra.
Il “dove” della chiesa è il “dove” del mondo.
La chiesa non cerca spazi di potere, ma è pronta a condividere impegni comuni per alleviare sofferenze, sanare conflitti e difendere i deboli.
La chiesa mette a servizio del bene comune tutte le sue risorse di spiritualità e umanità.
Insieme, comunità ecclesiale e comunità civile, possiamo e dobbiamo trasmettere alle generazioni future ragioni di vita e di speranza, come abbiamo visto nel recente intervento di Falcomatà sul tema delle case di comunità.
Che San Vitaliano, patrono di Catanzaro, aiuti a scrivere pagine di speranza nella storia della città e a seminare germi di futuro in tutti gli ambienti.
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