Decreto Ponte sullo Stretto al Senato: iter al via, scade il 10 maggio

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Il decreto Ponte sullo Stretto entra in Parlamento. La commissione Ambiente del Senato ha avviato l’esame in prima lettura del testo. Un passaggio formale ma cruciale: il decreto dovrà essere convertito in legge entro il 10 maggio 2026. I tempi sono stretti. E il percorso parlamentare si intreccia con tutti i nodi ancora irrisolti sul progetto.

Cosa prevede il decreto

Il cosiddetto “decreto ponte” è il provvedimento che, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri del 10 marzo, avvia ufficialmente l’iter normativo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Il testo è stato assegnato alla commissione Ambiente di Palazzo Madama per l’esame in prima lettura. Si tratta del primo passaggio parlamentare formale di un provvedimento atteso da mesi e già protagonista di una lunga serie di correzioni, rinvii e riscritture.

La scadenza del 10 maggio: un vincolo rigido

I decreti legge hanno una vita limitata. Per diventare legge dello Stato devono essere convertiti dal Parlamento entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Nel caso del decreto ponte, la scadenza è fissata al 10 maggio 2026. Questo significa che Camera e Senato dispongono di pochissime settimane per esaminare, eventualmente emendare e votare il testo. Un calendario stretto, che lascia poco margine per dibattiti approfonditi o modifiche sostanziali.

Perché questo passaggio è importante

L’avvio dell’iter parlamentare è un segnale politico rilevante. Significa che il governo è determinato ad andare avanti, almeno sul piano formale. Tuttavia, il percorso in commissione potrebbe riservare sorprese. L’opposizione ha già annunciato che presenterà emendamenti. I temi più contestati restano quelli già sollevati dalla Corte dei Conti: le deroghe ai vincoli ambientali europei e la mancata indizione di una nuova gara d’appalto internazionale per un’opera il cui costo è cresciuto ben oltre la soglia del 50% rispetto al contratto originale del 2005.

Il contesto: decreto riscritto più volte

Va ricordato che questo decreto non è la prima versione del testo. Il provvedimento era già stato approvato in una prima stesura il 5 febbraio 2026, poi ritirato e riscritto dopo le osservazioni della Ragioneria Generale dello Stato e i rilievi della Corte dei Conti. La versione attuale contiene la clausola che il ponte dovrà essere realizzato «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». Una formula che il governo ha dovuto inserire per rassicurare i magistrati contabili sulla tenuta finanziaria dell’operazione.

Un iter parlamentare che sarà tutto da seguire

L’esame in commissione Ambiente è solo il primo step. Dopo il voto in commissione, il testo dovrà passare in Aula al Senato, poi alla Camera e infine tornare eventualmente al Senato per la lettura definitiva. Tutto questo entro il 10 maggio. In caso contrario, il decreto decadrebbe automaticamente, costringendo il governo a ricominciare l’iter da capo con un nuovo provvedimento. Uno scenario che metterebbe ulteriormente a rischio il rispetto del cronoprogramma già più volte rivisto.

Il 2026 si conferma l’anno decisivo

Ogni settimana che passa aggiunge un tassello al mosaico del Ponte sullo Stretto. Il decreto in Parlamento, la nuova delibera del Cipess attesa entro maggio, la chiusura delle pratiche prevista per luglio: sono tutti appuntamenti ravvicinati che disegneranno il destino concreto dell’opera. Se anche uno solo di questi passaggi dovesse saltare, l’intero castello di carte rischia di vacillare ancora una volta. Per Salvini, che ha già smesso di fare promesse mensili, il tempo stringe.

 

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Author: Claudia