Il papà e il suo bambino, il percorso che lo vedrà abbracciare il proprio figlio

Il papà e il suo bambino, il percorso che lo vedrà abbracciare il proprio figlio

Il papà e il suo bambino

Un uomo che decide di avere un figlio va incontro a una fase del proprio ciclo di vita che ha un’enorme potenziale di trasformazione della propria identità. Insieme al proprio bambino un uomo vede nascere un “nuovo se stesso”.

L’essere padre è un concetto, un’idea, un’esperienza, un viaggio, un’avventura. Ognuno deve intraprendere il suo viaggio personale, dove tutto è imprevedibile, sconosciuto, misterioso.

Diventare padre…

Diventare padre non è un pericolo per la propria vita: ciò nonostante molti lo percepiscono come tale.

Ciò che colpisce maggiormente è che quasi nessun uomo riesce davvero a raccontare e parlare di tutto questo con qualcuno.

L’esperienza emotiva dei nuovi padri rimane ancora un mistero inesplorato, un evento interiore di cui si sa pochissimo.

Ogni bambino nasce programmato per sviluppare una relazione di forte attaccamento con la propria madre. Il papà che è lo spettatore di questa danza amorosa, si domanda spesso: “Io cosa ci sto facendo in mezzo a questi due?”.

Molti neo-papà descrivono questa situazione associandole una sensazione dolorosa di ”essere tagliato fuori” da qualcosa di molto importante. Ad esempio essere escluso da una relazione che almeno sulla carta, dovrebbe, invece, appartenere di tutto diritto anche ai padri.

“Mettersi in gioco, è forse questo il segreto del buon genitore“.

Essere padre è un’esperienza che pone ogni uomo di fronte a un bivio, un evento che ha la capacità di trasformare la vita nella quotidianità e anche nei pensieri, nelle profondità dell’animo, nel proprio mondo interiore, obbligando gli uomini a interrogarsi nel senso dell’esistenza.

Bisogna aiutare a essere padri, guidando ogni uomo a comprendere i dubbi, le paure e le emozioni che possono mandarlo in crisi, proprio quando la vita lo mette di fronte all’esperienza che più è in grado di completarlo e renderlo uomo: la paternità, appunto.

Bisogna dare spazio alle filastrocche e poesie per assecondare la dimensione più emotiva dell’uomo che è padre, per aiutarlo ad amare il proprio bambino, ritrovando dentro di sé il bambino che è stato.

Crescerai e invecchierai e…

ti troverai a scoprire di avere un figlio che ti farà da padre e così facendo ti aiuterà a capire che padre sei stato per lui.

Tutti possono diventare padri, ma essere padri è un’altra questione.

E’ naturale che siano coinvolti nella vita di chi mette al mondo, ma non è né spontaneo né facile.

Ci vuole desiderio, volontà e soprattutto motivazione: bisogna voler essere dei buoni padri, ma riuscirci impone anche di considerare i molti vincoli che si frappongono tra un padre e suo figlio.

”Se un uomo riesce a immergersi con tenerezza e desiderio nella relazione privilegiata che un figlio e una figlia gli mettono a disposizione, diventa di certo un uomo ore.”

Un figlio rompe argini e barriere che spesso i padri costruiscono e mettono in azione nella vita di tutti i giorni.

Ha accesso diretto al mondo profondo del padre, parla al loro cuore, semplicemente guardandosi negli occhi. Porta a ripensare alla vita di quando erano bambini e a fare un bilancio concreto ed emotivo di quello che è stato, ciò che è e di ciò che saranno.

Un figlio per il padre può essere una sintesi immediata del loro passato, presente e futuro, spesso può spaventare guardare negli occhi proprio figlio.

Il suo sguardo può essere per il genitore, in una frazione di secondo, lo specchio di tutta la loro vita.

Essere padre significa…

camminare sospesi su una fune, trovare l’equilibrio regala l’emozione infinita fatta di potenza e leggerezza. Bisogna ricordare che il vuoto diventa un monito costante per mantenere l’equilibrio. Non bisogna smettere nemmeno un minuto di essere padri, il rischio è il vuoto, il precipizio.

Non sempre per i padri è facile accogliere l’esperienza della paternità a braccia aperte: lavoro, analfabetismo emotivo, delega alle madri e precedenti esperienze negative vissute quando rivestivano il ruolo di figli sono elementi che possono limitare l’esperienza paterna.

Conoscere perché il papà si rifugia nel lavoro poiché spaventato dalle difficoltà emotive che fatica a comprendere e integrare nella sua vita di padre, può aiutarlo a fare chiarezza su chi è e cosa vuole essere.

L’importanza di entrare in contatto con parti di loro che sopravvivono nel mondo conscio e inconscio e che spesso disturbano la loro capacità di mettersi in gioco con mente, corpo e cuore, può aiutarli ad avere più padronanza.

Del loro mondo interno, per aiutarli ad attribuire i giusti significati al loro modo di essere e di stare con i figli e in famiglia.

Nessun uomo nasce già capace di fare il padre

Certamente nessun uomo nasce già capace di fare il padre, ma spesso qualcuno si defila dal suo ruolo ancora prima di provarci.

Dentro il ciascun genitore vive un mondo infantile che ha i suoni, gli odori, le parole e le emozioni dell’infanzia che hanno vissuto.

Per qualcuno “la stanza profonda della propria infanzia” è un riparo sicuro e confortevole nel quale trovare rifugio di fronte agli eventi della vita o al quale tornare per cercare coraggio, tenerezza, ma per altri quella stanza, chiusa nel proprio profondo, è un luogo oscuro da non visitare, una camera da tenere bloccata.

Lì dentro, molti uomini tengono compresse emozioni che potrebbero, se elaborate e conosciute, liberati da angosce e paure, compresa quella di diventare padri.

Se invece, nessuno aiuta un uomo a fare questo lavoro su se stesso, molte saranno le motivazioni e le scuse addotte, per non essere padre, anche da chi, comunque, lo è diventato.

Per molti uomini il vincolo del lavoro diventa anche una scusa e una difesa a non voler mettersi in gioco.

Trasformarsi per e con l’arrivo di un figlio…

Trasformarsi per e con l’arrivo di un figlio costa, infatti, molta fatica. Si deve imparare a inventare una nuova immagine di sé, a negoziare il proprio ruolo sociale e professionale.

Insomma, si deve volere cambiare, perché tutto ciò che è associato al cambiamento non avviene in maniera spontanea e automatica.

Un buon modo per far fronte ai cambiamenti impliciti nel proprio ruolo paterno consiste nel saperli affrontare sin dal momento più precoce.

Accompagnare la propria compagna a tutti i controlli durante la gravidanza. Partecipare agli incontri dei corsi di preparazione al parto aperti anche ai padri. Questo significa cominciare ad assumere responsabilità e gioie associate al cambiamento che deriverà dalla nascita del figlio.

Condividere questi momenti con la propria compagna, rinforza la relazione con lei e le fornisce un sostegno concreto che sarà particolarmente utile mettere in gioco dopo la nascita del bambino.

Se un padre si è “allenato” a essere tale, prima della nascita del proprio bambino, sarà certamente più pronto ad affrontare il suo ruolo anche dopo che questa è già avvenuta.

Per molti uomini, è molto difficile mettere in gioco la loro dimensione emotiva nelle relazioni con gli altri, spesso anche con le persone che si amano di più.

Dell’uomo che non deve piangere e chiedere mai, spesso i maschi si trovano totalmente ”disarmati” di fronte alla complessità emotiva che l’esperienza della genitorialità porta con sé.

Mentre le donne sanno cercare aiuto chiedendo ad amiche e alla propria madre consigli, sostegno e appoggio, gli uomini vivono con molto pudore e timore i cambiamenti profondi che segnano il passaggio al ruolo di padre.

E’ fondamentale l’alleanza tra i genitori

Nel ritorno a casa è fondamentale l’alleanza tra i genitori: il ruolo del padre è insostituibile, dà tranquillità e sicurezza alla mamma che può essere ancora stanca a causa del parto recente.

La sua vicinanza aiuta la compagna a meglio tollerare la depressione che colpisce molte mamme e gestire con molta più flessibilità le crisi di pianto del neonato. Infatti quest’ultimo nei primi giorni, ancora non ha imparato a dormire con regolarità e a definire con chiarezza l’alternanza dei ritmi sonno-veglia.

Il clima di maggiore rilassatezza che si respira in una casa in cui il papà è presente nei primi giorni di vita del bambino fa bene a tutti, al piccolo soprattutto che sarà più tranquillo e regolare e che fornirà con la sua tranquillità e serenità conferme e sicurezze ai suoi genitori, spezzando per sempre la catena dell’ansia.

Stare insieme i primi giorni consentono alla coppia di celebrare con tranquillità e serenità il traguardo della genitorialità.

C’è una strana complicità tra madre e padre, un senso di orgoglio e soddisfazione che si fondono insieme. Regolano nuove e indicative dimensioni al senso dell’essere non più coppia, ma famiglia.

La vicinanza del padre, inoltre aiuta la donna a superare con maggior tranquillità e stabilità le tempeste emotive che a volte la travolgono.

Basta un nulla per trovare in lacrime il neo mamma.

Il senso di stanchezza, la paura di non avere latte a sufficienza, la paura di non farcela si sposa con la predisposizione a una malinconia che interessa la donna divenuta madre da pochi giorni.

La presenza calda e rassicurante del papà in casa alleggerisce le fatiche e le emozioni negative sperimentate della mamma.

Occorre che se impari a considerare la paternità un vero e proprio capitale sociale. La società del terzo millennio non solo non può rinunciare, ma bisogna intenderla per garantire alle future generazioni un’esistenza resa forte dalla presenza armoniosa e cooperativa di due genitori consapevoli dei propri limiti e dei propri punti di forza.

Questi sono detentori di una competenza parentale in grado di regalare a ogni figlio radici solide con cui ”attaccarsi” alla vita e un paio d’ali con cui ”esplorare” il mondo alla ricerca della realizzazione di sé.

dott.ssa Nancy Alati

dott.ssa Nancy Alati

Articolo a cura della dott. ssa Ostetrica Nancy Alati

Maria Cristina Condello

Maria Cristina Condello ha conseguito la laurea Magistrale in "Informazione, Editoria e Giornalismo" presso L'Università degli Studi Roma Tre. Nel 2015 ha conseguito il Master di Secondo Livello in "Sviluppo Applicazioni Web, Mobile e Social Media". Dal 2016 è Direttore Responsabile della testata giornalistica ntacalabria.it

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