Tag: Cultura

  • Aforismi di C.G.

    Aforismi di C.G.

    “Ringrazio Dio che nella vita mi ha fatto sempre incontrare tre categorie di persone…..gli astuti…..i buoni…e gli invidiosi…….i primi per aprirmi gli occhi….i secondi per aprire il cuore…..gli invidiosi….per aprire la bocca e ridere di loro”

    ‎”Noi siamo il frutto di cio’ che desideriamo……piu’ l’ambizione lambisce i contorni della nostra vita…….piu’ facilmente si superano i confini del possibile”

    “Non e’ speciale solo chi scrive con la matita della sua anima…..ma anche chi riesce a leggere con la lente del cuore”

  • Sorridi

    Sorridi

    Sorridi

    come in quella foto di qualche tempo fa,

    dove il mio sentire non era altro che vita accesa.

    Accesa da mille voli,

    da incontri severi ma pur sempre veri,

    cornice che avvolge il sorriso impavido di chi

    accoglie ora un vero sentimento.

    L’amore non conosce che sorrisi,

    sorridi sempre,

    accogli tra le braccia del cuore.

    L’amore del resto

    che fa?

    Dona un sorriso a chi non lo ha conosciuto mai,

    abbraccia un dispettoso rancore regalando sorrisi

    come coriandoli scesi dal cielo,

    mille colori dalle mani tenere di bimbo.

    Sorridi

    per essere speciale,

    per vivere la vita nel dono piu’ bello,

    sorridi al mondo

    che regala doni come fosse genio

    di una lampada nuova e scintillante……

    e in quella luce tu,sorridi,

    come fosse l’ultimo sorriso da regalare a me.

  • Di fumo e di niente

    Di fumo e di niente sa il giorno,

    appeso tra rami aridi,

    dove l’unico frutto e’ sentire che esisti.

    Oggi piu’ di ieri,

    malinconie e  pensieri,

    forti librano nell’aria,

    stanchi di farsi strada

    tra la coltre di quel fumo.

    Di fumo e di niente

    e’ il cammino dell’uomo,

    spinto oltre l’infinito da carrozza ormai sfinita.

    Sfinita da croci,

    troppe croci incontrate sulla via,

    troppe ripide e assolate nostalgie.

    Di fumo e di niente sa il giorno,

    quello piu’ triste,

    quello che palpita forte

    di lancinanti dolori al cuore…..

    gli ultimi

    nell’attesa di un nuovo amore.

  • Lettera di una lacrima

    Lettera di una lacrima

    Se una lacrima potesse parlare direbbe ad un bel viso: “Tu mi odi, tu che non mi vuoi, dimmi come faresti senza me… tutte quelle volte che un nodo ti stringe in gola, tutte quelle volte che il cuore sembra scoppiare… solo dopo di me si placa la tempesta nella tua testa. Non è una scelta che tu fai ma un’esigenza naturale… senza me chi ti riscalderebbe il viso… chi ti laverebbe gli iridi… chi ti bagnerebbe di amaro vivere le rughe nate dai giorni stanchi e tristi.

    Come vedi io non ti abbandono mai, vengo a liberare quei vuoti sentimenti, vengo a lavare via quella scia di malinconia. No, non puoi vivere senza me e se un giorno non riuscirai più a piangere e svuotare il peso del cuore… allora si che rimpiangerai davvero tutti quei giorni in cui odiavi quella sensazione che portavo io… la prima lacrima… la prima a scendere giù e che fa strada a tutte quelle che verranno nei percorsi tortuosi della vita… a presto… spero tu possa piangere ancora.

  • Lo splendore della vita

    Lo splendore della vita

    Soltanto oggi,

    un sussulto,

    uno sguardo,

    un ammiccante mistero

    rapisce il senso dei perche’.

    Non passa giorno che non chiedi al cielo,

    non passa ora che non chiedi al cuore.

    Sono i giorni intrappolati nelle assenze

    che dipingono di sole e meraviglia

    l’attesa del nuovo.

    Lo splendore della vita …

    una fermata inaspettata,

    una corsa in salita,

    la mano che affascina

    nella gestualita’ di un saluto.

    E’ e sempre sara’ splendido

    osannare la vita per cio’ che ancora non ci ha dato,

    per quell’amore immaginato,

    il tramonto mai vissuto,

    un pezzo di mare incontaminato.

    E’ e sempre sara’ lo splendore della vita

    ad immortalare l’anima.

  • Nuovo riconoscimento internazionale per la poetessa Gullo

    Nuovo riconoscimento internazionale per la poetessa Gullo

    Nuovo riconoscimento per la poetessa Carmen Gullo che per il secondo anno consecutivo ottiene una menzione d’onore nel  XVIII concorso indetto dall’ A.L.I.A.S. (accademia italo-australiana scrittori).

    Con la poesia “Questo e’ amore” si aggiudica un nuovo premio oltreoceano, con grande soddisfazione della stessa Gullo che afferma di essere orgogliosa che un’accademia cosi di riguardo volga a lei omaggi verso le sue liriche.

    Ora si aspetta il nuovo lavoro, il saggio scritto in collaborazione con Don Giovanni Zampaglione, dal  titolo “L’amore nel cuore” nel quale la stessa poetessa ha investito tutto il suo credo.Un saggio-dice la Gullo-che mette in luce una crescita spirituale e una fede in evoluzione,dove l’amore e’ descritto in senso universale e primordiale,lo stesso amore che nella Bibbia racconta la nascita del mondo…l’amore imponente nella vita di alcuni Santi di infinito amore…l’amore decantato da molti poeti nelle piu’ belle liriche della letturatura italiana ed estera.Un saggio quindi che dopo due raccolte poetiche sull’amore mette il punto sui sentimenti e su cio’ che li ispirano.

    Qui di seguito la poesia che ha vinto la menzione d’onore.

    Questo e’ amore

    Con gli occhi lucidi e un sussulto nel cuore,
    la mente viaggia verso oasi di pace…
    corse nell’infinito senso dei perché,
    gli stessi perché del giorno prima e di tutti quelli che verranno,
    l’amore non gioca, non si traveste, non punge,
    non da schiaffi…. non tradisce, non mente, non persuade.
    Se fosse un colore sarebbe quello della felicità…
    Se fosse un odore sarebbe quello della rosa più bella…..

    Cos’è l’amore?

    È una stretta del cuore…l’anima nuda che accarezza un dolore,
    un viaggio tra i piaceri che porta sole e tepore.
    L’amore è il rispetto che lega ogni uomo……
    Da li nasce tutto il resto.

  • Assopita nei ricordi

    Assopita nei ricordi

    Sbiadiscono i colori in un ricordo perso nel tempo.

    Si smorzano i bagliori nelle luci del giorno.

    Cosi,assopita ,ripercorro il sentiero del cielo,

    lo stesso percorso che porta negli infiniti

    meandri di questo cuore…

    cuore rapito da urlo di bimbo,

    a volte scucito da umili tentazioni,

    a volte stordito da mille allucinazioni.

    Assopita nei ricordi continuo la strada,

    mi rapisce lo sguardo uno stormo di uccelli…

    sembra volessero volar via come volano

    i pensieri in quelle sere d’estate,

    dove il giardino profuma di gelsomino e

    il canto del mare culla la speranza di un vivere amareggiato.

    Spesso,come accade per certi ciottoli di mare,

    la corrente ti trascina e ti trasporta in lidi sconfinati,

    persi tra le rive di oceani lontanissimi.

    Se potessi mi perderei in quei ricordi

    per non tornare a vivere questa cruda realta’.

    Ma non sono io l’artefice del domani…

    e il caso che ci riportera’ a smarrire i sogni

    e a svegliare i sensi di una nuova eternita’.

  • Bagnara (RC), nuovo spettacolo per la compagnia calabrese Carro di Tespi

    Bagnara (RC), nuovo spettacolo per la compagnia calabrese Carro di Tespi

    mercoledì 18 agosto alle 21,30 Bagnara Calabra-Arena Belvedere

    La nuova produzione della compagnia calabrese Carro di Tespi, Raskòlnikov.

    Racconto di un delirio, debutta in prima nazionale, mercoledì 18 agosto alle 21,30 nello spazio dell’Arena Belvedere di Bagnara Calabra. Dal monumentale romanzo Delitto e Castigo di Fëdor Michajlovic Dostoevskij, nasce uno spettacolo teatrale che indaga i meandri più profondi dell’animo umano. L’adattamento di Valerio Strati, attore calabrese, in quest’occasione anche nei panni di regista con Ernesto Orrico, infatti, si nutre dei pensieri, delle angosce e del conflitto interiore del protagonista Raskòlnikov.
    Un ex-studente indigente che si macchia di un duplice omicidio. Quello della vecchia usuraia Aljòna Ivànovna, dalla quale ha impegnato vari oggetti per mantenersi, e di sua sorella Lizavèta.

    La storia si sviluppa in un luogo imprecisato e in un tempo interiore fatto di avvenimenti e di deliri dell’anima che poco hanno a che vedere con un puro avanzamento cronologico degli eventi. Due narratori, che di volta in volta entrano nei ruoli dei personaggi, alimentano il ritmo della messinscena. Le musiche originali raccontano i turbamenti d’animo del protagonista, esprimono i conflitti della vicenda, e nei momenti topici sono usate in contrappunto.

    Al centro c’è un armadio-confessionale che diventa il contraltare del percorso intimo e contrastato che porterà il protagonista a confessare gli omicidi. Raskòlnikov uccide per affermare le sue folli idee: esistono uomini “straordinari”, pochi, capaci di idee e leggi nuove. Porfirij, giudice istruttore che indaga sull’omicidio, è l’autentico interlocutore dialettico del protagonista. Ha un ruolo fondamentale nella vicenda: porta alla luce le contraddizioni interiori dello studente, lo smaschera ma lo lascia libero. Per il giudice, infatti, la pena ha un senso soltanto se riconosciuta e accettata da chi ha compiuto l’omicidio, che riconosce così la colpa, si pente, ed è pronto ad affrontare il giusto castigo. Alla fine dello spettacolo sarà proprio l’intervento del giudice che condurrà Raskòlnikov alla confessione della sua colpa.
    Un’indagine introspettiva e psicologia, quella dell’autore e dei registi, che si sposa sul palcoscenico con una messinscena scarna ed essenziale che trasforma oggetti e personaggi davanti agli occhi degli spettatori.
    Lo spettacolo diventa così un percorso delirante attraverso il lato oscuro dell’umanità, la stratificazione dell’essere e ancora attraverso quel sottile confine fra ragione e follia.

    mercoledì 18 agosto alle 21,30

    Bagnara Calabra-Arena Belvedere

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    La nuova produzione della compagnia calabrese Carro di Tespi, Raskòlnikov. Racconto di un delirio, debutta in prima nazionale, mercoledì 18 agosto alle 21,30 nello spazio dell’Arena Belvedere di Bagnara Calabra. Dal monumentale romanzo Delitto e Castigo di Fëdor Michajlovic Dostoevskij, nasce uno spettacolo teatrale che indaga i meandri più profondi dell’animo umano. L’adattamento di Valerio Strati, attore calabrese, in quest’occasione anche nei panni di regista con Ernesto Orrico, infatti, si nutre dei pensieri, delle angosce e del conflitto interiore del protagonista Raskòlnikov.

    Un ex-studente indigente che si macchia di un duplice omicidio. Quello della vecchia usuraia Aljòna Ivànovna, dalla quale ha impegnato vari oggetti per mantenersi, e di sua sorella Lizavèta. La storia si sviluppa in un luogo imprecisato e in un tempo interiore fatto di avvenimenti e di deliri dell’anima che poco hanno a che vedere con un puro avanzamento cronologico degli eventi. Due narratori, che di volta in volta entrano nei ruoli dei personaggi, alimentano il ritmo della messinscena. Le musiche originali raccontano i turbamenti d’animo del protagonista, esprimono i conflitti della vicenda, e nei momenti topici sono usate in contrappunto.

    Al centro c’è un armadio-confessionale che diventa il contraltare del percorso intimo e contrastato che porterà il protagonista a confessare gli omicidi. Raskòlnikov uccide per affermare le sue folli idee: esistono uomini “straordinari”, pochi, capaci di idee e leggi nuove. Porfirij, giudice istruttore che indaga sull’omicidio, è l’autentico interlocutore dialettico del protagonista. Ha un ruolo fondamentale nella vicenda: porta alla luce le contraddizioni interiori dello studente, lo smaschera ma lo lascia libero. Per il giudice, infatti, la pena ha un senso soltanto se riconosciuta e accettata da chi ha compiuto l’omicidio, che riconosce così la colpa, si pente, ed è pronto ad affrontare il giusto castigo. Alla fine dello spettacolo sarà proprio l’intervento del giudice che condurrà Raskòlnikov alla confessione della sua colpa.

    Un’indagine introspettiva e psicologia, quella dell’autore e dei registi, che si sposa sul palcoscenico con una messinscena scarna ed essenziale che trasforma oggetti e personaggi davanti agli occhi degli spettatori.

    Lo spettacolo diventa così un percorso delirante attraverso il lato oscuro dell’umanità, la stratificazione dell’essere e ancora attraverso quel sottile confine fra ragione e follia.

  • MArteLive: si avvicina la finale del Sud Italia

    MArteLive: si avvicina la finale del Sud Italia

    Grande raduno multi-artistico, più di 100 artisti live in contemporanea, venerdì 27 agosto sul lungomare di Pizzo Calabro

    Cala il sipario sull’evento artistico più innovativo dell’estate. Il 27 agosto a Pizzo Marina si svolgerà il MArteLive-Finale Sud Italia, il primo concorso che offre un’importante vetrina per i giovani artisti emergenti nel panorama nazionale. Sul lungomare della cittadina tirrenica andrà in scena un grande raduno multi-artistico – promosso con il contributo della Provincia di Vibo Valentia, assessorati alla Cultura e al Turismo, ed il patrocinio dell’assessorato alla Cultura della Regione Calabria e del Comune di Pizzo Calabro – risultato della sovrapposizione sinergica di più spettacoli che si svolgono contemporaneamente nella stessa location. Una formula unica in Italia che offre la possibilità a circa 150 artisti diversi di esibirsi in contemporanea vivendo un’esperienza umana assolutamente originale in cui tutti i linguaggi espressivi si fondono tra loro. Tanti sono stati i locali che durante quest’anno, nelle province di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, hanno ospitato le selezioni rigorosamente live contribuendo a ravvivare la vita sociale e culturale dei piccoli centri di provincia grazie a momenti di svago ideali per i giovani.

    Venerdì 27 agosto sul lungomare di Pizzo Calabro sarà allestito un vero e proprio “villaggio multimediale” ad ingresso libero con gazebi e tendostrutture dove si svolgeranno le singole performance live delle sezioni artistiche che compongono il festival: musica, teatro, danza, cinema, videoclip, deejing, veejing, letteratura, arte circense, pittura, fotografia, fumetto, grafica, video arte, moda&riciclo, artigianato, writing. I partecipanti di ciascuna sezione, i quali hanno superato le rispettive selezioni provinciali, si esibiranno contemporaneamente in un’unica serata dalla quale uscirà il nome del vincitore, per ciascuna delle 16 sezioni artistiche, che rappresenterà il nostro Sud alla Finalissima nazionale di settembre a Roma. L’evento offrirà alla Calabria una visibilità di rilievo nazionale grazie al coinvolgimento di diversi artisti provenienti da Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia. La nostra regione è stata scelta come sede della finale per il Sud d’Italia grazie soprattutto al grande numero di artisti iscritti al concorso e all’ottima organizzazione derivata dal lavoro sinergico di più associazioni impegnate sul territorio.

    Il 2010 rappresenta un traguardo importante per MarteLive che festeggia il suo decennale. Fin dagli esordi nel 2001 a Roma, la kermesse ha fatto scuola nel panorama artistico italiano con 350.000 presenze e circa 50.000 artisti coinvolti in 9 anni. La finalità portante del Festival è quella di valorizzare le attività culturali del territorio promuovendole a livello nazionale attraverso circuiti di ampio respiro in un’atmosfera da laboratorio creativo unica in Italia.

    “L’obiettivo principale della “NestorCult”, l’associazione culturale che organizza il MArteLive nella nostra regione, – dichiara il presidente Francesco Rondinelli – è quello di diffondere arte e cultura tra le persone coinvolgendole ed educandole, attraverso il divertimento, ad un consumo culturale di qualità. Non solo spettacolo, quindi, ma anche un rilevante valore sociale che ha consentito di portare l’arte in luoghi “non convenzionali” ponendo le basi di un nuovo mercato e di una rete di distribuzione indipendente per artisti emergenti”.

    Per maggiori informazioni: Ufficio Stampa MArteLive Calabria – Catanzaro

    Domenico Iozzo 339/6566112 diozzo@alice.it

  • Oceano

    Oceano

    Abissi di paura,nuoto in acque torbide.

    Nei tramonti dell’est il sole precipita

    in un oceano lucente,immenso,profondo.

    Lo sguardo si perde e via via che la luce cala il suo sipario,

    qua e la lampi di vita,vento,pioggia,tempesta.

    Esultano gli occhi di colui che si perde nell’oceano.

    Acqua,tanta acqua,

    solo acqua e cielo.

    Cielo che si mescola all’acqua,

    acqua che si mescola al cielo.

    Spettatori di tanta bellezza….i gabbiani.

    Voli rasenti per nutrirsi dell’oceano.

    Voli nel cielo alla ricerca di un lembo di terra,

    dova poggiare ali stanche,

    dove godersi l’alba,

    amata dalle onde ora timide,ora prepotenti.

    Nuoto in acque limpide,

    nel profondo oceano degli occhi tuoi.

  • Torna il scena lo spettacolo “La violenza”  della compagnia calabrese Carro di Tespi

    Torna il scena lo spettacolo “La violenza” della compagnia calabrese Carro di Tespi

    La violenza dal testo di Giuseppe Fava

    Regia e adattamento: Luciano Pensabene

    Attori dal vivo: Maria Marino, Giuseppe Cucco, Valerio Strati

    Attori in videoconferenza: Antonio Ferrante, Renato Nicolini

    Scene e costumi: Carlo Scuderi

    Musiche originali e dal vivo: Mario Lo Cascio

    Foto di scena: Domenico Lofaro

    Service luci e fonica: LM Recording studio

    Organizzazione generale: Valerio Strati

    Produzione: Associazione Culturale “Carro di Tespi”

    Giovedì 12 agosto ore 21 – Giffone (provincia di Reggio Calabria) piazza Gabelle

    Venerdì 27 agosto ore 21 – Benestare (provincia di Reggio Calabria) piazza Ariaporu

    A un anno dal debutto, La Violenza, spettacolo prodotto dalla compagnia calabrese Carro di Tespi, torna in scena per l’estate calabrese. Reduce dalla partecipazione, come unica realtà calabrese ospite, all’undicesima edizione del Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari.

    Due le date in programma nel mese di agosto.

    Giovedì 12 agosto ore 21 in piazza Gabelle a Giffone (provincia di Reggio Calabria) e venerdì 27 agosto ore 21 in piazza Ariaporu. a Benestare (provincia di Reggio Calabria).

    Lo spettacolo, tratto dal testo omonimo di Giuseppe Fava, giornalista siciliano ucciso dalla mafia a Catania nel 1984, parte dall’assassinio di un giovane sindacalista per fare un processo alla mafia rurale e non solo a questa.

    E per arrivare poi a un discorso più ampio sul concetto del male che affligge la nostra terra e che va oltre la mera vicenda processuale. L’allestimento multimediale, affianca a una costruzione drammaturgica che prevede la staticità dell’azione scenica, interrogatorio/imputato, alcuni contributi video con una serie di proiezioni su uno schermo disposto in alto che mantiene i testimoni e gli imputati concentrati nella loro performance. Con gli interventi, ora del procuratore ora dell’avvocato difensore, e un reportage di foto, solo in proiezione che, appunto, sovrasta la scena e gli attori.

    Lo spettacolo offre così allo spettatore l’impressione di una giustizia distante e distaccata che in quegli anni e in quei contesti lasciava spesso a desiderare. L’intervento del video nasce anche dal fatto che una versione del testo di Fava era in forma di sceneggiatura e che nella versione contenuta all’interno del libro I siciliani (Cappelli editore) veniva corredata da indicazioni specifiche quali i movimenti dell’obbiettivo e la proiezione di foto degli omicidi e del sindacalista ucciso in particolare.

    Nello spettacolo rimane forte la contrapposizione tra la figura della madre e gli uccisori del figlio che rimanda alle tante donne e madri della tragedia classica che piangono e imprecano sulla morte dei loro figli in presenza degli oppressori. Donne forti che trovano, nonostante tutto, la forza e il coraggio di andare avanti, di guardare in faccia e puntare il dito contro i loro carnefici, come accade nello spettacolo per Rosalia Alicata. «Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, per dio. Tanto, lo sai come finisce una volta o l’altra: mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa…». Questa frase, pronunciata un giorno da Pippo Fava, ci descrive il personaggio del giovane Rosario e nello stesso tempo analizza il percorso che lo porta alla sua testimonianza e confessione, un percorso in cui il degrado sociale e la miseria la fanno da padroni e lo spingono ad accettare quella orribile proposta.

    Ma Fava ci restituisce anche un personaggio più complesso, psicologicamente turbato, fragile, per vicende che il difensore degli assassini riuscirà a tirargli fuori in un dialogo fittissimo. C’è nell’autore una sorta di pietas nei confronti di questo suo personaggio, è visto anch’egli come una vittima tanto che accetta la commissione per una specie di rivalsa, un tentativo di redimersi e di ribellarsi a quella sua condizione e a quella del padre che odia perché miserabile e povero che, appunto, “non aveva mai fatto nulla per uscire da quella disperazione”.

    L’avvocato Crupi, invece, rappresenta e incarna la figura del puparo, del mandante che sta al di sopra di tutto, un’idea quasi metafisica del male. Il suo modo di esprimersi, di gesticolare, lo rendono persino affascinante nell’atmosfera di mistero che lo avvolge, di quella fascinazione e banalità che lo rendono come estraneo al processo, e ce lo restituisco quale archetipo mitico del grande disegno, di tutti i drammi irrisolti di questa terra.

    Ma la tragedia in Sicilia non è mitica e anche se i nomi sono inventati ne La Violenza di Fava si possono riconoscere uomini e donne che hanno vissuto e pagato a caro prezzo la loro lotta alla mafia per la rivalsa della propria terra. Uomini come Placido Rizzotto, come Pio La Torre, come Giuseppe Impastato, magistrati come Rosario Livatino, Rocco Chinnici, Falcone, Borsellino, gli uomini delle scorte, giornalisti in cerca di verità come Mauro De Mauro, Beppe Alfano e Pippo Fava.

    La mafia è solo un pretesto teatrale, una macchina di scena per raccontare la tragedia delle creature umane nel nostro tempo: la violenza ovunque nel mondo, in tutte le sue forme: la sopraffazione, l’odio, l’ignoranza, la paura, il dolore, la corruzione”.

    Giuseppe Fava

  • Due cuori

    Due cuori

    Il mio cuore e’ rapito,

    ammaliato da un sogno di eterno vivere.

    Il tuo cuore rapisce.

    Sbiadisce nell’oscurita’ dell’anima,

    abbagliato da quel sole creatore di vita.

    Il mio cuore aspetta,

    fiorisce e poi d’un colpo appassisce.

    Il tuo in fretta germoglia e come un fiore

    che piu’ petali non ha riposa gentile nell’attesa di chi ti cogliera’.

    Il mio cuore ti capisce,

    ti cerca,ti consola.

    Il tuo,che piu’ gioia di vita non ha,

    mi giura amore per tutta l’eternita’.

  • La tela di un pittore

    La tela di un pittore

    E’ bianca, e’ tesa,e’ accesa da quell’unico raggio di luce

    penetrato dall’anta  smossa dal vento.

    Aspetta la mano del suo pittore,

    mano ardente di colore,

    mano che muore per un nuovo dolore,

    mano che vibra se disegna l’amore.

    La tela di un pittore ostenta

    poi d’un colpo tutto il suo splendore…

    gioca con i capricci di tratti smorzati qua e la,

    meraviglia con il suo tocco di tanta vanita’.

    La tela di un pittore e’ come una strada in salita,

    una donna impazzita che urla al vento i suoi perche’.

    E’ un davanzale fiorito

    che ti porta a ricordare che quel fiore non e’ ancora appassito.

    La tela di un pittore e’ la vita.

    Ed io la sua matita.

  • Reggio Calabria, presentazione “Corrispondenze dal Sud Italia”

    Reggio Calabria, presentazione “Corrispondenze dal Sud Italia”

    10 agosto – Marina di Gioiosa Jonica (RC)

    11 agosto – Bovalino (RC)

    Esce, per la Città del Sole Edizioni, l’inedito di Mario La Cava, Corrispondenze dal Sud Italia, raccolta di scritti giornalistici che ricoprono l’arco di tempo dal 1953 al 1956. Il volume è stato curato da Gaetano Briguglio, critico letterario scomparso proprio alcuni mesi fa dopo aver completato l’ultimo suo lavoro dedicato all’amico La Cava, ed esce anche grazie alla collaborazione del figlio dello scrittore, Rocco La Cava, che ha messo a disposizione i preziosi documenti del padre. «… anche l’articolo relegato in un recondito giornalino di provincia – dice Briguglio, riferendosi alla vasta produzione dello scrittore bovalinese – può nascondere tra le sue pieghe considerazioni profonde sul mondo che ci circonda e sul tempo che stiamo attraversando». Siamo nel vivo della questione meridionale e La Cava intende «dimostrare all’intero paese che i meridionali non sono soltanto braccia da lavoro, buone per tutti gli usi, in tempo di pace e di guerra, ma anche delle teste pensanti che, se impiegate in modo adeguato, possono contribuire a migliorare le condizioni di vita e di incivilimento non solo delle loro terre, ma anche, come in parte stanno già facendo, dell’intera nazione».

    La Cava è il fine intellettuale che si forma fuori dalla sua regione, intreccia intensi rapporti e amicizie con noti scrittori della sua epoca, ma sceglie di rimanere in Calabria, nella sua piccola Bovalino, dalla quale ogni tanto va via per recarsi nei centri nevralgici della cultura italiana. Era solito dire che l’unico modo di stare al sud è pensare di lasciarlo. Una prospettiva inedita, e obliqua, che consente allo scrittore il doppio punto di vista di chi vive in una terra di fatto povera ed emarginata e di chi può comunque allontanarsi da essa. Il La Cava che emerge da questi scritti è un intellettuale colto che ama citare illustri personaggi storici e grandi artisti del passato, senza perdere di vista lo scopo dei suoi interventi, che è quello di descrivere il panorama culturale nei vari centri del meridione, laddove accosta artisti più o meno famosi ad «onesti funzionari del sapere: direttori di biblioteche, sovrintendenti museali, direttori d’archivio e altri che con l’oscuro e quotidiano lavoro contribuiscono a rendere presentabile la conoscenza del territorio». La Cava ci fornisce una miniera incredibile di informazioni: ogni nome evoca un mondo da scoprire. Rivive in queste pagine la presenza di uno spirito appassionato, semplice e malinconico, una mente saggia che indica la via della conoscenza attraverso innumerevoli esempi di rettitudine morale e professionale. Nella sezione “Divergenze” è stata poi inserita la polemica che lo vide tra il 1945-1946 contrapporsi a Montale sul carattere dei meridionali. Nella nota del curatore vengono svelati i retroscena della querelle.

    In occasione dell’uscita del libro sono previsti due incontri nell’arco della prossima settimana: martedì 10 agosto 2010, alle ore 21.15, presso il lido Blue Dahlia di Marina di Gioiosa Jonica. La serata, organizzata da I Presidi del Libro-Locride in omaggio a Gaetano Briguglio e alla sua ultima fatica, verrà introdotta da Francesco Macrì, presidente de i Presìdi del Libro-Locride e da Franco Arcidiaco, editore de la Città del Sole. Parteciperanno: Matteo Cosenza, direttore de Il Quotidiano della Calabria e Giuseppe Italiano, letterato. L’incontro sarà moderato da Tommaso Labate, de Il Riformista.

    Mercoledì 11 Agosto 2010 alle ore 21,30 al Caffè Letterario “Mario La Cava” presso la Villa Comunale di Bovalino il secondo appuntamento, cui interverranno Cristina Briguglio, docente di Lettere, Annarosa Macrì, giornalista Rai, Pasquino Crupi, critico letterario, e Francesco Tassone, direttore “Quaderni del Sud”.

  • Anche se non dimentico

    Anche se non dimentico

    Ritaglio i giorni,

    attendo orizzonti dai ricami ambrati

    sperando d’esser donna antica

    quando tu verrai.

    Spargo talco per far scivolare via quelle strane sensazioni…

    non mi fido del mio orgoglio,

    sento la menzogna arrampicarsi come edera sul muro di un pianto.

    Spesso accade nei ritorni

    che il mestiere di vivere sia appannato dai ricordi.

    Aspetto…non ho fretta di far riaffiorare le delusioni,

    perche’ tali saranno nuovamente i miei giorni,

    delusi dal tuo chiacchierare invano,

    dal tuo redimermi nei sogni,

    dal baccano delle bugie dette per sbaglio.

    Anche se non dimentico

    ti aspetto,

    perche’ dopo una salita arriva

    sempre inevitabilmente una discesa.

  • Adagio

    Adagio

    Cosi,

    adagio arrivi a capire che son io.

    Non era poesia,

    non era malinconia,

    era il sole,

    era amore…e adagio sposti i pensieri altrove.

    Non e’ per paura che il cuore rallenta i battiti,

    aspetta prima di accellerare

    finche’ la mente non parte  per approdare in quelle isole,

    fin ora troppo lontane.

    Sono qui,

    dammi la mano,

    adagio si certo,

    perche’ se non credi non vedi.

    Appoggia gli occhi sui miei se’….fidati di me.

    Il per sempre non mi appartiene.

    Vorrei farti volare semplicemente adagio,

    ricordarti che la vita e’ breve

    e se non ascolti quell’unico battito rimasto in bilico tra testa e cuore…

    avrai perso un occasione per seminare amore.

    Da quel seme nascono le mie parole,

    adagio,

    il cammino sembra piu’ breve,

    adagio,

    ti accorgi che la vita va gustata

    come un bimbo  gusta il suo zucchero filato…

    adagio,

    riscopri i giorni persi tra le righe di uno spartito .

  • Sempre li ad aspettare

    Sempre li ad aspettare

    Sembra ieri…

    eppure quanto tempo passato,

    bruciato in quel camino acceso.

    Il tempo e’ tiranno

    non duole all’animo se sei qui,

    pervade i sensi quando sento il tuo pensiero su di me.

    Come musica stonata di una canzone mai cantata,

    registro nella mente le immagini di abbracci e baci rubati…

    se non fosse per questo maledetto tempo che impazzito

    porta via le lancette di quell’orologio.

    E alla fine mi ritrovo sempre li ad aspettare,

    in un ritorno,

    in un riepilogo del suono.

    Sai, se fossi in me da quanto tempo avrei gia’ smesso di cercarti,

    di sognarti e immaginarti,

    come fonte di vita,

    linfa di cuore,

    sentore di un male minore.

    Invece eccomi qui,

    su questa umida panchina

    a guardare il mare…e tu ,sempre li ad aspettare.

  • Chiudi la porta

    Chiudi la porta

    Chiudi la porta quando esci e te ne vai…

    chiudila a chiave e non pensare di tornare.

    Com’e triste quell’uomo che  dall’orgoglio si lascia comandare,

    appassisce ogni giorno come il petalo di quella rosa

    che acqua non vuole piu’ bere.

    Chiudi quella porta,sbattila pure quasi a romperla,

    tanto a che serve una porta chiusa!

    Non e’ con l’esser fieri per un cattivo gesto

    che si torna ad amare.

    Non e’ sbattendo una porta in faccia

    che il dolore finisce.

    No…questa vita e’ il riassunto di esperienze vissute prepotentemente.

    Aspetta prima di uscire

    perche’ su certi argomenti non si puo’ ritornare,

    vai,se pensi che e’ giusto andare vai,

     chiudi la porta ma non farti sentire.

    E se ci pensi bene lascia uno spiraglio…anche se,

    non si sa mai che domani quella porta la chiuda io.

  • Le parole

    Le parole

    Sono le parole

    quei giochi di luce dove nasce un colore,

    l’abisso pauroso che  fa annegare.

    Sono aquiloni  che volano alto

    con lacci possenti legati al mio cuore.

    Le parole …

    quel sibilo nel tempo

    che ritaglia un evento,

    un momento,

    un frammento spezzato,

    frastagliato giorno che a tratti conduce,

    a tratti seduce.

    Muto questo vivere,

    muto…

    le parole ora latitano

    perche’ piangono l’assenza di te.

  • Le foglie al vento

    Le foglie al vento

    Non chiedo di capire una foglia cullata dal vento…

    non resiste al lento e dolce movimento ,

    ma si lascia trasportare come una vela sulle onde del mare.

    Sono i pensieri piu’ incerti che ledono il vivere,

    aggrovigliati a matasse di ricordi,

    pungono il cuore agitando quel destino in letargo.

    Capricci del tempo…

    il sole col suo bagliore ondeggia tra i rami

    smossi e accarezzati dal vento.

    Un vento caldo che porta con se segreti e bisbigli del mondo…

    le foglie al vento,

    mi ricordano sempre qualcosa che non c’e’.

  • L’amore

    L’amore

    QUEL SUSSURRARE DI VENTO TRA I CAPELLI,
    AFFACCIATA AL TUO BALCONE…
    LASSU’ LA LUNA A ILLUMINARTI COL SUO BAGLIORE.
    ACCAREZZI CON LA MANO UN FIORE.
    SENTI LA VITA IN QUEL PICCOLO TESORO .
    IL SILENZIO AIUTA IL SENTIMENTO…
    LO FA TREMARE….
    LO FA RIFLETTERE…
    L’AMORE ALEGGIA NELL’ARIA…
    SEMPRE…NON PUOI NON SENTIRE QUELLE FORTI VIBRAZIONI,
    CHE SOLO SOLITUDINE E ABBANDONO DELL’ANIMA,
    COCCOLANO ORA I TUOI RICORDI.
    L’AMORE E’ IL RUMORE NEL SILENZIO DEL MONDO.
    E’ IL RICORDO CHE SCONVOLGE UN PENSIERO.
    E’LA CAREZZA DATA A UN FIORE….CHE NON VIVE DI SOLA ACQUA.
    COME NON SI VIVE DI SOLI RICORDI……
    SI VIVE D’AMORE.

  • Luglio

    Luglio

    Come la serpe che striscia su sassi bollenti

    cosi le fatiche dei miei se’ tornano a strisciare su di te.

    Con la matita ricalco ritratti,

    mi stanco a sentire questa stagione,

    a smarrire questi venti caldi d’africa,

    a ritrovare l’illusione di un’estate persa negli anni.

    Oggi e’ canuto quell’uomo che visse d’amori estivi,

    di fresche serate in riva al mare…

    ancora luglio,

    e strisciano i ricordi come quella serpe tra i sassi roventi.

  • Un nuovo mondo

    Un nuovo mondo

    Spargendo lacrime come petali strappati ai fiori,
    in questo mondo rinchiuso nel dolore di spasmi,di offese,
    di languide bugie.E poi finire in quell’inferno di giorni muti, sordi e sconfitti dalle percussioni di tristi allucinazioni.
    Un soffio,un anelito di vita spunta come un germoglio…
    E’ difficile pensare al mondo come a una giostra di emozioni, che turba il vivere di bimbi,offesi da mano lurida ,da orchi cattivi.
    E’ indescrivibile un mondo dove la vita non e’ piu’ vita ,quando si ferma davanti alle delusioni, dettate da chi uccide innocenti nel nome di un amore malato.
    E’ impossibile immaginare un mondo dove le lacrime si trasformano in petali ,petali di quei fiori che profumano l’aria e nascono sugli asfalti del mondo che vorrei.
    Tutto questo , l’incubo reale del nostro mondo …
    ma si puo’vivere in un sogno …
    un nuovo mondo dentro agli occhi miei.

  • Belvedere MArittimo (CS), Ritrovata anfora del III Secolo

    Belvedere MArittimo (CS), Ritrovata anfora del III Secolo

    Un’anfora risalente al III secondo avanti cristo e’ stata trovata da due sub al largo della costa di Belvedere Marittimo.

    Il reperto, individuato al termine di una battuta di pesca, era nelle vicinanze di uno scoglio. I militari del gruppo subacqueo della finanza, accompagnati dal consulente sub della soprintendenza, Francesco Laratta, si sono immersi ed hanno recuperato il reperto. Il reperto e’ stato poi preso in consegna dalla guardia di finanza e consegnato alla soprintendenza.

  • Geva Emozioni presenta “Insegnami a Volare”

    Geva Emozioni presenta “Insegnami a Volare”

    Dopo 3 anni dalla pubblicazione di “Perché fuggire dalla Calabria”, la passione folle per la sua terra unita alla speranza che qualcosa, nonostante tutto, possa cambiare in questa terra tormentata, hanno ispirato nuovamente la penna di Nicola Giovanni Grillo: lui che tra l’essere penna o matita ha scelto di essere penna!

    Insegnami a volare di Nicola Giovanni GRILLO

    Un racconto che parla della Calabria e della calabresità di oggi, ma anche di quella di ieri; delle persone e dei riferimenti che svaniscono e che non tornano più.

    ISBN: 9788889323441 – € 8,50 – Geva Srl Tel. 06/5127106

  • La notte

    La notte

    La notte ci confonde col suo scorrere…la notte.
    E sbuccia come mela una bugia….al mattino che solo ricordo sia.
    La notte ci interrompe nei disagi che uniscono ansie e timori nascosti…
    potessi smarrire nella notte tutti gli incubi del giorno,quella triste realta’ che non mi fa piu’ sognare,
    quel cielo limpido che d’un colpo comincia a scrosciare.
    Potessi viverla io la mia notte…senza quel sonno maledetto che mi isola dal mondo.
    La notte e’ squarcio di un polveroso sogno,
    un ululare alla luna cio’ che il sole non vuole ascoltare.
    Se ti chiedo ascolto e’ perche’ la notte e’ cosi silenziosa che forse finalmente potremo parlare senza troppe parole.

  • Il volo

    Il volo

    Sporadiche note di un organo antico,
    nel freddo stupirsi ,
    ancora una volta rapito.
    Lieve un cipresso ondeggia le foglie….
    nei nidi passeri assopiti dai primi raggi e tepori.
    E come un volo la mente ritorna a ristorarsi ,
    la dove infieriscono i suoni di giochi,di urla ,
    di bimbi cresciuti a rincorrere i sogni.
    In volo ne afferri uno…
    la sua scia ,come quella di una cometa,
    persiste ancora nei giorni.
    Realizzi un desiderio in quella clessidra del tempo,
    oggi sei tu….quel volo felice.

  • Catanzaro, Presentazione del libro La forza del sorriso

    Catanzaro, Presentazione del libro La forza del sorriso

    Presentazione del volume a cura di Antonio Cantisani La forza del sorriso Edizioni La Rondine 2010

    Mercoledì 14 Luglio, ore 18.30 Chiesa Cattedrale  Catanzaro

    Sarà presentato per la prima volta oggi alle ore 18.30, presso la Chiesa Cattedrale di Catanzaro, il libro “La forza del sorriso” a cura dell’arcivescovo emerito mons. Antonio Cantisani. Il volume, edito da Edizioni la rondine, traccia il profilo biografico di Giovanni Fiorentini, il vescovo romagnolo che più a lungo ha governato in qualità di arcivescovo di Catanzaro e vescovo di Squillace dal 1919 al 1956. L’autore ripercorre il pensiero di mons. Fiorentini, le scelte di fondo che caratterizzarono il suo governo pastorale e la multiforme attività apostolica, così come il suo stile di vita in cui la metodica del lavoro si fondeva con la profonda ricchezza del cuore di fronte ai problemi del tempo.

    La giornata si aprirà con i saluti del sindaco di Catanzaro, Rosario Olivo, del Presidente della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro, e dell’Assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro, Antonio Argirò. Di seguito interverranno: S.E. Mons. Vincenzo Carmine Orofino, Vescovo di Tricarico; Mons. Raffaele Facciolo, Vicario Generale dell’Arcidiocesi; Avv. Umberto Ferrari, Storico; Prof. Alberto Scerbo, Ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università “Magna Grecia” di Catanzaro; Gianluca Lucia, Direttore editoriale “Edizioni la rondine”. Concluderà S.E. Mons. Antonio Ciliberti, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace. L’incontro – al quale prenderà parte anche l’autore del volume, mons. Mons. Antonio Cantisani – sarà moderato dalla dott.ssa Betty Guzzo Crispino. L’attore Pino Michienzi leggerà, inoltre, il testamento spirituale di Mons. Fiorentini insieme ad alcuni suoi pensieri dedicati alla figura di San Vitaliano. Il Maestro Amedeo Lobello curerà l’intermezzo musicale.

    Così mons. Antonio Cantisani, nelle note di copertina, presenta la sua ultima fatica letteraria: “È forte la speranza che sia riuscito ad offrire di mons. Giovanni Fiorentini un profilo biografico sufficientemente completo. Mi sono preoccupato di conoscere il suo pensiero, le scelte di fondo del suo governo pastorale, la sua multiforme attività apostolica, ma anche il suo stile di vita, il suo metodo di lavoro, e, perché no, la ricchezza del suo cuore, cercando di capire in particolar modo come egli si sia posto di fronte ai problemi del suo tempo. E il suo tempo gli chiese scelte non facili, perché egli conobbe il dramma del primo dopoguerra, la dittatura fascista, la tragedia della seconda guerra mondiale, l’ora della ricostruzione, la battaglia per la libertà e la giustizia, la ricerca di nuove vie per una più incisiva evangelizzazione”.

    IL LIBRO

    “Giovanni Fiorentini, il vescovo romagnolo che più a lungo ha governato questa Chiesa, dal 1919 al 1956: quasi 37 anni! Sono trascorsi poco più di 50 anni dal suo sereno transito e perciò tanti a Catanzaro e la gente del Sud, in genere, lo ricordano bene. L’autore si è preoccupato di conoscere il pensiero del vescovo, le scelte di fondo del suo governo pastorale, la sua multiforme attività apostolica, ma anche il suo stile di vita, il suo metodo di lavoro, e, perché no, la ricchezza del suo cuore, cercando di capire in particolar modo come egli si sia posto di fronte ai problemi del suo tempo. E il suo tempo gli chiese scelte non facili, perché egli conobbe il dramma del primo dopoguerra, la dittatura fascista, la tragedia della seconda guerra mondiale, l’ora della ricostruzione, la battaglia per la libertà e la giustizia, la ricerca di nuove vie per una più incisiva evangelizzazione. La biografia di mons. Fiorentini è anche la storia della Chiesa che egli resse mandato dallo Spirito. E così c’è un po’ di tutto, in questo lavoro: storia della Chiesa universale, storia della Chiesa in Calabria e, evidentemente, soprattutto storia di Catanzaro”.

    L’AUTORE Mons. Antonio Cantisani: è arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace (1980-2003). Precedentemente (1971-1976) è stato arcivescovo di Rossano e poi, fino al 1980, arcivescovo di Rossano-Cariati. E’ stato per 20 anni membro del Consiglio Episcopale Permanente della CEI, prima come presidente della Commissione per le Migrazioni e poi, dal 1° gennaio 1995, come presidente della Conferenza Episcopale Calabra. Anche da emerito è stato chiamato a far parte della suddetta Commissione Episcopale. Il suo intenso magistero è contenuto in un’opera in sei volumi dal titolo “Un tempo nel mistero della Chiesa” (Ed. Vivarium, 1987 – 1997 – 2003). Ha pubblicato anche: “Va e… grida. Le prediche del beato Domenico Lentini” (Ed. Vivarium, 1992), “Autobiografia e testamento del Card. Lorenzo Brancati da Lauria” (Ed. Vivarium, 2003), “Un pastore si racconta” (Ed. la rondine, 2004), “Come un fanciullo. Mons. Federico Pezzullo – Vescovo di Policastro” (1890-1979) (Parallelo 38, 2005), “Card. Lorenzo Brancati da Lauria. La Preghiera Cristiana” (Ed. la rondine, 2006), “Vescovi a Catanzaro” (1852 – 1918) (Ed. la rondine, 2008), “La Parola non può fermarsi” (Ed. la rondine, 2009).
    Per la sua ultima pubblicazione, “La Forza del sorriso” (Ed. la rondine, 2010) si è avvalso della collaborazione di: Can. don Antonio Marziale Varano per la revisione del testo e la correzione di bozze, Rossana Fasci per il lavoro redazionale e della dott.ssa Sandra Invidia per le ricerche di archivio.

  • All’improvviso

    All’improvviso

    Inerme sconvolto nel sonno,
    sperduto tra i sogni
    crolli nel vuoto e rialzi il sipario.
    Spettacolo che gia’ fu…
    e ricordi le stelle a smarrire la notte.
    Non c’e’ pace se non e’ amore.
    Non c’e’ dolore se non c’e’ cuore.
    Appassisce ora quel ramo di pesco,
    con la sua lacrima di resina amara…
    come fara’ quel giardino senza il suo fiore,
    come sara’ il giorno senza il suo tepore.
    “Vorrei ma non posso”disse il sole alla luna…
    come una vite nel suo splendore a settembre,
    giardini meravigliosi riappaiono ai tuoi occhi,
    labirinti di felci e poi la luce…..
    all’improvviso.

  • Fidarsi

    Fidarsi

    Fidarsi e’ un raggio di sole…..che puo’ abbagliare,che puo’ scottare.

    Fidarsi e’ il sole d’inverno che illumina fredde cognizioni.

    Fidarsi e’ un momento…si apre il cuore.

    Non e’ una nuvola grigia a tenere lontana la primavera.

    La rondine ritorna al suo vecchio nido fidandosi del tempo clemente.

    Un bimbo inciampa sui passi…cade e si rialza…si fida della mano della sua mamma.

    Il cuore si fida di un battito forte,di una parola nata per caso in uno sterile pomeriggio di breve rappresentazioni.

    A volte fidarsi regala immense emozioni…

    altre fidarsi e’ la fine dei giorni,

    e’ pazienza nata dai timidi sguardi,

    e’ delusione per quell’amore in cui credevi e non c’e’.

    Fidarsi vuol dire”ti offro la mia vita,fai cio’ che vuoi e colorala come un pittore fa con la sua tela”

  • Sogno

    Sogno

    Aria  che lambisce i mille volti dell’amore…

    Sospesa tra cielo e terra l’euforia accorda le note di gioia.

    Sogno d’infinito vivere.

    Ti perdi tra schizzi d’autore e versi di poeta.

    La vita….il sogno che ogni uomo vorrebbe cullare .

  • Il Trionfo d’Amore di Mattia Preti torna alla pubblica fruizione

    Il Trionfo d’Amore di Mattia Preti torna alla pubblica fruizione

    Il dipinto, appartenuto a collezioni private italiane e straniere, rientrato in Italia, passando per il mercato antiquario, è stato affidato in custodia giudiziale alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, in seguito a recenti indagini per il recupero dell’opera condotte dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale dei Nuclei di Torino e Cosenza.

    La tela sarà esposta nella Galleria Nazionale di Cosenza, dove andrà ad aggiungersi al considerevole nucleo di opere del Cavalier Calabrese, già in mostra.

    Nella conferenza stampa, che avrà luogo a Palazzo Arnone mercoledì 14 luglio 2010 alle ore 11.00, Fabio De Chirico, soprintendente BSAE della Calabria, ed i capitani Guido Barbieri, comandante  del Nucleo TPC di Torino, e Raffaele Giovinazzo, comandante del Nucleo TPC di Cosenza, tracceranno le fasi salienti dell’azione che ha reso possibile l’arrivo dell’opera a Cosenza e sarà presentata la manifestazione prevista per giovedì 15 luglio alle ore 19,30 nella GNC, in occasione dell’esposizione al pubblico dell’imponente dipinto. Nel corso della conferenza stampa Giorgio Reda, direttore del Conservatorio di Musica Stanislao Giacomantonio di Cosenza e gli attori Francesca Gariano e Francesco Aiello della Compagnia Libero Teatro illustreranno, rispettivamente, i commenti musicali e recitativi che completeranno la serata.

    La tela, che documenta le forti influenze neovenete nell’attività di Mattia Preti intorno al quinto decennio del Seicento, propone un’eccellente trattazione del tema dell’Amor omnia vincit. La complessa struttura iconografica suggerita dal committente, l’abate Antonio degli Effetti, nobile erudito e collezionista d’arte della Roma barocca, mostra al centro della scena Cupido con occhi bendati mentre incede vittorioso sul carro trionfale, incurante delle conseguenze procurate dai suoi dardi nella circostante moltitudine di coppie sopraffatte dalla passione amorosa, un corteo sconfinato di personaggi biblici, mitologici, epici, di filosofi e letterati che testimonia la resa della ragione e della forza all’ineluttabile potere dell’amore.

    L’opera sarà esposta nell’ala ovest di Palazzo Arnone, in una sala appositamente dedicata, adiacente ai nuovi spazi espositivi che hanno da poco accolto la ricca collezione di dipinti di Banca Carime.

    L’allestimento, in linea con i moderni criteri museali già adottati, asseconda l’esigenza di un’efficace comunicazione e valorizzazione del dipinto, prevedendo quinte sceniche in pvc, pannelli didattici e proiezioni video.

    Ancora un’altra magnifica opera nella GNC ed ottime ragioni per non mancare all’evento di presentazione.

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    fotografie di Attilio Onofrio

  • Un nuovo mondo

    Un nuovo mondo

    Spargendo lacrime come petali strappati ai fiori,
    in questo mondo rinchiuso nel dolore di spasmi,di offese,
    di languide bugie.E poi finire in quell’inferno di giorni muti, sordi e sconfitti dalle percussioni di tristi allucinazioni.
    Un soffio,un anelito di vita spunta come un germoglio…
    E’ difficile pensare al mondo come a una giostra di emozioni, che turba il vivere di bimbi,offesi da mano lurida ,da orchi cattivi.
    E’ indescrivibile un mondo dove la vita non e’ piu’ vita ,quando si ferma davanti alle delusioni, dettate da chi uccide innocenti nel nome di un amore malato.
    E’ impossibile immaginare un mondo dove le lacrime si trasformano in petali ,petali di quei fiori che profumano l’aria e nascono sugli asfalti del mondo che vorrei.
    Tutto questo , l’incubo reale del nostro mondo …
    ma si puo’vivere in un sogno …
    un nuovo mondo dentro agli occhi miei.