Ponte sullo Stretto, 361 prescrizioni vincolanti a Messina

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A Messina, una recente conferenza ha acceso i riflettori sul Ponte sullo Stretto, evidenziando come le 361 prescrizioni vincolanti al progetto mettano a rischio la sua fattibilità e i costi previsti. L’associazione TiTengoStretto è tornata sul caso, organizzando l’incontro a Palazzo Zanca con l’Associazione Invece del Ponte. Durante l’evento, tecnici ed economisti hanno analizzato in dettaglio le criticità emerse, sottolineando la necessità di un’attenta valutazione prima di procedere.

La diffida al CIPESS e i dubbi sulla fattibilità

Il dibattito a Palazzo Zanca ha messo in luce il parere espresso dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLLP) lo scorso 6 agosto e le numerose prescrizioni ad esso correlate. È stata annunciata l’intenzione di inviare una formale diffida al CIPESS, chiedendo la risoluzione puntuale di tutti i rilievi prima della “bollinatura” dell’opera. Si è ribadito che la politica può accelerare i processi burocratici, ma non può sostituirsi agli accertamenti tecnici indispensabili per la fattibilità di un’opera di tale portata.

Le 361 prescrizioni vincolanti e gli aspetti tecnici

L’analisi condotta dal docente di Tecnica delle costruzioni, Mario De Miranda, e dall’economista Guido Signorino ha esaminato gli aspetti ingegneristici, geologici, economici e procedurali del progetto. È emerso che ogni fase di approvazione, dalla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA-VAS) fino al parere del CSLLP, presenta prescrizioni. Complessivamente, sono state individuate 361 prescrizioni vincolanti, a cui si aggiungono 77 raccomandazioni e indicazioni.

Il punto più critico riguarda 166 prescrizioni che richiedono studi, analisi e prove propedeutiche all’avvio della progettazione esecutiva. Il CSLLP ha subordinato il proseguimento dei lavori alla risoluzione di queste prescrizioni, poiché i risultati delle verifiche potrebbero compromettere la fattibilità stessa dell’opera.

Tra i nodi ingegneristici principali sollevati dal professor De Miranda figurano la gestione delle faglie sismiche, il comportamento del territorio durante un sisma, le prove in galleria del vento, i test di tenuta su cavi e fondazioni, la sicurezza dei treni e il transito di navi con altezza superiore a 68 metri rispetto ai 65 metri previsti.

Rischio economico e impatto sociale

Anche il profilo finanziario presenta forti perplessità, come evidenziato dall’economista Guido Signorino. La cifra ufficiale di 13,5 miliardi di euro si riferisce solo al costo stimato per l’opera base. Il soddisfacimento delle 361 prescrizioni vincolanti potrebbe comportare modifiche sostanziali al progetto definitivo, con il rischio di una lievitazione ulteriore dei costi finali. Questo scenario solleva dubbi sulla reale sostenibilità finanziaria dell’infrastruttura e sul potenziale danno economico per l’erario pubblico.

Vincoli urbanistici e tensione tra le comunità

Oltre alle questioni tecniche ed economiche, la situazione attuale genera un significativo impatto sociale e prolunga la tensione tra gli abitanti dei territori coinvolti. Il comitato Titengostretto, presieduto da Rossella Bulsei, ha invitato le comunità a non ignorare le criticità del progetto. È stata sottolineata l’importanza di quantificare sia il danno economico subito dai privati a causa dei vincoli preordinati all’esproprio di terreni e immobili, sia i costi derivanti dal blocco della pianificazione urbanistica delle città interessate.

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Author: FrancescoP