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Il maxiprocesso Rinascita Scott ha rivelato una profonda evoluzione del potere mafioso.
La sua lezione non si limita a numeri e condanne.
Essa evidenzia la capacità di apparire normale della ‘ndrangheta.
Questa organizzazione non ha più bisogno di dichiararsi apertamente.
Agisce per reputazione, riconoscimento sociale e forza di abitudine.
Le intercettazioni mostrano parole ordinarie, come favori e mediazioni.
La ‘ndrangheta come struttura parallela
La ‘ndrangheta è evocata raramente in modo esplicito.
Si rivela nella quotidianità, infiltrandosi in relazioni sociali, economiche e politiche.
Questo è il dato più inquietante, sebbene non nuovo.
L’organizzazione ha sempre esercitato il dominio anche tramite la capacità di intermediazione.
Si presenta come un soggetto capace di risolvere problemi.
Apre porte e orienta decisioni.
Intermediazione e assenza dello Stato
Dove lo Stato è percepito come distante, lento o inefficace, il potere mafioso occupa questi spazi.
Non sempre ordina, spesso media.
Non sempre minaccia, ma concede.
Non impone, ma si rende necessario.
Rinascita Scott ha evidenziato una ‘ndrangheta che, in alcuni territori, somiglia a una struttura amministrativa parallela.
Un governo illegale del territorio
Locali, mandamenti, gerarchie e equilibri territoriali sono elementi di questo sistema.
Non è una semplice organizzazione criminale.
Produce regole, disciplina, protezione e dipendenza.
È una forma di governo illegale del territorio.
Questo rende difficile la traduzione giudiziaria.
Il processo deve trasformare in prova ciò che nella realtà è consuetudine.
La sfida della giustizia
Ciò che si manifesta come linguaggio, reputazione e relazione sociale diventa prova.
La forza della ‘ndrangheta contemporanea risiede nella sua capacità di apparire normale.
Le conversazioni intercettate non mostrano scene da film criminale.
Raccontano di lavoro, famiglie, imprese e candidature.
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