Filosofia dello Stretto Reggio Calabria, unisce, non divide

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“Lo Stretto non è geometrico, è un confine che si fa filosofia: si impara a riconoscersi nell’alterità, non nella simmetria”. Questo è uno dei concetti cardine su cui si fonda “La Sicilia è un sentimento. Viaggio al limite dello Stretto”, il libro di Antonio Spadaro edito dal Touring Club Italiano. L’opera si è perfettamente inserita negli appuntamenti che hanno caratterizzato il secondo giorno de La Biennale dello Stretto, tenutasi ieri al MArRC, dove la filosofia dello stretto Reggio Calabria è stata protagonista.

La Biennale dello Stretto e la “Vista Stretto”

La Biennale dello Stretto ha dedicato un focus significativo alla “Vista Stretto”. Infatti, non si tratta solo di un panorama da ammirare dalla sede dell’evento, ma anche di un dialogo profondo. Il sottosegretario al dicastero Cultura ed Educazione della Santa Sede, Antonio Spadaro, e la giornalista e scrittrice Anna Mallamo hanno intessuto una conversazione su un filo conduttore identitario, strettamente legato al territorio. La moderazione è stata affidata all’architetto Luciano Marabello.

Lo Stretto, dunque, è stato presentato come uno spazio non meramente fisico, ma come un vero e proprio modus vivendi, un tratto di mare che unisce anziché dividere.

Un mare che plasma il pensiero e l’identità

L’autore ha voluto accostare lo Stretto alla percezione, unica eppure condivisa, che attraversa l’animo di chi lo vive quotidianamente. Spadaro ha ribadito l’essenza di questo luogo in più occasioni. “Mentre scrivevo il libro mi sono reso conto che il mio modo di pensare, di vedere la realtà, di giudicare le cose nasce dalla geografia dello Stretto”, ha spiegato. Questa geografia, ha aggiunto, “ci dona lo sguardo complesso di due rive che vivono di reciprocità, in uno scambio dove si vede e si è visti”.

Non è un mare infinito, sebbene ne dia l’impressione, perché ha sempre dinanzi il “volto” dell’altro in una conversazione continua. Riconoscere tutto ciò, ha sottolineato Spadaro, gli ha conferito un importante senso di appartenenza. Per maggiori dettagli su eventi simili, è possibile consultare l’articolo “Biennale dello Stretto a Reggio Calabria per paesaggi urbani“.

Un animale che “digrigna” e un’esperienza dello spirito

Inoltre, ricollegandosi al tema di questa terza edizione della Biennale, Spadaro ha evidenziato la continua mutazione dello specchio d’acqua tra le due regioni. “Non c’è mai un momento uguale all’altro nello Stretto, le correnti s’incrociano”, ha rimarcato. Lo Stretto è come “un animale che ‘digrigna’, si muove in continuazione”. Questo, a suo dire, “dà un senso, un ritmo all’esistenza”.

Anna Mallamo, immergendosi nella tematica, ha definito la vista dello Stretto come qualcosa che “non si definisce mai con un solo punto”, poiché i paradigmi della sua osservazione “cambiano col cambiare stesso dello Stretto e non si consumano mai, non ci consumano mai”. Quindi, è “mitopoietico”, non un confine nel senso restrittivo del termine, bensì “un’esperienza dello spirito”.

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Author: Claudia