Confedilizia Catanzaro, riaprire negozi con 4 idee

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A Catanzaro, Confedilizia ha presentato un piano articolato per affrontare la crisi delle attività commerciali e riaprire i negozi, contrastando il progressivo calo delle imprese. Sandro Scoppa, presidente di Confedilizia Catanzaro e Calabria, ha sottolineato come l’attuale approccio, basato su incentivi economici, non sia sufficiente a risolvere i problemi strutturali che impediscono la ripresa del settore. Invece di finanziare nuove aperture, è fondamentale rimuovere le cause che ostacolano lo sviluppo.

Il calo delle attività commerciali a Catanzaro

Secondo il primo rapporto di Osserva Calabria, l’osservatorio economico e territoriale di Confesercenti Calabria, la provincia di Catanzaro ha registrato una diminuzione del 4,8% nelle imprese commerciali al 31 maggio 2026, rispetto all’anno precedente. Questo dato è superiore alla media regionale del 3,7%, evidenziando una difficoltà più marcata nel territorio catanzarese.

Di fronte a questo scenario, il Comune ha annunciato un investimento di 2 milioni di euro, di cui 600 mila per progetti nel centro storico e 1,4 milioni per le “Imprese di Quartiere”, con contributi fino all’80% delle spese ammissibili. Tuttavia, Scoppa critica questa strategia, sostenendo che trasferisce gran parte del rischio dal privato al contribuente e non garantisce la sostenibilità delle attività una volta esauriti i fondi.

Le quattro proposte di Confedilizia

Confedilizia Catanzaro propone di agire su quattro fronti principali per superare gli ostacoli all’utilizzo dei locali commerciali.

1. Cedolare secca sulle locazioni non abitative: Questa misura, già in discussione per la prossima manovra finanziaria, mira a ridurre il costo fiscale dell’accordo tra proprietario e conduttore. Una tassazione inferiore amplierebbe le possibilità di trovare condizioni convenienti per entrambe le parti, favorendo nuove aperture. Nel 2019 era già prevista al 21% per i nuovi contratti di negozi e botteghe C/1 fino a 600 metri quadrati.

2. Riduzione dell’IMU sugli immobili commerciali: La seconda proposta riguarda una riduzione generalizzata dell’Imposta Municipale Unica sugli immobili commerciali, utilizzando al massimo le facoltà concesse ai Comuni e puntando all’azzeramento dove possibile. Questa misura dovrebbe applicarsi a immobili locati, utilizzati direttamente e sfitti, per evitare di aumentare il prelievo proprio quando il bene torna produttivo.

3. Superamento della rigidità contrattuale: Le locazioni non abitative sono ancora regolate dalla legge n. 392 del 1978, che limita l’autonomia delle parti su durata, rinnovo e recesso. Scoppa propone di ricondurre le locazioni commerciali alle regole generali del Codice civile, consentendo a proprietario e conduttore di stabilire liberamente durata, prezzo e condizioni contrattuali.

4. Liberalizzazione delle destinazioni d’uso: L’ultima proposta mira a semplificare le procedure per cambiare la destinazione d’uso di un immobile. In assenza di ragioni di sicurezza o tutela, un locale che non trova più una funzione commerciale sostenibile dovrebbe poter essere convertito facilmente in abitazione, studio, ufficio o struttura ricettiva. La Calabria è intervenuta sulla materia nel 2026, ma il principio deve essere più netto e meno vincolante.

Queste proposte, come evidenziato da Scoppa, rappresentano una logica opposta a quella seguita finora dall’amministrazione comunale, che ha cercato di favorire l’insediamento di attività commerciali attraverso strumenti amministrativi. Esempi come i temporary store del 2025 o l’accordo territoriale sui canoni commerciali del marzo 2026 hanno mostrato i limiti di un approccio che tenta di guidare dall’alto, anziché rimuovere gli ostacoli che frenano le scelte di proprietari e operatori.

Per rilanciare l’economia locale, è essenziale dare maggiore libertà contrattuale e possibilità di utilizzo della proprietà.

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Author: FrancescoP