“L’Austria decretò: non passa lo straniero” di Virginia Iacopino

“L’Austria decretò: non passa lo straniero” di Virginia Iacopino

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“Il Piave mormorò ma il Brennero tuonò, l’Austria decretò: non passa lo straniero.

Alla fine della prima guerra mondiale l’impero austro-ungarico crollò. L’Austria fu ricondotta più o meno alle dimensioni che aveva nel medioevo. E’ tornata ad essere uno dei più piccoli paesi d’Europa. Sorse la repubblica federale. Nel 1937 si delinearono le sue frontiere per cui l’attuale repubblica austriaca è interamente compresa nella regione alpina, la sua rete stradale è fitta e ben costruita. Le due più importanti possibilità di accesso sono il Brennero e il passo del Tarvisio che costituiscono le rotte principali dell’emigrazione. Su questi valichi l’Austria costruisce gabbie per i profughi ai confini e labirinti di recinzione che chiama legittima gestione dei confini contro gli esuli stanchi che nei millenni sono stati depredati da tutte le potenze mondiali.

Ci crediamo civili ma ancora non abbiamo ben capito cosa evangelicamente significa prossimo che ha bisogno di accoglienza. Prossimo non è giudeo, né gentile, né russo, né americano, né tedesco…né emigrante, né nero né bianco. Prossimo è l’uomo altruista samaritano universale che si cura realmente di ciò che accade ai più deboli coltivando la cultura dell’inclusione. L’esclusione è regressiva non è evoluzione verso una civiltà organizzata per svilupparsi e progredire armoniosamente. La storia dimostra che il nazionalismo ha sempre sfociato in destra xenofoba e l’Italia del nord ha i suoi rappresentanti che, secondo i sondaggi, consolidano la loro posizione politica.

In passato la cultura austriaca aveva saputo accettare e assimilare ogni sorta di influenza esterna: la gaiezza dei celti consapevoli che il sole è, in termini scientifici, la stella del mattino ma, sentimentalmente, significa amore e purezza di spirito; la malinconia degli slavi, l’idealismo dei germani, la filosofia delle genti del sud -i romani- che avevano invaso l’Austria nel quindicesimo a.c. attraverso il valico del Brennero e costruirono un intreccio di strade che collegavano l’Austria a Roma. Il motto dell’impero asburgico era: “che gli altri facciano la guerra, tu, Austria felice, sposati”cioè la loro politica espansiva avveniva attraverso matrimoni principeschi. Le alleanze concluse con le principesse ereditiere di tutta l’Europa ebbero risultati straordinari. Ruppe questa alleanza amore e dote il conte maresciallo Radetzky l’ultimo eroe austriaco del sacro romano impero. Nel 1848 mosse guerra ai piemontesi e rioccupò il regno lombardo-veneto. Sostenne una politica ostile agli italiani.

Per non farsi sfuggire le province italiane non aveva saputo escogitare che la politica dell’impiccagione. E’ questa la nostalgica follia che potrebbe ritornare irresponsabilmente considerando le frontiere del Brennero e del Tarvisio proprietà dell’Austria? Il Brennero, con i suoi 1370 metri di altitudine è il valico più attraversato fin dall’antichità. Si trova al centro vitale della mitteleuropa, costituisce un importante simbolo di civiltà. Ogni anno dall’Austria in Italia passano oltre dieci milioni di mezzi e più di quaranta milioni di tonnellate di merci. Ogni camion fermo per gli insensati controlli causa file chilometriche. Ogni sosta costa circa 60 euro all’ora costo che naturalmente ricadrà sui consumatori con l’aumento dei prezzi dei più disparati prodotti di importazione e di esportazione.

La giusta risposta sarebbe risolvere il dramma degli emigranti, senz’altro riconquisteranno la fede nell’uomo diventato troppo egoista. C’è spazio per tutti e con il loro onesto lavoro si salveranno e, insieme, ci salveremo.
A quei giovani ostinati a ripetere, come vuole la moda, che è giusto costruire barricate contro gli invasori o lasciarli affogare nel mare, voglio ricordare le valigie di cartone, le scarpe rotte, gli indumenti rattoppati degli emigranti che lasciavano il Veneto e il Mezzogiorno. Viaggiavano ammassati in treni e stive maleodoranti per cercare lavoro e tentare la fortuna oltre frontiera. Questa riflessione può giovare a fare il giusto rapporto di somiglianza tra i nostri trascorsi e quello degli emigranti di oggi.

I Tirolesi dicono un no deciso alle barricate di Tarvisio. Hanno un modo di vivere abbastanza originale e pittoresco. C’è un Tirolo profondamente cattolico. Le facciate delle loro case vengono dipinte con Madonne, Angeli, Santi e Crocefissi. Sulle piazze di questi paesi, la domenica, gli uomini vestiti con giacca verde, calzoni corti, fumano la pipa aspettando l’uscita delle donne dalla chiesa e ai villeggianti che si avvicinano per conversare e conoscere dalla loro voce le tradizioni tirolesi, dicono: “guardiamo la montagna dal basso, la chiesa da fuori e l’osteria dal dentro”.

Il Tirolo pagano è quello delle feste folcloristiche più accentuate, dei carnevali le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Ogni cinque anni festeggiano il solstizio coì come facevano i Celti; cacciano i mali vestiti con gli addobbi degli stregoni, si servono di specchi, di piume, di denti di cinghiali e di altri oggetti per scongiurare i capricci della jettatura. Migliaia di villeggianti vengono attratti dal fascino così idealizzato e desiderato dal mito dell’Alto Adige Felix. Con la denuncia shock, con la semplicità del linguaggio e con l’invito alla misericordia divina, cultura dell’inclusione, Papa Francesco, nato da una famiglia di emigranti piemontesi, affascina credenti e non credenti di tutto il  mondo. Ma se il Vaticano Spa, possessore di un patrimonio mondiale, anche agricolo, unico al mondo, mettesse i suoi beni per ospitare gli emigranti e farli lavorare scoppierebbe finalmente la rivoluzione di Cristo comunista con la vittoria dell’ideologia della solidarietà nelle parole e nei fatti”.

di VIRGINIA IACOPINO

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1 Comment

  1. deroer
    Maggio 03, 10:20 #1 deroer

    Sull’Austria sono assolutamente d’accordo con l’Austria stessa. Europa SVEGLIA!