Brancaleone e gli antichi mestieri

Brancaleone e gli antichi mestieri

Brancaleone affonda le sue radici al periodo della Magna Grecia. Non a caso fa parte dei comuni che costituiscono l’area grecanica , culla secolare della minoranza linguistica ellenofona di Calabria. L’attuale Brancaleone marina è una splendida cittadina a vocazione turistica sia per il mare e l’ampia spiaggia che possiede sia per le colline circostanti che spronano il forestiero ad avventurarsi alla scoperta di nuove mete.

Il paese vecchio, nonostante abbia subito attraverso i secoli invasioni, saccheggi, distruzioni, abbandoni ed ingiustizie di ogni genere, è riuscito a riemergere ed appropriarsi di valori umani, culturali ed in parte economici di cui era stata depradato.

I giovani di oggi, forse, non tutti sanno che il comprensorio ricadente tra Capo Bruzzano o Zefirio e Capo Spartivento o Eraiclon era attivo sia per gli uomini di viva intelligenza che lo abitavano sia per le varie attività agricole e artigianali che vi fiorivano. Come sempre bisogna attingere al passato migliore per riprendere energia e slancio, per ispirarsi a nuove imprese, pur adottando nuove tecnologie e mezzi.

Infatti, il gelsomino, il bergamotto, il baco da seta, l’apicoltura, l’agricoltura in genere e le attività artigianali, con particolare riferimento alla pesca, erano stati, per certi versi, gli elementi trainanti che hanno fatto decollare, in un passato non molto lontano, l’economia locale.

Dalle testimonianze di alcuni lavoratori anziani emerge in maniera inconfutabile che la parola “disoccupazione” non trovava assolutamente spazio nel vocabolario della cittadina jonica reggina. Solo per la coltivazione, la raccolta e la lavorazione del gelsomino, mediamente, vi lavoravano, tra uomini e donne, circa duemila unità durante i vari cicli.

Altro che disoccupazione se si pensa che i residenti non arrivassero alla soglia delle quattromila unità nel periodo di massimo splendore della lavorazione del gelsomino. In parole povere, il gelsomino, prima di essere “tagliato” dai proprietari per vari motivi politici e sindacali ha rappresentato per Brancaleone e il suo vasto circondario quello che è stata la FIAT per i piemontesi e i meridionali.

Anche nel settore del bergamotto le cose andavano molto bene. Secondo il parere degli esperti il bergamotto, “loro nero” per antonomasia, ha rappresentato e rappresenta ancora per il comprensorio la struttura portante dell’economia brancaleonese dando possibilità di lavoro e di guadagno a numerosi lavoratori e proprietari terrieri. Tornando ancora indietro nel tempo le altre fonti di guadagno erano l’apicoltura, la bachicoltura, “sbarcata” in Italia per opera di due monaci greci di ritorno dall’India, e la pesca.

Oggi queste figure storiche sono quasi scomparse. Nel settore della pesca sono rimasti solo pochi dilettanti che esercitano questa attività per hobby. I giovani, quasi tutti dediti allo studio, una volta conseguito il titolo emigrano nel Nord Italia in cerca di lavoro. E non hanno tutti i torti visto l’alto tasso di disoccupazione che regna nel meridione.

E i paesi muoiono lentamente poiché le forze giovani se ne vanno. Del passato resta solo un pallido ricordo che sicuramente il tempo cancellerà dalla memoria degli uomini.