Catanzariti (Psi), riflessioni sul No al carbone a Saline del Consiglio Regionale

Catanzariti (Psi), riflessioni sul No al carbone a Saline del Consiglio Regionale

Gianpaolo Catanzariti

Mi ero ripromesso di tacere sino alla preliminare valutazione da parte del Ministero dell’Ambiente sulla vicenda Saline su cui, spesso, ho svolto alcune riflessioni senza temere, come a volte avvenuto, di attirarmi strali o messaggi sinistri da parte di coloro che si definiscono strenui difensori della democrazia parolaia. E l’ho fatto, in passato, denunziando le bufale di Loiero e Co. sulla (e)vocazione turistica, sul bluff del fotovoltaico insomma sulla oggettiva tutela dell’attuale degrado dell’area in questione.

Purtroppo abbiamo potuto verificare, ancora una volta, come la mancanza di adeguata informazione sul territorio in generale induca la stragrande maggioranza dei cittadini a seguire in maniera attonita e confusa il continuo susseguirsi di proclami dei favorevoli da un lato e dei contrari dall’altro. E ciò mentre l’Unione Europea stanzia 1,1 milioni di euro per finanziare due progetti del Politecnico tedesco di Darmstadt in grado di catturare il biossido di carbonio (CO2) riducendone le emissioni quasi a zero.

Il dibattito (si fa per dire) che ha animato la politica locale sulla vicenda Saline è stato alquanto isterico, approssimativo al punto da divenire esilarante. Ed infatti, leggendo, seppure in maniera distratta, le cronache dei giornali abbiamo appreso di un consigliere provinciale reggino che si interrogava in maniera inquieto sul “Come mai l’unica centrale a carbone d’Italia la vogliono costruire a Reggio?” ignorando che in Italia, in realtà, le centrali a carbone siano, allo stato, circa una dozzina. Addirittura un consigliere regionale reggino (dis)informava la popolazione in una tv reggina che in attuazione del protocollo di Kyoto tutte le centrali a carbone del mondo, nei prossimi anni, verranno chiuse per cui Saline sarebbe un controsenso. Se lo avesse detto in Germania lo avrebbero preso a pernacchie!

Insomma stiamo assistendo al ricorrente gioco politico del “chi la spara più grossa”. Ed oggi si comprende perché in maniera unanime si è votato sulla mozione del NO in Consiglio Regionale, senza dibattito alcuno. Ci piacerebbe vedere lo stesso unanimismo nel deliberare la drastica riduzione degli elevatissimi costi per consulenti, esperti e clienti di ogni genere di cui è invaso Palazzo Campanella (si parla di milioni di euro) versati per strutture spesso inutili e ridondanti. Così come al Consiglio Regionale, nella sua interezza, vorremmo chiedere cosa intendono fare affinché l’area di Saline diventi un volano di sviluppo dell’area grecanica.

Bocciare senza pensare ed attuare valide alternative (che non sia la solita aria fritta cui ci stanno abituando i politici che occupano le istituzioni) è un crimine peggiore dell’installazione di 100 ciminiere di fine ‘800!
E’ stata altrettanto inaccettabile l’idea di chi intende attuare la localizzazione di una centrale a carbone nella degradata area di Saline senza coinvolgere in maniera consapevole il territorio; che non è composto dai soli sindaci e che necessità di franchi dibattiti che evidenzino i pro e i contro del progetto.

Oggi ripropongo la mia idea di un anno e mezzo fa, allorquando ho invocato un dibattito pubblico trasparente sul modello legislativo della Commissione Pubblica Nazionale Francese, che si concluda in tempi prestabiliti (un arco temporale da fissare tra sei mesi ed un anno) con lo scopo di garantire una fase di trasparenza e di dialogo in cui tutti i soggetti, sia come singoli, sia come gruppi organizzati, possano essere informati del progetto, garantendo a tutti pari condizione di informazione e di intervento per esprimere un libero e consapevole parere con cui gli enti competenti alla decisione hanno l’obbligo di confrontarsi. Senza assumere posizioni preconcette e dettate dall’emotività come ha fatto il Consiglio Regionale. Il NO alle centrali non può essere superficiale, bensì adeguatamente consapevole e fondato, nell’interesse dei reggini, dei calabresi e del Paese intero.

Ulteriori inganni e beffe ai danni dei calabresi toglierebbero la credibilità (ammesso che ancora ce l’abbia) della classe politica tutta che sembra essere più una classe dominante che classe dirigente.

Avv. Gianpaolo Catanzariti
Socialisti Uniti PSI

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  1. Novembre 19, 18:33 #1 Rinaldo Sorgenti

    Ho letto l’articolo qui sopra e vorrei complimentarmi con l’Avv.to Gianpaolo Catanzariti per le chiare e condivisibili considerazioni che ha sviluppato in merito al Progetto della Centrale a Carbone di Saline.

    Al riguardo, colgo l’occasione di postare qui sotto un mio articolo che spero possa risultare utile per chi conosce poco del Carbone e della situazione energetica in cui versa questo nostro meraviglioso Paese.

    Q U O T E

    “L’avversione al CARBONE nasce solo da cattiva informazione”
    Talvolta si scrive su argomenti di particolare interesse senza conoscerne a fondo i presupposti di merito e questo, invece di contribuire ad una migliore e più approfondita conoscenza dei temi, porta ad ulteriore confusione se non addirittura ad alimentare il pregiudizio.
    Colgo quindi l’occasione per tentare di fare chiarezza su diversi falsi miti e luoghi comuni che da sempre condizionano il confronto tra l’utilizzo del gas o del carbone per la generazione elettrica nel nostro Paese, con alcune riflessioni anche alle fonti cosiddette rinnovabili (FER). Senza un’oggettiva e corretta analisi degli elementi di merito, infatti, si rischia di rimanere ancorati a slogan vecchi e superati, che ancora confondono l’opinione pubblica.

    E’ sorprendente notare che quasi tutti parlino delle emissioni di CO2, magari demonizzando la Centrale di Cerano (BR) perché, essendo l’impianto più grande nel nostro Paese alimentato con questo prezioso combustibile, inevitabilmente emette un maggior quantitativo di anidride carbonica, mentre spesso si discute dell’apparente ritardo dell’Italia rispetto ai vincoli impostici dalla Ue, associando queste emissioni al concetto dell’asserita salvaguardia dell’ambiente.
    Innanzi tutto bisognerebbe sapere e dire a chiare lettere che la CO2 non è di fatto un “inquinante” e non produce alcun effetto nocivo a livello locale. E’ infatti importante non dimenticare che la CO2 è uno dei gas naturalmente presente nell’atmosfera terrestre, seppure presente in una concentrazione particolarmente ridotta, dell’ordine di circa 0,035% (cioè 350 ppm). E’ altresì utile considerare che le emissioni antropiche (cioè tutte le emissioni di CO2 originate dall’attività dell’uomo sul Pianeta) sono stimate essere meno del 4% della concentrazione naturale di questo gas nell’atmosfera. Quindi: 4% dello 0,035% = 0,000014 in assoluto. E’ un gas inodore, incolore, insapore e non è velenoso. Pertanto, circa il 96% di CO2 presente in atmosfera è di origine naturale (oceani, vulcani, suolo, ecc.) e meno del 4% è di origine antropica, dovuta cioè alle diverse attività umane (industria, traffico veicolare, agricoltura, riscaldamento domestico, ecc.).Dopo l’ossigeno è il secondo gas presente in atmosfera più importante per la vita sul pianeta.

    Le vere emissioni inquinanti riguardano invece gli ossidi di zolfo e di azoto, le polveri ed i metalli pesanti il cui impatto, comunque e grazie alle moderne tecnologie, è sostanzialmente e drasticamente ridotto. Infatti, una moderna centrale a carbone ha sostanzialmente lo stesso impatto ambientale di una moderna centrale a gas, a parità di elettricità prodotta e tenuto ovviamente conto delle reali condizioni di esercizio di questi impianti nel nostro Paese.
    Peraltro, quando per esempio si lascia intendere che sarebbe opportuno dismettere impianti fondamentali per il sistema elettrico nazionale per sostituirli con produzione elettrica da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) o “provvisoriamente” a gas metano, evidentemente non si conoscono bene i concetti fondamentali che governano la produzione di elettricità nel Mondo, sia dal punto di vista tecnico che economico, nonché occupazionale, vista l’importanza che ha il poter disporre di abbondante energia a prezzi ragionevoli per poter sostenere la competitività del nostro sistema Paese, sia in ambito locale che nazionale. Nel caso specifico, non riconoscere l’importanza che ha per l’occupazione e l’economia locale la presenza sul territorio di un moderno impianto di generazione elettrica (come sarebbe appunto la Centrale proposta per Saline Joniche), magari asserendo che la Calabria produce più energia di quanta ne consumi (come se ogni Regione dovesse, autarchicamente, produrre in loco solo quello di cui ha normalmente bisogno e nulla più), vuol dire non contestualizzare le situazioni e far finta di non conoscere la realtà del territorio e le difficoltà che da sempre lo hanno caratterizzato, invocandone addirittura un peggioramento.

    La produzione di energia elettrica è un’attività industriale fondamentale per un Paese moderno e sviluppato e tenuto conto che l’elettricità può essere opportunamente trasferita via cavo ovunque la stessa è poi richiesta, è un’opportunità che dovrebbe essere colta in funzione anche delle caratteristiche specifiche di ciascun territorio (per es. la facilità di approvvigionamento via mare e la disponibilità di acqua – dal mare – per il normale raffreddamento degli impianti), tenendo peraltro conto della necessità di favorire lo sviluppo di attività imprenditoriali sinergiche, utili per fornire prospettive di sviluppo e di rilancio occupazionale nelle aree che più ne hanno bisogno.
    Ancora una volta, allora, guardiamo senza pregiudizi fuori dalla nostra finestra e osserviamo cosa avviene nella verde Danimarca a Noordjylland, o in Germania a Niederaussem (Paesi dove le Fonti Rinnovabili hanno avuto un particolare sviluppo), dove è in progetto la realizzazione di nuove e moderne centrali alimentate a carbone; in Germania, peraltro, in un sito che già ospita storici impianti di produzione a carbone per una potenza 4 volte superiore a quella della Centrale di Brindisi Sud, e dove il turismo e l’agricoltura di qualità convivono egregiamente intorno a questi moderni impianti.
    Poi, noi tutti dovremmo domandarci qual è il contributo alla generazione elettrica in Germania, assicurato dagli ingenti investimenti eseguiti nel Solare Fotovoltaico (primi assoluti al Mondo), per scoprire che questo assicura loro solo lo 0,5% dell’elettricità che consumano, mentre il carbone copre il 47% dell’elettricità di cui hanno bisogno! In Danimarca poi (il Paese più ventoso d’Europa), dove troviamo pale eoliche ovunque, anche di fronte alle fredde e desolate spiagge, dove l’eolico contribuisce per il 13% mentre il carbone (tutto d’importazione) copre circa il 50% dell’elettricità prodotta in loco.

    Invece, a causa della fuorviante enfasi che è stata posta sulla questione del “Protocollo di Kyoto” e dei conseguenti eccessivi ed ingiustificati oneri di riduzione delle emissioni di CO2 imposti all’Italia nell’ambito Ue, nonchè della visione parziale sulle sole emissioni “post combustione” di gas e carbone, anziché sul loro “ciclo di vita” globale, si arriva a stravolgere i concetti fondamentali e le ragioni vere e sostanziali che sono a favore dell’uso del carbone per la produzione elettrica ovunque nel Mondo, nonché nei Paesi più ricchi e sviluppati del Pianeta.
    Infatti, quando si parla di GHG “Green House Gases” (gas ad effetto serra) ed in particolare della CO2, si dovrebbe considerare l’insieme delle relative emissioni nell’intero “ciclo di vita” dei diversi combustibili: dal punto di estrazione dai giacimenti – dove avviene la riduzione dagli elementi indesiderati (CO2, zolfo e protossido di azoto) -, alle emissioni durante il trasferimento ai luoghi di destino, ed infine le emissioni in fase di combustione per produrre l’elettricità. Ciò, purtroppo, non avviene e le stesse Direttive IPPC (Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) ed ETS (Emissions Trading Scheme) dimenticano totalmente questi elementi fondamentali, concentrandosi solo sulle emissioni a destino, cioè “post-combustione”. Da qui nasce l’errata convinzione che utilizzando il gas metano si emetta circa la metà di CO2 rispetto all’impiego del carbone, quando invece le relative emissioni sarebbero sostanzialmente analoghe qualora – come dovrebbe essere – si conteggiassero quelle complessive.
    Per queste ragioni, il Protocollo di Kyoto si è rivelato chiaramente uno strumento inadeguato ad affrontare il concetto della riduzione delle emissioni globali dei gas ad effetto serra, tanto più che la sua applicazione continua ad essere marginale e limitata ad una parte dei Paesi (solo Ue!), dove peraltro le tecnologie di impiego dei combustibili sono tra le più avanzate ed efficienti nel mondo. Senza peraltro dimenticare che, per ridurre le emissioni di CO2, non basta agire solo sul settore “produzione energia elettrica”, ma bisognerebbe considerare tutte le altre fonti di rilascio, tra le quali e con contributi rilevanti ci sono certamente anche il riscaldamento degli edifici, i trasporti, le diverse altre attività industriali ed il settore delle costruzioni, nonché l’agricoltura.

    Per concludere, allora, mi soffermo sul doppio concreto vantaggio del carbone rispetto al gas: grazie all’abbondanza di riserve distribuite in Paesi geo-politicamente diversificati e grazie alla relativa economicità del prezzo, il carbone da un contributo fondamentale a tenere bassi i prezzi di generazione elettrica (elemento determinante per molte industrie manifatturiere energivore, quali acciaio, cemento, carta, vetro, metalli vari, ecc.), oltre a liberare ingenti risorse, utili anche alla ricerca sulle fonti rinnovabili. Gli esempio sopracitati di Germania e Danimarca ne sono una concreta evidenza, sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono approfondire l’argomento senza pregiudizi inutili e dannosi.

    Un ultimo accenno anche all’aspetto dei costi di Kyoto, che recentemente diversi giornali riportano come gravoso onere che l’Italia dovrà pagare per l’apparente mancato rispetto dei limiti di emissione di CO2. Al riguardo è importante considerare (e sapere) che ai tedeschi hanno riconosciuto emissioni pro-capite di 14,92 tonn./anno di CO2 contro solo 8,7 tonn./anno a noi italiani! Ma che bravi (a Bruxelles) e di grazia: perché questa discriminazione, se la CO2 NON è dannosa alla salute locale? La risposta è purtroppo semplice e …sconcertante: “Purtroppo, chi ha negoziato per noi a Bruxelles nel 1998 e successivamente con gli ultimi P.N.A. (Piano Nazionale di Allocazione) si è fatto platealmente gabbare e sulla scia di un “falso ambientalismo” si è fatto concedere un volume di emissioni assolutamente penalizzante per l’Italia e per la competitività del nostro sistema Paese, nonostante noi avessimo la più bassa “intensità energetica”, vale a dire produciamo lo stesso bene consumando meno energia dei nostri concorrenti Ue” e le più basse emissioni pro-capite di CO2, secondi solo alla Francia, perché produce il 78% dell’elettricità con il nucleare!

    Quindi la Germania (con circa 81 milioni di abitanti), che emette ogni anno 1.230 milioni di tonnellate di CO2 ed ha il 47% di carbone nel mix energetico, appare già sotto del 2,8% rispetto al “tetto” di emissioni di CO2 loro assegnato (eccedenze di oltre 40 milioni di tonn./anno!), mentre l’Italia (con circa 58 milioni di abitanti), con i propri 520 milioni di tonnellate/anno di CO2 ed il 59% di gas nel mix energetico nazionale, appare in ritardo per circa il 13% rispetto al “tetto” di emissioni di CO2 assegnatoci. Vi sembra che Italia e Germania siano state trattate nello stesso modo? Per non parlare poi della Francia e della Gran Bretagna.
    Nella speranza di aver contribuito a fare un po’ di chiarezza, invito tutti a documentarsi meglio su tutti questi argomenti ed a pretendere maggiore informazione tecnica per poter meglio valutare tutti questi argomenti, così importanti per noi tutti.

    18.11.2010 Rinaldo Sorgenti (*)

    (*) Rinaldo Sorgenti è Vicepresidente di ASSOCARBONI e già
    Vicepresidente della Stazione Sperimentale per i Combustibili.

    U N Q U O T E

    Ringrazio per l’attenzione e Rimango con piacere a disposizione per qualsiasi approfondimento su questi argomenti.

    Cordiali saluti.

    Rinaldo Sorgenti

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