Staiti, Reggio Calabria

Di Lilli Tripodi

Locride, Area Grecanica e Aspromonte sono tre realtà fisiche e culturali che contribuiscono a creare il particolare scenario urbano e paesaggistico di Staiti, uno dei più piccoli comuni della provincia di Reggio Calabria, ma non per questo il meno noto. Il punto di riferimento per raggiungerlo in automobile è il chilometro 64 della SS 106, all’altezza di Brancaleone. Da qui si può imboccare la strada comunale che, attraversando la valle Gulimi, giunge fino a Staiti (500 m s.l.m.), dove è bene scordarsi dell’auto e camminare, su per le stradine del borgo, comunque troppo anguste per le macchine, e godersi a pieno il paesaggio che si può osservare. La particolare composizione urbanistica a gradinata di Staiti, con le case saldamente arroccate alle sinuose forme della Rocca Giambatore, fa sì che da qualsiasi punto si possa agevolmente osservare tutto il panorama ionico e la valle della fiumara Bruzzano. Il vero punto di forza di questo comune è però la chiesa di Santa Maria dei Tridetti, raro esempio di architettura bizantina in Calabria, studiata dall’archeologo Paolo Orsi nel 1913. I resti della Chiesa, che sono già stati oggetto di restauro, si trovano a pochi chilometri dal centro abitato di Staiti, nella località nota con il nome di Badia, ovvero Abbazia, proprio perché in corrispondenza della chiesa si doveva trovare un monastero di frati basiliani, come di norma in molte località montane della nostra regione. La storia di S. Maria dei Tridetti è ancora oggi avvolta nel mistero, ma sembra proprio che la presenza di un edifico di culto nel medesimo luogo risalga al V-VI sec. a.C., quando i locresi, per glorificare il dio Nettuno che li avrebbe salvati da una tempesta, edificarono un tempio in suo onore. Molto probabilmente lo stesso tempio divenne possesso dei monaci basiliani giunti lì intorno al VII-VIII sec., che lo trasformarono in una chiesa greca in onore della Madonna del Tridente. La parte di edificio rimasta in piedi fino ai giorni nostri mostra chiari tratti formali di provenienza greca, araba e bizantina, ravvisabili, rispettivamente, nell’orientamento della facciata e nelle due porte della navate laterali destinate all’ingresso dei fedeli distinti per sesso, nella forma acuta degli archi e, infine, nella decorazione in laterizi. Il centro abitato di Staiti conserva tutt’ora la soave calma e il silenzio confacenti agli antichi eremi, tranne che durante l’estate, quando le abitazioni tornano a essere quotidianamente abitate e i figli di questo piccolo borgo si ritrovano per la festa di S. Anna (dal 24 al 26 luglio), patrona di Staiti. La festa, che in passato era anche un importante momento della vita sociale per tutti gli abitanti dei dintorni, si apre con la fiera; l’evento religioso è costantemente accompagnato dal suono della banda di Staiti, operante ormai da quasi un secolo. Un altro evento estivo che porta a Staiti numerosi visitatori è la storica sagra dei Maccarruni e carni i capra, che si svolge ogni anno la seconda domenica di agosto. Staiti è anche parte di un itinerario naturalistico tra i vecchi sentieri e mulattiere; un percorso ad anello che sale fino ai confini del Parco dell’Aspromonte, giunge all’antico monastero della Madonna dell’Alica (nel comune di Palizzi), quindi a Pietrapennata e conduce nuovamente al punto di partenza. L’iniziativa promossa dal presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte e dal sindaco di Staiti Vincenzo Ielo di ospitare nei locali dell’ex carcere il museo delle icone dei santi italo-greci, conferirà a questo comune maggiore rilevanza nell’ambito del Parco. La scelta comunque non è casuale, poiché si inserisce all’interno di un progetto più ampio che riguarda la costituzione di un viaggio lungo i luoghi di culto bizantino dell’Aspromonte e Staiti, sede di un’opera di culto bizantino senza riscontri in Calabria, non può che essere giusto l’inizio di un così spettacolare e interessante percorso culturale.

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