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Reggina, l’Arena si veste di amaranto: che notte

Reggina: Arena dello Stretto - Foto Reggina 1914

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Ieri sera, Reggio ha abbracciato la sua Reggina. Arena dello Stretto gremita in ogni ordine di posto, cuore pulsante e voglia di tornare grande. Non una semplice presentazione, ma una dichiarazione d’amore. Sul palco, Santo Palumbo e Gennaro Calabrese, la musica di Raffaello con l’inno diventato da lui composto, diventato famoso ed icona amaranto “Vai Reggina”, e poi loro: tutta la rosa di mister Marchionni, e il suo staff, con in testa lo storico fott. Pasquale Favasuli, chiamati davanti alla città.

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Il tecnico di Monterotondo, scelto per quel suo spirito da guerriero, riferendosi ai suoi ragazzi ha detto:

“È un gruppo che mi rispecchia, vuole lavorare, si rispetta. Anche chi non gioca fa il tifo per il compagno. È da lì che parte una stagione”.

Poi, a prendersi la scena, è stato il patron Claudio Lotito. Tra battute, sorrisi e il suo inconfondibile stile, Lotito, ha così esordito: “Ringraziate il sindaco se sono qui…Io e lui siamo persone del fare…Noi vogliamo persone che hanno voglia di fare, iosono un combattente fino alla fine…Con Lotito risultato garantito: questo è lo slogan che mi accompagna da sempre”.

E ancora, rivolgendosi ai calciatori: “Guardate questo scenario…Avete la responsabilità di portare questa città nel calcio che conta. Dovete ridare il sorriso a questa gente”.

Niente fronzoli. Solo orgoglio, appartenenza e determinazione: “La società, ha ricordato, fa la sua parte, ora tocca a voi. Portate un impermeabile, estate e inverno, per farvi scivolare addosso le maldicenze”.

E poi gli annunci che hanno fatto esplodere l’Arena: “Arriveranno altri quattro colpi importanti – un portiere, un difensore, un centrocampista e un attaccante…E una promessa alla città: “Manderemo in diretta tutte le partite, anche quelle del settore giovanile”.

L’obiettivo è uno solo, chiaro, scolpito nel cielo amaranto di ieri sera: “lasciarsi alle spalle la Serie D e restituire a Reggio il palcoscenico che la sua storia merita”.

La Reggina è la cura, non la malattia. E la cura è ricominciata ieri, sotto le stelle dell’Arena.

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