Mariana Balzano e la Madonna di Polsi attraverso l’obiettivo

Mariana Balzano

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SAN LUCA – Si è conclusa da qualche giorno la festa della Madonna del Santuario di Polsi, appuntamento che ogni anno richiama migliaia di fedeli e visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Per giorni l’Aspromonte è tornato a essere teatro di pellegrinaggi, preghiere, incontri e gesti di devozione che si tramandano da generazioni. Tra i volti e i momenti di questa intensa partecipazione c’è anche lo sguardo della fotografa Mariana Balzano, cittadina di Bianco, che ha scelto di raccontare Polsi attraverso le immagini, soffermandosi non soltanto sui momenti ufficiali della festa, ma soprattutto sulle persone, sui loro gesti e sulle emozioni che accompagnano il cammino verso il Santuario. «Le fotografie catturano quella sospensione del tempo che a Polsi è quasi tangibile: il passo lento dei pellegrini, il vento che muove le foglie come un rosario naturale, la luce che filtra tra le montagne come se fosse un segno. Le parole possono descriverlo, ma l’immagine lo fa percepire», racconta Balzano. Per la fotografa, Polsi rappresenta un luogo nel quale la fede smette di essere un concetto astratto e diventa gesto concreto, movimento, espressione del corpo. «A Polsi la fede non è un concetto: è un gesto. Una mano che sfiora una statua, un volto che si illumina davanti al Santuario, un’anziana che sale la strada con la fotografia di un figlio in tasca. La fotografia rivela la fede come corpo, come movimento, come pelle». E sullo sfondo c’è l’Aspromonte, che nelle sue immagini assume un ruolo tutt’altro che marginale. «La montagna che protegge l’Aspromonte non è solo scenario: è presenza.

Nelle immagini appare come un gigante che custodisce, che avvolge, che difende. Le parole possono dire “maestosa”, ma la fotografia mostra come quella maestosità diventa intimità». Quello che Balzano ha cercato di fermare con il suo obiettivo è soprattutto la verità del pellegrinaggio: il cammino, la fatica, gli incontri casuali e la dimensione collettiva della devozione. «In questi giorni c’era una verità del cammino. Le carovane, i piedi stanchi, le soste improvvisate, gli sguardi che si incrociano tra sconosciuti: la fotografia racconta la verità del pellegrinaggio, quella che non ha bisogno di spiegazioni. È un andare che diventa identità». «Nelle immagini si vede come San Luca diventa un punto di incontro: generazioni diverse, storie diverse, vite che si sfiorano. La fotografia mostra ciò che le parole spesso non riescono a rendere: la bellezza dell’appartenenza». «Ci sono volti che parlano più delle parole. Ci sono gli occhi dei pellegrini, lucidi come acqua di sorgente. Non guardano te, non guardano l’obiettivo: guardano un punto che sta più in alto, più lontano, più dentro». Dietro quegli sguardi, spiega Balzano, si possono leggere storie personali che la fotografia riesce soltanto a suggerire. «In quegli occhi c’è la promessa di un ritorno, la memoria di un dolore, la gratitudine per un miracolo che forse non si può raccontare». Poi ci sono le mani. Mani che stringono oggetti, ricordi e simboli della fede.

«Ci sono le mani che pregano, consumate dal lavoro e dalla vita. Mani che stringono rosari, fotografie, fazzoletti. Mani che tremano mentre sfiorano la statua della Madonna, come se quel gesto fosse un ponte tra ciò che è stato e ciò che ancora deve accadere». Un racconto per immagini fatto di particolari, rughe, sorrisi e lacrime. «Ci sono i volti segnati dalla devozione, scolpiti dal sole e dalla fatica. Volti che non cercano la bellezza: cercano la pace. E tu li fotografi così, senza chiedere nulla, perché sai che ogni ruga è una storia, ogni sorriso è una vittoria, ogni lacrima è una preghiera». Il momento più intenso arriva quando la folla sembra quasi fermarsi davanti alla Madonna. «Poi arriva il momento in cui la folla si apre. Un silenzio improvviso, quasi sacro, scende come una carezza. Ognuno arriva davanti a Lei con qualcosa da lasciare e qualcosa da chiedere. Tu osservi, ascolti, scatti».

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Author: Ntacalabria Redazione J