C’è la Calabria tra le terre più ricche del mondo

C’è la Calabria tra le terre più ricche del mondo

di FRANCESCO MARRAPODI

C’è la Calabria, quella Regione povera che tutti sappiamo; e c’è la Calabria, quella che ci ostiniamo a non voler conoscere: una terra d’immensa ricchezza. Mi sto riferendo – è piuttosto ovvio – a quella ricchezza più pregiata dell’oro fino, più preziosa del rodio e del palladio, dell’iridio o del diamante più costoso. È la Calabria dell’oro bianco, o meglio dell’oro trasparente; una risorsa che se sfruttata potrebbe arrivare a rappresentare la nostra fortuna. Sto parlando dell’acqua. L’acqua, che durante l’anno (soprattutto nel periodo autunno-inverno) dalle montagne va sfortunatamente ad ingrassare il mare. L’acqua, indispensabile fonte di vita e quindi di ricchezza.

L’acqua, come quella del giacimento nel sottosuolo tra Caraffa e Sant’Agata del Bianco, dove c’è un lago sotterraneo inestimabile, capace (a detta degli esperti che ne hanno effettuato gli studi) di soddisfare l’intera Sicilia. Eppure (paradosso dei paradossi) questa fetta di terra paga a caro prezzo le deficienze di chi la rappresenta. Ciò non è accettabile! È ora di darsi da fare, di tentare qualcosa. Non è accettabile che, specie durante d’estate, l’acqua venga razionata e ridotta al minimo indispensabile, mentre le nostre riserve (non sfruttate) potrebbero sopperire al fabbisogno di quasi mezza Africa. E comunque è sempre acqua destinata a perdersi in mare, mente i cittadini sono costretti a comprarla a società estere pagandola al quasi prezzo della benzina. Ci sarebbe bisogno di dighe, di sfruttare al massimo i summenzionati giacimenti.

La nostra terra, oltre alle bellezze del mare, delle montagne, della natura in generale, possiede un microclima che favorisce la produzione di determinate colture. Le produzioni del bergamotto, ad esempio, del limone, del melograno (prodotti utilizzati nella creazione di terapie contro i malanni del secolo), sono infatti favorite dal nostro clima, ma hanno bisogno di impianti di irrigazione che i Comuni non possono permettersi. Di questo potrebbe occuparsi Il Consorzio di Bonifica, ma, non ricevendo fondi a sufficienza dalla Comunità Europea, non può farci nulla. A causa di ciò, là fuori, le nostre campagne, le nostre terre, riversano nella più drammatica delle depressioni. Sarebbe quindi necessaria la soluzione dei suddetti quesiti, di modo che la nostra Regione, soprattutto la parte della fascia ionico reggina, sfruttasse al meglio l’agricoltura che potrebbe arrivare a diventare la principale risorsa economica del posto.