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In seguito alla recente scomparsa di Denise, figlia di Lea Garofalo, De Masi ha ribadito l’importanza di considerare i testimoni di giustizia una vera e propria risorsa della Repubblica. La riflessione emerge in un momento di profonda commozione, sottolineando la necessità di un maggiore supporto e riconoscimento per coloro che scelgono di collaborare con la giustizia. De Masi stesso, insieme alla sua famiglia, vive sotto scorta dal 2013, con un presidio dell’Esercito a protezione della sua impresa, a seguito delle sue denunce contro la ‘ndrangheta.
Il sacrificio di Lea e Denise Garofalo
La storia di Lea Garofalo, una giovane donna calabrese, rappresenta un esempio emblematico di coraggio e sacrificio. Lea viveva in un contesto dominato dal potere criminale, dove denaro, relazioni e protezione erano offerti da quel mondo oscuro. Era la compagna di un uomo legato a quella realtà e madre di una bambina, Denise. A un certo punto, Lea si trovò di fronte a una scelta cruciale: da un lato la sicurezza materiale offerta dal sistema criminale, dall’altro la dignità e la libertà.
Questa seconda strada, tuttavia, comportava un prezzo altissimo: rompere con il passato, denunciare, vivere sotto protezione, perdere relazioni e radici, esponendosi a una vendetta mortale. Lea scelse la dignità, il bene più prezioso da lasciare a sua figlia, e per questa scelta fu brutalmente uccisa.
La scelta di libertà di Denise
Anche Denise, una volta adulta, ha compiuto una scelta di grande significato, schierandosi dalla parte della madre. Le sue parole, con cui rivendicò la propria condizione di testimone di giustizia e la decisione di opporsi al padre, sono state un atto di libertà interiore. Madre e figlia, in momenti diversi della loro vita, hanno percorso la stessa strada, quella della giustizia e della libertà. Questa storia, secondo De Masi, dovrebbe far riflettere tutti.
Infatti, dopo la sua scelta, Denise ha dovuto vivere protetta, nascondere la sua identità, allontanarsi dalle sue radici e ricostruire una vita portando dentro una ferita profonda. La sua morte solleva interrogativi su quanto la società sia stata in grado di offrire a persone come lei.
Un appello alle Istituzioni per i testimoni di giustizia
De Masi rivolge un accorato appello alle Istituzioni, chiedendo che i testimoni di giustizia non siano considerati semplici “oggetti da proteggere”, ma esseri umani con una vita, una famiglia e dei figli. Dietro ogni pratica burocratica, esistono persone reali. Spesso, i figli di questi testimoni sono ragazzi e ragazze che, pur non avendo fatto alcuna scelta diretta, subiscono per anni le conseguenze sulla loro normalità. De Masi conosce bene questa realtà, non per sovrapporre la sua storia a quella di Lea e Denise, ma perché ha vissuto in prima persona quel bivio cruciale.
Per questo motivo, chiede che i testimoni di giustizia siano una risorsa fondamentale per la Repubblica, un punto di riferimento per la legalità e la giustizia.
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