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Tarantelle Calabresi

 
 
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Nell’effettuare un breve viaggio intorno agli strumenti popolari calabresi, ci siamo imbattuti nell’organetto, strumento dal grande fascino e, purtroppo, in via di estinzione.
Ciò che ci premeva sottolineare nell’incontro con Enzo Ruffolo, valido suonatore di Belmonte Calabro (CS), era come le nuove generazioni portano avanti il discorso delle tradizioni in generale e della musica in particolare. Volevamo ascoltare qualcosa con l’organetto, avere notizie sull’uso di questo strumento nella musica popolare da un giovane che ha suonato molto, sia da solo che insieme ad altri, e in svariati paesi e frazioni.
Riguardo alle origini, l’organetto ha sostituito la zampogna. All’inizio veniva suonato proprio come la zampogna, la quale aveva il suono fisso. Questo suono veniva replicato sull’organetto tenendo pigiato il pulsante superiore dei bassi ed eseguendo il tratteggio dell’accompagnamento col pulsante inferiore. Con questo sistema si suonano tarantelle molto antiche specialmente nella provincia di Cosenza e di Catanzaro; nel reggino invece c’è un uso più sfrenato dello strumento che va verso la scherma, la ribellione.
Alla nostra domanda, semplice e a bruciapelo: “ Che differenza c’è, da un punto di vista dell’esecuzione, tra l’organetto e la fisarmonica...? “ Enzo Ruffolo risponde “....La differenza riguarda il gioco di mantice. Nella fisarmonica, pigiando lo stesso pulsante, nei bassi e nel gruppo delle note soliste, si emette la stessa nota sia all’apertura che alla chiusura del mantice, invece nell’organetto questo non succede : all’apertura dà una nota, alla chiusura ne dà un’altra, proprio come l’armonica a bocca......”.
Da questa affermazione emerge, dunque, che utilizzando aperture brevi nel gioco di mantice, l’organetto può considerarsi uno strumento ritmico e proprio perché strumento ritmico esso all’origine si abbinava con dei sonagli, con delle campane vecchie, strumenti percussivi molto semplici; poi si è passati al tamburello, che incominciava ad avere una sonorità più completa come percussione. Comunque l’organetto suona assieme alla zampogna, alla chitarra battente, al tamburello o addirittura da solo.
I pochi suonatori di organetto tengono questo strumento “conservato” in casa molto gelosamente e lo prendono solo in qualche occasione particolare.
L’organetto fu soppiantato dalla fisarmonica in modo implacabile però, dove sopravvive, ha ancora il suo fascino, con i suoi giri armonici che catturano: i carillons che si vanno a creare in ogni tarantella variano man mano che si balla, specialmente nelle tarantelle della provincia di Cosenza, dove le tarantelle sono più lente rispetto al reggino e per questo motivo durano più a lungo; quindi c’è più opportunità di inserire una improvvisazione, di allungare ulteriormente per dare la possibilità a tutti di ballare a turno.
La regola vuole che ci sia un maestro di ballo e che, si presuppone, conosca bene tutti in modo da creare anche accoppiamenti imbarazzaanti dando la parvenza della casualità; è insomma il “ guappo “ o “ spìerto “ della situazione. Vincenzo Ruffolo esegue delle belle tarantelle indicando anche il luogo dove queste vengono tutt’ora suonate : Falconara Albanese, Fiumefreddo Bruzio, Pizzo Calabro....ecc.
Ad un’altra domanda“ Perché suoni l’organetto...? “ Enzo Ruffolo risponde con convinzione ” .......è una questione di guardarsi da dove si è venuti. Noi veniamo dalla terra; il novanta per cento dei nostri genitori viene dalla terra anche se dopo ha abitato le città. Però anche oggi siamo rimasti in contatto con il mondo contadino specialmente attraverso le usanze. Io con l’organetto eseguo anche altri generi, ma parto sempre dalla mia musica popolare per capire appunto da dove veniamo e sapere quindi dove andare.....suono l’organtto perché lo suonava mio nonno.....”.
In questo incontro non ha potuto mostrarci il meglio e di questo se ne rammarica: possedeva, infatti, un organetto molto antico, di fattura artigianale, ma glielo hanno rubato qualche tempo addietro. Pazienza! Speriamo almeno che il ladruncolo l’abbia fatto unicamente per un’incontrollabile passione per gli strumenti antichi e non per il solito ritorno economico.

Carlo Grillo
(Presidente Ass. Cult. “Calabria Logos” per la riscoperta
e la rivalutazione delle tradizioni popolari calabresi)

 
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