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Hanno il sorriso dei bambini, ma nei piedi hanno la storia di un popolo.
Si chiamano Sonu a Ballu e sono una delle realtà più belle e emozionanti della nostra comunità all’estero.
Un gruppo di tarantella calabrese nato in Liechtenstein, guidato con passione da Antonella e dal mastro di ballo Pietro. Non sono professionisti. Sono bambini e ragazzi, figli e nipoti di emigrati calabresi in Svizzera. Sono il nostro futuro.
Per loro non è un lavoro, è un amore. Un hobby che è diventato identità.
Una volta a settimana, dopo la scuola, lasciano i videogiochi e si ritrovano per provare. Per imparare un passo, per tenere il ritmo del tamburello, per non dimenticare da dove vengono i loro genitori e i loro nonni.
E quando ballano, la Calabria si accende anche a migliaia di chilometri di distanza.
Attraverso la danza tengono vive le origini, le radici, la cultura. Quella cultura che non si studia sui libri, ma si tramanda girando in cerchio, mano nella mano, a suon di musica popolare.
Il loro impegno non è passato inosservato. Lo scorso 19 settembre sono stati ospiti dell’evento de Gli Ole Amici, portando sul palco tutta la loro energia e raccogliendo applausi e sorrisi.
Ma non solo: i Sonu a Ballu sono ormai richiestissimi nelle feste delle associazioni italiane e nelle grandi manifestazioni svizzere dedicate alle culture internazionali, dove rappresentano con orgoglio la Calabria e il Sud Italia.
Vederli ballare è una gioia. Vedi negli occhi dei più piccoli l’orgoglio di sentirsi calabresi, anche se sono nati qui. Vedi nei genitori l’emozione di chi è partito tanti anni fa e rivede, nei propri figli, la stessa tarantella che si ballava nelle aie di paese.
Sono piccoli, ma stanno facendo una cosa grande: custodiscono il nostro patrimonio più prezioso.
Perché le radici non sono solo di chi è rimasto. Sono soprattutto di chi, pur vivendo lontano, ha scelto di non dimenticarle.
Bravi Sonu a Ballu. Continuate così. Siete il battito più bello della Calabria fuori dalla Calabria.
Articolo di Giusy Zirilli
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