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Don Giovanni Giudice, sacerdote, insegnante e intellettuale, è stato una figura centrale per la cultura arbëreshe crotonese. La sua vita, terminata nel 2024 all’età di 87 anni, è stata un esempio di dedizione alla fede, alla lingua e alla memoria dell’Arbëria. In particolare, il suo impegno ha contribuito significativamente alla salvaguardia della cultura arbëreshe a Crotone e nelle comunità limitrofe.
L’eredità di un custode della lingua arbëreshe
Don Giovanni Giudice è stato definito “l’ultimo dei gangaliani”, in riferimento a Giuseppe Gangale, linguista e studioso del ‘900. Giudice ha raccolto questa eredità, dedicando gran parte della sua esistenza alla tutela dell’arbëresh parlato a San Nicola dell’Alto, Pallagorio e Carfizzi. Il Fondo Giuseppe Gangale presso l’Università della Calabria rappresenta oggi un punto di riferimento fondamentale per la ricerca su questa lingua minoritaria.
Fede e identità a San Nicola dell’alto
Il ministero sacerdotale di Don Giovanni Giudice si è svolto prevalentemente a San Nicola dell’Alto (Shën Kolli). Qui, egli ha saputo intrecciare in modo profondo fede, lingua e identità. La sua azione si colloca in un periodo storico significativo per le comunità arbëreshe. Già nel 1968, monsignor Giovanni Stamati, vescovo dell’Eparchia di Lungro, aveva sancito l’adozione della lingua arbëreshe nella Divina Liturgia, un passo cruciale per il riconoscimento dell’albanese nella vita liturgica delle comunità di rito bizantino.
A San Nicola dell’Alto, pur essendo una comunità di rito latino, Don Giovanni ha introdotto preghiere e canti arbëreshë durante la Messa. Ha recuperato componimenti religiosi di Giulio Variboba, poeta del ‘700, e li ha fatti reinterpretare musicalmente dal cantore arbëresh Peppini Siciliani.
L’impegno oltre i confini parrocchiali
L’opera di Don Giovanni Giudice non si è limitata alla sua parrocchia. Durante gli anni di insegnamento di Filosofia e Storia al Liceo Classico Pitagora di Crotone, è stato tra i primi a introdurre corsi di lingua arbëreshe in città. In questo modo, ha portato l’arbëresh tra i banchi di scuola, insegnando non solo la lingua ma anche i canti tradizionali. Questa iniziativa ha permesso anche agli studenti non arbëresh di conoscere e apprezzare questa cultura, promuovendo un dialogo costruttivo tra le diverse comunità.
In un’epoca in cui le lingue minoritarie ricevevano meno attenzione rispetto ad oggi, Don Giovanni aveva già compreso l’importanza di far conoscere l’arbëresh al di fuori dei paesi d’origine, rendendolo un patrimonio culturale condiviso.
Ricerca linguistica e storica
Parallelamente all’attività sacerdotale e didattica, Don Giovanni Giudice ha condotto un’intensa ricerca linguistica e storica. Ha raccolto parole, racconti, espressioni e particolarità fonetiche dell’arbëresh delle tre comunità crotonesi. Inoltre, ha dedicato importanti scritti alla storia di San Nicola dell’Alto, ricostruendone le vicende, le tradizioni e la memoria collettiva, con l’obiettivo di preservare e tramandare le radici della sua comunità alle generazioni future.
Tra le sue pubblicazioni si ricordano “Il sangue nostro sparso”, “Burraghet e Horys – Le favole di Hora”, e “Llulle e bubukje”, scritto con Giuseppe Gangale.
Un’eredità vivente per la Calabria
Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS, ha ricordato Don Giovanni Giudice nel giorno in cui avrebbe compiuto 87 anni. Bonanno ha sottolineato come Don Giovanni abbia portato l’arbërisht “in chiesa, nelle scuole, nei libri e nella vita delle persone”. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto, ma la sua eredità continua a vivere nelle parole, nei racconti e nei canti che ha contribuito a custodire e tramandare.
La sua lapide nel cimitero di San Nicola dell’Alto reca una frase in arbërisht, tratta dal Vangelo secondo Giovanni: “U jam udha, vyrteta e gjoga” (“Io sono la via, la verità e la vita”). Questa iscrizione testimonia il profondo legame tra la sua fede e la lingua dei suoi antenati. Ricordare Don Giovanni significa anche riflettere sulla responsabilità attuale di continuare a parlare, insegnare e trasmettere la lingua arbëreshe ai giovani.
Un esempio di questa continuità è la nipote di Don Giovanni, Chiara Giudice, che fa parte della squadra di Fili Meridiani APS, contribuendo a mantenere viva la memoria del suo illustre parente. Questo impegno rientra nelle azioni volte alla valorizzazione del patrimonio culturale calabrese, un tema centrale anche in altre iniziative regionali, come gli interventi di prevenzione del rischio maltempo che spesso minacciano i beni storici.
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