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Il calabrese meridionale è molto più di un dialetto. È un patrimonio linguistico straordinario, frutto di secoli di contatto tra il latino e il greco antico. Questo è quanto emerge da una recente ricerca condotta sul campo nella provincia di Reggio Calabria.
Una ricerca sul calabrese meridionale tra i parlanti del territorio
Nel maggio 2025, la dottoressa Giulia Mazzola, linguista con dottorato di ricerca, ha percorso la provincia di Reggio Calabria per incontrare decine di parlanti nativi. L’obiettivo era studiare un fenomeno grammaticale specifico del calabrese meridionale: la costruzione delle frasi causali, ovvero quelle in cui qualcuno fa fare qualcosa a un’altra persona.
La ricerca si inserisce in un progetto internazionale finanziato dal Leverhulme Trust e coordinato dalla professoressa Michelle Sheehan dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito. Mazzola vi partecipa come assegnista di ricerca.
A Montebello Ionico, grazie al supporto della Pro Loco Montebellum e della sua presidente Romina Palamara, la ricercatrice ha incontrato parlanti locali. Insieme hanno condiviso storie, proverbi e aneddoti preziosi per la documentazione linguistica.
Il calabrese meridionale e l’eredità grammaticale del greco
Sicilia nord-orientale, Calabria meridionale e Salento hanno fatto parte per secoli della Magna Grecia. In queste aree, il latino e le sue lingue figlie hanno convissuto con il greco in un bilinguismo millenario. Questa convivenza ha lasciato tracce profonde.
Il calabrese meridionale non ha mutuato dal greco solo singole parole. Ha assorbito anche strutture grammaticali intere. Per esempio, per esprimere una stessa azione causale, il dialetto offre ben tre opzioni grammaticali diverse — una unicità assoluta tra le lingue neolatine, già documentata da altri linguisti.
Questa varietà grammaticale rivela una ricchezza culturale eccezionale. Pertanto, studiarla e proteggerla è un dovere scientifico e civile.
I parlanti anziani custodiscono il calabrese meridionale più autentico
Per raccogliere dati affidabili, la dottoressa Mazzola ha scelto un metodo preciso: intervistare i parlanti più anziani, considerati i veri esperti della lingua. Durante le sessioni, i partecipanti guardavano brevi video con situazioni quotidiane e descrivevano ciò che vedevano spontaneamente, in dialetto.
Questo approccio permette di rilevare le strutture grammaticali genuine, senza condizionamenti. I dati raccolti serviranno ad analizzare se le forme grammaticali greche e latine si siano “specializzate” nel tempo per esprimere sfumature di significato diverse.
Una lingua in pericolo: parlate il dialetto
Il calabrese meridionale, come molti dialetti italiani, è oggi a rischio. Lo stigma sociale ha spinto molte famiglie a smettere di trasmetterlo ai figli. Dunque, i parlanti esclusivamente dialettofoni sono ormai rarissimi. Anche il bilinguismo è sempre meno diffuso.
I giovani apprendono il dialetto in modo frammentario, spesso solo in adolescenza. Il risultato è una lingua sempre più italianizzata e impoverita.
L’appello della ricercatrice è chiaro: parlate il vostro dialetto. Non solo nelle performance culturali, ma nella vita quotidiana. Cucinate, raccontate storie, conversate in dialetto con figli e nipoti. Tramandare questa lingua significa preservare un’identità e un patrimonio cognitivo straordinario.
Giulia Mazzola, Dottoressa in Linguistica (PhD)
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