Reggina in fuga, ma è solo l’inizio del viaggio

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Cinque gare. Cinque vittorie. Zero gol al passivo. Potremmo fermarci ai numeri. Basterebbero. Ma questa Reggina non è solo una classifica. È un’idea che prende forma. È il rumore sordo di una porta che non si apre mai. È il silenzio che gli avversari trovano quando arrivano dalle nostre parti e capiscono che qui non si passa. Il girone I corre, è vero. Ci sono piazze blasonate, organici costruiti per vincere,  ma dopo cinque giornate c’è un dato che è più di un segnale: c’è solo una squadra a punteggio pieno. Ed è quella amaranto.

Il vero capolavoro

Il capolavoro di mister Marchionni non è aver vinto cinque partite. È come le ha vinte. Questa Reggina non ha bisogno di strafare. Sa aspettare. Sa soffrire senza scomporsi. Sa leggere il momento della partita e colpire chirurgicamente..E soprattutto, non prende gol. Zero. Niente. In cinque partite. In un girone dove ogni domenica è una battaglia, dove ogni campo è una trappola, la Reggina ha costruito un fortino. Non è solo difesa. È cultura. È l’idea che per vincere non basta fare un gol in più. Bisogna avere la cattiveria di non prenderne. Ma il mantra che Marchionni ripete al Sant’Agata ogni giorno è: umiltà e lavoro. Nessuno più importante della squadra. Nessuno indispensabile, tutti fondamentali.

Ottobre il mese della verità

Domenica 4 ottobre, ore 15:30, al Cardinale di Capaci, gli amaranto dovranno affrontare un Trapani vivo, rinato con la prima vittoria a Ragusa e con l’arrivo in panchina di un reggino, Giuseppe Misiti. Dopo Capaci, arriva il primo vero bivio. Sette giorni, tre partite. Trapani in campionato. Poi mercoledì la Coppa Italia a Barcellona contro l’Igea Virtus, già battuta al Granillo. Poi il ritorno a casa, davanti al popolo del Granillo, contro la Vibonese. Il mese di ottobre si concluderà con le trasferte del Tomaselli contro la Nissa e del Bruccoleri contro la CastrumFavara. È qui che si vedrà la profondità della rosa. È qui che Marchionni dovrà essere maestro nel dosare energie, rotazioni, teste e gambe.

È qui che la Reggina dovrà dimostrare di non essere solo undici titolari, ma un gruppo, un blocco unico, amaranto dentro. Ottobre dirà davvero tanto. Per ora, una cosa è certa e va detta piano, con rispetto per il lavoro e per gli avversari: per fermare i ragazzi di Marchionni, serve un’impresa. Perché questa non è solo una Reggina che vince. È una squadra che non concede nulla e che ha ritrovato la cosa più importante: la sua identità.

 

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Author: Enzo La Piana

Ha iniziato nei lontani anni ottanta a scrivere di sport, per un breve periodo, per il giornale il "Provinciale". Nel tempo il mondo della televisione lo ha catturato, facendolo appassionare alle riprese televisive, coltivate grazie all'emittente RTV. Prima di approdare su Ntacalabria, ha scritto per altri blog e giornali anche online seguendo il calcio e la Reggina.