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Ci sono premi che non vanno in bacheca. Vanno dritti dentro. Il pallone d’oro, la scarpa d’oro, il miglior giocatore del mese. Poi ci sono quelli diversi. Quelli che ti dicono che non sei solo un calciatore. Sei un esempio. Ieri sera, nella sede della Lega Navale di Roccella Jonica, durante Locride 2026 – Festa della Scuola, dello Sport e della Cultura, Mohamed Laaribi ha ricevuto il premio USSI “Racconto dello Sport”.
Ottant’anni di Unione Stampa Sportiva Italiana. Un palco importante, con il presidente nazionale Gianfranco Coppola, un campione olimpico come Daniele Masala, la Scuola dello Sport, la Federazione Ginnastica. E in mezzo, lui. Il nostro centrocampista. La motivazione è tutto: «Un esempio per i giovani del territorio, un ragazzo tra i ragazzi». Ecco, in una frase c’è la Reggina che vorremmo sempre.
Non solo calcio
Laaribi non è stato premiato per un gol o per un assist. È stato premiato per come sta. In mezzo alla gente, in mezzo ai ragazzi. Con quella sua storia di sacrificio, di talento venuto da lontano, di rispetto per la maglia che oggi è amaranto ma che prima di tutto è maglia sudata. In un calcio che troppo spesso racconta solo polemiche, procuratori e clausole, l’USSI Calabria e il Sindacato Giornalisti della Calabria hanno scelto di raccontare altro. Hanno scelto di raccontare un ragazzo che dopo l’allenamento al Sant’Agata si ferma, che ascolta, che diventa punto di riferimento per i giovani della Locride, una terra troppo spesso raccontata solo per le sue ferite. Laaribi, con la sua presenza silenziosa al dibattito sullo sport insieme a Ferdinando Ielasi, responsabile della comunicazione amaranto, ha fatto quello che fanno le bandiere vere: non ha parlato di sé, ha parlato di sport come scuola.
Il senso dell’amaranto
E qui sta il significato profondo. La Reggina non è solo Serie D, non è solo classifica e mercato. La Reggina è Sant’Agata, è Reggio, è Roccella, è Locride. È quel filo che lega un centrocampista arrivato da lontano a un bambino di Marina di Gioiosa Jonica che lo guarda come esempio. Quando ieri Piero Giancola, vicepresidente della Lega Navale, gli ha consegnato la targa, non ha premiato solo un giocatore della Reggina 1914. Ha premiato l’idea che la Reggina stessa rappresenta: essere presidio culturale, prima che sportivo.
Al di là della cronaca calcistica, Laaribi ci ricorda che si può vincere anche senza segnare. Basta essere, semplicemente, “un ragazzo tra i ragazzi”. E per noi, che di amaranto ci siamo innamorati proprio per questo, non c’è premio più bello.
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