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Reggio Calabria

Calabria, palmenti rupestri, antica vinificazione

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La Calabria custodisce monumenti che narrano una storia millenaria, in particolare riguardo alle origini della tradizione enologica. Questi “monumenti” non sono opere mastodontiche, ma manufatti scavati nella roccia, noti come calabria palmenti rupestri vinificazione, che testimoniano come si produceva il vino migliaia di anni fa. La parola “monumento” deriva dal latino “monumentum”, che significa ricordare, e in effetti queste strutture ci riportano a un passato profondo, radice della nostra identità.

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L’eredità greca e i palmenti di Capo Zefirio

Il viaggio alla scoperta di queste antiche pratiche inizia a Bianco, un comune che si estende tra l’Aspromonte e la Costa dei Gelsomini, patria del celebre Greco di Bianco. Da Capo Bruzzano, anticamente noto come Capo Zefirio, si gode un panorama mozzafiato. Qui, migliaia di anni fa, le navi greche approdavano sulle spiagge per la vinificazione, prima di riprendere il largo verso altri porti del Mediterraneo.

La struttura dei palmenti e il processo di vinificazione

I palmenti erano vere e proprie cantine a cielo aperto, dove l’uva veniva pigiata. Il mosto ottenuto scorreva poi in una vasca sottostante, chiamata pinàci, dedicata alla fermentazione. Il vino, una volta pronto, veniva conservato in anfore, pronto per i viaggi. Questi manufatti erano scavati nella roccia arenaria o realizzati in muratura impermeabilizzata, composti da due vasche comunicanti: la superiore, detta battiscu, e l’inferiore, pinàci, collegate da un foro.

Sulle tracce di una tradizione millenaria

Circa 750 palmenti sono stati scoperti tra la Fiumara di Ferruzzano e il Buonamico, arrivando a 800 se si considera anche Santa Caterina dello Ionio, che segnava il limite settentrionale locrese della Magna Grecia. Questi reperti sono venuti alla luce spesso per caso, durante lavori agricoli. Una passeggiata in questa zona della Locride offre un vero e proprio viaggio nel tempo.

Il Museo del Vino a Bianco e il ricordo del passato

A Sant’Agata del Bianco, ad esempio, sono stati rinvenuti tre palmenti risalenti a epoche diverse: pre-ellenica, romana e bizantina. La vicina Bianco, proposta come capitale dei palmenti, ospita un Museo del Vino che raccoglie reperti e testimonianze della civiltà contadina, inclusi palmenti di vinificazione di epoche remote. Questi luoghi permettono di immaginare l’antica arte della vinificazione, un’eredità che ancora oggi influenza la viticoltura e la “viti-cultura” calabrese.

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