Questo post é stato letto 200 volte!
La castanicoltura calabrese risorsa economica è un valore antico per le aree interne della regione, un patrimonio da tutelare e valorizzare. Le prime tracce di questa coltivazione in Calabria risalgono all’epoca della Magna Grecia, per poi diffondersi con i Romani. Successivamente, i monaci medievali ne estesero la coltivazione, garantendo sostentamento alle comunità montane. Il castagno è quindi parte integrante del paesaggio calabrese, dove è ancora possibile ammirare alberi monumentali, alcuni dei quali superano i tre o quattro secoli di vita.
Un esempio significativo sono i 102 Castagni “Giganti di Cozzo del Pesco”, situati nell’area della ZPS Foreste Rossanesi.
La Calabria leader nella produzione di castagne
Dal punto di vista ambientale, le coltivazioni di castagno svolgono un ruolo cruciale nella protezione del territorio. Le radici, infatti, contribuiscono a trattenere il suolo, riducendo il rischio di frane, mentre le chiome offrono riparo alla fauna e il bosco favorisce la biodiversità. Secondo i dati Istat più recenti (2021), la Calabria si posiziona tra le prime regioni italiane per superficie castanicola, superata solo dalla Campania. Le coltivazioni coprono oltre 6.800 ettari e la produzione annuale supera gli 80.000 quintali.
Le aree più produttive si trovano principalmente nel Cosentino e nel Catanzarese, con una quota significativa anche nelle zone aspromontane.
Le varietà locali e il loro valore
L’insieme delle varietà locali rappresenta un patrimonio di biodiversità unico. Tra queste, la “Nzerta” è la più diffusa, caratterizzata da una buccia scura con striature marcate e una polpa dolce. La “Riggiola”, precoce e di grossa pezzatura, è molto apprezzata nei mercati locali, mentre la “Ruvellise”, più tardiva e di dimensioni ridotte, offre un gusto deciso e aromatico. A queste si aggiungono cultivar storiche come l’Arturo delle Serre Cosentine, il Marrone di San Donato di Ninea e la Valeriana della Valle del Savuto.
Queste varietà sono strettamente legate ai territori di origine e raccontano un’economia rurale che in passato ha permesso a molte famiglie di vivere grazie a questa attività.
Il castagno: alimento e risorsa economica
Nei tempi più difficili, il castagno era considerato “l’albero del pane” e i suoi frutti il “pane dei poveri”. Le castagne, ricche di carboidrati complessi, fibre e sali minerali, e naturalmente prive di glutine, venivano consumate fresche, essiccate o trasformate in farine per pane, dolci e paste. Una parte del raccolto era destinata anche all’alimentazione animale. Oggi, diverse imprese artigiane nelle aree vocate hanno perfezionato le tecniche di lavorazione e conservazione, permettendo alla castagna di entrare nel mercato nazionale ed estero.
Vengono prodotte squisite specialità come creme di caldarrosta o composte con cioccolato, mosto cotto o rum. La cucina contemporanea vede la castagna protagonista in ricette elaborate, accompagnando carni bianche, diventando gnocchi o vellutate gourmet, e arricchendo formaggi e dessert.
Sagre e turismo enogastronomico
La raccolta delle castagne, tra i boschi che in autunno si tingono di colori caldi, è anche un’ottima occasione per gli amanti della natura per partecipare alle sagre. Molti paesi calabresi celebrano l’autunno e la cultura rurale attraverso i sapori delle castagne. Da Cardeto e Martone, nella provincia di Reggio Calabria, passando per le Serre, la Sila Piccola, la Sila Grande e la Sila Greca, fino alla catena costiera tirrenica, tra fine ottobre e metà novembre è possibile sentire il profumo intenso delle caldarroste e gustare piatti e dolci a base di castagne.
Sagre storiche come quelle di Savelli, Sant’Agata di Esaro, San Donato di Ninea o Fagnano Fastello, quest’ultima parte del circuito nazionale delle “Città del Castagno”, promuovono e valorizzano la castanicoltura. Un esempio di questa valorizzazione è la “Via del Castagno”, un progetto ancora in fase di sviluppo, promosso nel 2023 dall’Associazione nazionale Città del Castagno.
Questo percorso escursionistico attraverserà l’Italia, collegando boschi e territori castanicoli fino alla Calabria, creando una rete di cammini naturalistici e gastronomici che conducono nelle aree interne del Paese, ricche di storia agricola e prodotti tipici. Per ulteriori informazioni sul patrimonio agricolo calabrese, è possibile consultare l’articolo “Agricoltura Calabria, chiesti fondi di emergenza al governo“.
Inoltre, per scoprire le bellezze di Reggio Calabria, si può leggere “Reggio Calabria destinazione emergente, vince premio 2026“.
Potrebbe interessarti anche:
- De Palma (Fiom), serve piano industria in Calabria
- Quattro presidi fissi in Calabria contro il caro vita
- Case di comunità a Reggio, solo due attive su diciassette
Questo post é stato letto 200 volte!




