Villa San Giovanni: Criticitá Poliambulatorio ASP. Il Pd Interviene

Villa San Giovanni: Criticitá Poliambulatorio ASP. Il Pd Interviene

Il tema della Salute Pubblica e della Medicina di Territorio continua ad essere la problematica più importante della quale il nostro Circolo intende occuparsi.
Si sono moltiplicate, infatti, le criticità riscontrate prima del “Covid -19” e, come noto, i Democratici villesi, attraverso una serie di incontri con varie Associazioni, si sono resi parte attiva della Rete cittadina “Salviamo il Poliambulatorio di Villa San Giovanni”.

Già  nell’agosto del 2020, in occasione del sit-in di protesta/proposta, venivano riscontrate e rese pubbliche  condizioni di esercizio dei servizi alquanto precarie, effetto nefasto della drastica riduzione delle ore di specialistica a causa del mancato turnover fisiologico di ingresso per i pensionamenti, i decessi, i trasferimenti delle “ore di servizio specialistico” in altre strutture.

Accanto a tutto questo, e di certo non meno importante, è emersa l’assoluta carenza di personale amministrativo; carenza che, evidentemente, compromette l’offerta sanitaria del Poliambulatorio.
Dopo la fine dell’emergenza  “Covid-19” i problemi non sono certo cambiati, sono peggiorati!
Questi due anni avrebbero dovuto insegnarci che il S.S.N. è essenziale nella capacità di dare risposte efficaci ai cittadini che domandano salute e sicurezza e che, purtroppo, a causa della Pandemia,  hanno dovuto rinunciare a programmi di prevenzione e di accesso alle cure primarie ordinarie.

Il Poliambulatorio è l’unica struttura pubblica del nostro territorio, è ubicata al centro della Città e “ospita” i cittadini di ben 8 Comuni limitrofi, la cui popolazione complessiva si aggira attorno ai 30 mila abitanti.
Va da sé che la drastica dismissione di molte branche specialistiche: ad oggi mancano endocrinologia, dermatologia, odontoiatria, ortopedia, medicina interna,  urologia, allergologia, otorinolaringoiatria, oncologia e prestazione di Ecocardiogramma, determinano un gravissimo, serio ed ingiustificabile sacrificio patito dai cittadini che, dopo la chiusura del Presidio Ospedaliero di Scilla, sono costretti a confluire – almeno coloro che hanno la possibilità economica –  nella sanità privata, costringendo molti a indebitarsi per curarsi, per sopravvivere.

Il maggior numero di transiti dal settore pubblico a quello privato si riscontra dell’area oncologica e ortopedica.
La situazione appare ancor più grave dal punto di vista amministrativo: negli ultimi tempi i pensionamenti di diverse figure hanno fatto sì che vi sia un solo impiegato amministrativo,  a tempo parziale, 4 ore al giorno, proveniente dai progetti Regionali “Percorsi di Politiche attive”.

Nessuna programmazione, nessuna nuova assunzione, quindi, ma solo percorsi emergenziali da cui l’ASP ricava figure professionali disoccupate o in mobilità.
Si delinea, dunque, una mancata integrazione “ordinaria” dell’organico, un ingiustificabile ritardo nell’ingresso di  personale effettivo, di ruolo, adeguatamente formato.

A seguire, è altresì importante denunciare la soppressione del front office del punto unico di accesso (PUA), con l’impossibilità da parte dei pazienti malati cronici  – bisognosi di cure domiciliari integrate –  di consegnare facilmente la modulistica necessaria ad erogare le cure attinenti la loro patologia.
Oggi, purtroppo, tali pazienti sono invitati a portare tale documentazione presso gli uffici di Reggio Calabria, con un aggravio inutile di burocrazia, con l’allungarsi dei tempi di erogazione dei servizi.

Non versa in condizioni migliori il servizio che eroga  l’autorizzazione alla fornitura di  ausili e presidi per gli invalidi civili che si regge su un solo medico che svolge, oltre al lavoro sanitario, anche quello amministrativo.
Per quanto riguarda i locali in cui si espletano i servizi sanitari, va sottolineato come l’ASP abbia in essere una convenzione con il Comune mai di fatto completamente attuata.
I locali di Via Belluccio, infatti, sono di fatto sottoutilizzati rispetto all’ampiezza degli stessi e i cittadini ancora attendono – e qui gli Amministratori Comunali dovrebbero intervenire puntualmente, anche nell’ottica di adeguamento degli immobili di propria competenza – quel servizio di “emergenza di prossimità”, indicato nella convenzione, e ad oggi inesistente.

Non va meglio per i Servizi di Neuropsichiatria Infantile e per il Consultorio Familiare che sono privati di indispensabili strumenti di intervento e di personale qualificato.
Si ribadisce, ancora, l’assoluta necessità del ripristino della “Medicina Legale” e del trasferimento dell’Ufficio Igiene Pubblica dai locali comunali dove  al momento operano: al secondo piano di uno stabile privo di accesso ai disabili.
Anni di scarsa pianificazione, di responsabilità frammentate e mai condivise, di una politica debole se non addirittura indifferente, hanno portato a questa crisi che appare irrecuperabile, ad un cedimento vile alla retorica – poi divenuta pratica indiscriminata – dei  tagli e del risparmio sulla pelle dei più deboli.

Una retorica, per altro, concretamente fatta propria dal nuovo Governo delle Destre a trazione Meloni che, nella Legge di Bilancio, decide di non occuparsi di rilancio della Sanità Pubblica e della Medicina Territoriale e che, per motivi squisitamente ideologici, rinuncia al “MES Sanitario”, sottraendo ai cittadini più deboli e indifesi la possibilità di ricorrere ad ingenti risorse europee.

Tutto questo ha prodotto progressivamente l’abbandono delle Strutture territoriali, il sostanziale venir meno di percorsi perequativi e di giustizia.
Non vi è dubbio, quindi, che la Sanità Pubblica, intesa come presidio indispensabile per garantire il Diritto Costituzionalmente garantito alla Salute, va tutelata – anche politicamente, con l’impegno dei Partiti e dei Movimenti – attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori consapevoli che operano nella Settore.
Primi fra tutti i Medici delle strutture coinvolte, quelli di Medicina Generale e i Pediatri di libera scelta che, per il loro lavoro e impegno, conoscono meglio di tutti le condizioni e le necessità dei cittadini/ pazienti.
Solo così si potrà attivare un confronto istituzionale volto a pretendere –  finalmente – per il Poliambulatorio villese l’attenzione che merita.

Un’attenzione dovuta – necessaria, essenziale, cogente – sia per le Professionalità che vi operano ma, soprattutto, per i cittadini e i malati che lo frequentano e che non possono – nella Repubblica retta dal principio di Uguaglianza Sostanziale sancito dall’art. 3 della Costituzione – essere abbandonati a loro stessi, costretti – per ragioni economiche o per la distanza degli altri presidi attivi – a rinunciare alle cure, diminuendo fino ad annullarla quella dignitosa qualità della vita alla quale anche i villesi hanno diritto.