San Luca, nel cielo per la vita e la morte secondo Mario Nirta

San Luca, nel cielo per la vita e la morte secondo Mario Nirta

di MARIO NIRTA

Nel cielo, per la vita e la morte.
A San Luca la notte partoriva giorni sempre uguali che parevano fagocitare un tempo talmente lento da sembrare immobile. Anche la volta celeste sopra la piazza della chiesa, che delimitata dalla Costiera, dal Petto e dalle colline sembrava un antico anfiteatro, era ferma.

Solo il falco ed il corvo, condannati, a primavera inoltrata, a riprendere le annose battaglie sospese alle prime ombre autunnali, riuscivano a ravvivarla. E, volteggianti per la vita o la morte, lassù in un cielo tanto azzurro da ferire gli occhi, recitavano uno strano copione mai scritto ma imparato a memoria sin dalla notte dei tempi.

I vecchi, adagiati sui propri ricordi e sui gradini della chiesa, osservavano distaccati il mortale duello, tanto ripetitivo d’annoiare chi ne conosceva per antica esperienza, lo scontato esito. I gracchianti lamenti del corvo braccato attiravano, invece, l’interesse dei bambini, ingenui sostenitori del rivale, all’apparenza più piccolo. Ed eccitati, ne acclamavano le evoluzioni, n’incitavano le picchiate e ne sottolineavano con urli, fischi e con un “u picciulu poti u randi”, le stoccate.

E così, convinti di sostenere il più debole, se n’auguravano la morte, con scomposta esultanza. Perciò l’angoscioso cra-cra del corvo, affannato a salvarsi ogni qualvolta il falco, fendendo l’aria per tentare la picchiata glien’offriva l’opportunità, strappava impietose grida di scherno. Intanto, Davide e Golia, a ruoli invertiti, perpetuavano, travestiti da uccelli neri, la loro eterna lotta lassù nel cuore spietato di quel cielo. Sin quando il corvo, con l’estremo lamento e il pudore di chi si è esibito contro ogni sua volontà, e troppo a lungo, si riduceva a morire, spossato dietro la montagna. Ed allora il cielo appariva ancora più azzurro, ma anche più vuoto più crudele e più disperante.