Bovalino, “Che stupida Saggezza!” secondo Mario Nirta

Bovalino, “Che stupida Saggezza!” secondo Mario Nirta

Che stupida saggezza!

Abituati dalla scuola ai luoghi comuni, e non riuscendo più a liberarcene, diciamo ancora che “lo zero va dal nove e si presta una decina”.

E questo perché i maestri, che invece di spiegare una semplice sottrazione allestivano un’autentica sceneggiata, spedivano lo zero “a prestarsi una decina” dal nove che da bonaccione la prestava restando immancabilmente fregato perché lo zero di restituirgli quella decina non voleva proprio saperne

Se il padre del luogo comune è il proverbio, la mamma è la storia per la quale gli antichi romani sin quando ammazzarono, depredarono e schiavizzarono i popoli continuando a mangiare farro e cipolle e puzzando da fare schifo, furono virtuosi, saggi e morigerati. Quando, invece, grazie al Graecia capta… diventarono meno cretini e cominciarono a godersi quell’impero messo su a furia di genocidi, passarono per depravati.

Siamo franchi: per credere a queste panzane la cretineria non basta: bisogna essere un genio dell’imbecillità. Come bisogna esserlo per annoverare tra i grandi Garibaldi tanto dolce di sale da pretendere, prima d’imbarcarsi per una qualsiasi impresa, le “lettere di marca”, cioè delle autorizzazioni che ne legalizzavano le iniziative.

E siccome tante volte gliele fornì Mazzini che, almeno per i Savoiardi era un Bin Laden dell’epoca, possiamo immaginare che razza d’intelligentone fosse Garibaldi.

di Mario Nirta