A Motticella di Bruzzano Zeffirio i bagni termali resistono ancora

A Motticella di Bruzzano Zeffirio i bagni termali resistono ancora

I bagni termali della frazione Motticella di Bruzzano Zeffirio resistono ancora nel tempo. Si tratta di un’antica sorgente di acqua sulforosa che venne usata fino agli anni ’40-50 per le sue proprietà benefiche, oltre ai fanghi dalle potenzialità terapeutiche e curative eccellenti. Infatti, nella frazione Motticella del Comune di Bruzzano Zeffirio è possibile trovare, ancora, a distanza di molti anni una roccia dove sgorga acqua sulfurea.

Il sito è ubicato in località “Bagni” o meglio conosciuto come “Junchi” dove, anticamente, venivano praticate nelle apposite vasche bagni termali per la cura di alcune patologie. A tutt’oggi, nonostante è passato molto tempo dalla sua istituzione, dalla roccia è possibile ricavare, anche se goccia a goccia, la preziosa acqua. Per avere un’idea e capire ancora meglio quali potrebbero essere le potenzialità dell’acqua per il corpo umano ci siamo fatti accompagnare sul posto da un residente di Motticella, profondo conoscitore della zona ed attento lettore del territorio il quale, da una vita, si batte per riportare ai  fasti del passato un sito di ineguagliabile valore storico, paesaggistico e culturale.

Secondo  il racconto della nostra guida le  cui notizie gli sono state tramandate dai suoi progenitori, all’epoca in cui funzionavano i Bagni di località Junchi c’era un via vai di persone che ricorrevano alle cure termali per curare reumatismi, artriti, problemi gastro-intestinali, diabete ed altre malattie i cui risultati erano sempre positivi nonostante il profumo dell’acqua aveva il sapore di “uova marce”.

In ogni caso, secondo sempre il racconto del nostro “Cicerone”, le persone che ricorrevano alle terme vi ritornavano tutti gli anni consapevoli dei benefici ricevuti per la loro salute. Oggi, purtroppo,grazie all’incuria dell’uomo e del tempo quel luogo è diventato una “cattedrale nel deserto” ed il silenzio da parte di tutti è calato sul  suo passato. Eppure i monaci bizantini,sbarcati nella fascia jonica reggina, all’epoca della persecuzione iconoclasta di Leone Isaurico III, avevano creato in quel sito un’oasi per il ristoro del loro corpo e della loro anima.

I pochi abitanti della frazione Motticella, ormai diventato un paese fantasma dopo la sanguinosa faida degli anni novanta che ha lasciato sul campo oltre cinquanta morti, si augurano che gli amministratori comunali, provinciali e regionali,valutino le possibilità se esistono le condizioni per ripristinare una struttura che oltre ad arrecare benefici per i residenti e dei paesi viciniori potrebbe rivelarsi una splendida realtà anche oltre i confini regionali. Sicuramente il turismo ne ricaverebbe i dovuti vantaggi.