Artisti ed utilizzo di droghe alla ricerca di una percezione di sè modificata

Artisti ed utilizzo di droghe alla ricerca di una percezione di sè modificata

Non è recente la scoperta della stretta connessione tra il consumo di sostanze psicoattive, meglio conosciute come droghe, da parte di diversi grandi artisti, e la produzione di opere d’arte.

ALCUNI ARTISTI CHE HANNO UTILIZZATO DROGHE

Già dalla fine dell’800, l’interesse di molti artisti venne catturato da una droga specifica: l’assenzio. Questa droga diventò un po’ lo status simbol dell’artista romantico ed incompreso dalla società. Tra gli artisti che ne fecero uso vi sono Degas e Manet, che dipinsero quadri dedicati ai bevitori di questa sostanza (fu solo nel 1915 che l’uso dell’assenzio venne legalmente proibito) (Torselli V., 2007).

Non sono pochi gli artisti, appartenenti a varie correnti, che hanno fatto uso di droghe o che comunque di essa si interessano nei loro quadri, tra essi ne ricordiamo alcuni: Toulouse Lautrec, Van Gogh, Picasso, Gauguin, Amedeo Modigliani, Jean Michel Basquiat, Frank O’Hara. Attualmente, non si può non menzionare Damien Hirst, uno dei più trasgressivi autori moderni, il quale ha scritto un libro: “Manuale per Giovani Artisti” in cui narra del suo rapporto con la droga che emerge come uno dei punti chiave della sua vita e del suo essere artista.

Carmela Toscano

dott Carmela Toscano

VARIABILI CHE INFLUENZANO GLI EFFETTI DELLE DROGHE

Qualunque sostanza psicoattiva ha la capacità di alterare i processi di trasmissione dei segnali e delle informazioni tra le cellule nervose. Quando ci riferiamo ad una sostanza chiamandola “droga” non facciamo altro che indicare genericamente proprio le sostanze capaci di agire sui meccanismi e i processi cerebrali. E’ da sottolineare che gli effetti che le droghe provocano non sono legati solo alle loro proprietà. Ma anche a fattori sociali e culturali di cui la persona, che ne fa uso, è impregnata (hanno influenza le credenze e le aspettative che il soggetto che fa uso di sostanze ha su esse) (Carlson, 2003).

ARTISTI CHE ASPIRANO AL PENSIERO ALLUSIVO

Sembrerebbe che la droga, nel campo dell’arte, sia stata, non di rado, impiegata per simulare artificialmente, “autoprovocarsi”, alcuni sintomi di malattie mentale (come la schizofrenia). Tale pratica apparirebbe legata al tentativo di cercare di incrementare la propria capacità creativa ed immaginifica fino a farla pervenire al pensiero “allusivo”. Un pensiero inteso come capacità di unire in un unico concetto contenuti distanti ed inconciliabili per qualsiasi individuo “normale”, superando, in questo modo, i limiti del pensiero razionale (Torselli V., 2007).

ESPERIMENTO CONDOTTO DA BRYAN LEWIS SAUNDERS

Rispetto alla correlazione tra sostanze e arte, interessantissimo è l’esperimento condotto da Bryan Lewis Saunders. L’artista da sempre si è interessato al fenomeno della percezione della realtà esterna. L’artista B. L. S. ha deciso di cercare di comprendere le modifiche delle proprie percezioni interiori in base alla sostanza che assumeva. Risultato di questo esperimento (iniziato nel 1995) furono numerosi autoritratti dipinti tutti dopo l’assunzione di sostanze psicoattive. A tal proposito, qui di seguito riportiamo qualche immagine del lavoro compiuto da quest’artista, per dare un’idea delle modifiche percettive da esso, su se stesso, rilevate. L’artista addurrebbe le modifiche percettive riscontrate alle diverse tipologie di sostanze che assumeva prima di mettersi all’opera.

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Dott.ssa Carmela Toscano- Psicologa
rubricapsichetoscano@libero.it
Cell: 349 6662181

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