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Reggio Calabria, i dettagli dell’Operazione “Kingpass” condotta dalla Polizia Postale

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  Reggio Calabria, i dettagli dell’Operazione “Kingpass” condotta dalla Polizia Postale
21 marzo 2012
polizia postale

polizia postale

Nei mesi di Dicembre 2011, Gennaio, Febbraio e Marzo 2012, si è svolta una vasta operazione di polizia contro il fenomeno della pedofilia su Internet condotta dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Reggio Calabria, diretto dal dott. Pasquale Trocino. L’attività investigativa è stata coordinata dall’A.G. di Reggio Calabria.

L’operazione ha portato al conseguimento dei seguenti risultati:

  • Nr. 90 perquisizioni eseguite in 83 città italiane.
  • Nr. 5 arresti: tre, nella regione Campania, due in Emilia-Romagna.

In particolare, i cinque arresti sono stati eseguiti in flagranza di reato in seguito alle perquisizioni in quanto le immediate attività di analisi effettuate sul posto hanno permesso di accertare la detenzione di migliaia di FILE, tra immagini e video, di natura pedo-pornografica.

Dei cinque arrestati, tutti uomini, 3 risultavano stabilmente impiegati, 1 artigiano, ed 1 libero professionista nel ramo dell’informatica, tali lecite occupazioni comprovavano la trasversalità della figura del pedofilo on line.

L’attività investigativa svolta dagli uomini Polizia delle Comunicazioni, nasce da attività d’iniziativa grazie al monitoraggio della rete Internet da parte degli specialisti in servizio presso il Compartimento della Polizia delle Comunicazioni perla Calabria che, operando sotto copertura, attraverso canali di FILE SHARING, hanno individuato una rete di pedofili dediti alla cessione e scambio di materiale ad hoc, raffigurante lo sfruttamento sessuale dei minori.

L’operazione prende il nome dalla parola kingpass utilizzata appunto in ambienti di scambio materiale pedopornografico per indicare i file dal contenuto vietato. Sono stati tre agenti del Compartimento che svolgendo attività sottocopertura ed inserendosi nelle reti e-donkey di file sharing, hanno potuto scoprire quanti mettevano tali file  in condivisione.

I preliminari accertamenti consentivano altresì di individuare il luogo di connessione alla rete Internet ed il nucleo familiare degli indagati. Successivamente veniva disposto dal Pubblico Ministero dottor Matteo Centini di effettuare ulteriore attività di contrasto, potendo effettuare le perquisizioni al fine di confermare quanto scoperto con l’attività undercover e di reperire ulteriori fonti di prova a supporto delle ipotesi investigative.

Nel corso dell’operazione, che ha coinvolto circa un centinaio di agenti della Polizia delle Comunicazioni nelle varie regioni interessate sono stati perquisiti anche uffici ed imprese private. Nell’ambito delle perquisizioni sono stati sequestrati: diverse centinaia tra computer ed hard disk esterni, pen-drive e molte migliaia di supporti ottici sui quali sono ancora in corso accertamenti di polizia giudiziaria.

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