Palmi (RC), la “Varia meccanica”: l’invenzione di Giuseppe Militano

Palmi (RC), la “Varia meccanica”: l’invenzione di Giuseppe Militano

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di Stefano Calogero

Sono passati 113 anni. Ha più di un secolo la “Varia meccanica”, la macchina che ancora oggi scivola sulle lastre di granito di corso Garibaldi. In questa storia il 1900 è un anno da tenere a mente. L’altro nome da segnare è quello di Giuseppe Militano, impresario palmese con un ingegno fuori dal comune.

Alla fine dell’Ottocento la festa era stata soppressa. Qualche incidente durante il tragitto aveva convinto gli amministratori che non era più il caso di rischiare. La Varia che usciva per strada a quei tempi aveva una struttura differente da quella attuale. Molto più leggera, veniva trasportata di peso. Fu in quella fase di incertezza che il cavaliere Giuseppe Militano, guardando una cartolina della Varia di Rosarno, ebbe l’idea di costruire un carro meccanico per ripristinare la festa. Il racconto di quel periodo lo dobbiamo alla nipote Mema Bagalà. Attraverso le testimonianze della madre, figlia di Militano, nel 2003 condensò nelle poche pagine di “Palmi – La Varia meccanica” tutta l’emozione di quell’avventura.

Non fu un’impresa semplice per Militano, ostacolato inizialmente dal parere negativo di amici e familiari. Il costruttore, però, non ripose nel cassetto il progetto. Realizzò inizialmente un prototipo in scala ridotta che raccolse lo sberleffo in rima dell’amico poeta Pietro Milone. Solo un primo passo, seguito poi dalla costruzione vera e propria della struttura che, fino a quel momento, aveva solo sognato. Dopo aver preventivato i costi, mettendo a disposizione gli operai e il materiale delle sue officine, iniziò i lavori. La principessa Aiossa aiutò l’impresa fornendo del legname che proveniva dalle sue proprietà.

Nel 1900 la Varia era pronta per ritornare fra la gente. 20 tonnellate di peso, pattini di acciaio per permettere il trasporto agli ‘mbuttaturi, una struttura imponente che ancora oggi resiste. Superato lo scoglio del collaudo, effettuato da ingegneri di esperienza, arrivò il momento della prova più attesa. L’ultima domenica di agosto del 1900 tutto andò bene. «Mio nonno aveva vinto – racconta Mema Bagalà nel libro –. Aveva realizzato in modo perfetto ciò che aveva ideato. Alla scasata della Varia il suo volto sbiancò per la forte emozione, i suoi occhi erano umidi per le lacrime di gioia e soddisfazione. Era un momento meraviglioso». Un successo che fece ricredere anche l’amico Pietro Milone.

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