Melito Porto Salvo (Rc), “é da rifondare la cultura”

Melito Porto Salvo (Rc), “é da rifondare la cultura”

“In questi giorni per motivi strettamente personali ho trascorso due giorni al nord, tra Milano e Varese.

In questi due giorni ho avuto modo di chiacchierare con qualche vicino di posto sull’aereo, con chi mi ha ospitato e con qualche parente ed in tutte le chiacchierate fatte si è sempre parlato della differenza tra la “perfezione” del nord e la “perfezione uguale e opposta” del sud. Al termine di tutto però l’amore incondizionato per la mia terra, per la mia Melito ed i suoi abitanti è sempre trapelata in modo sicuro e deciso.

Oggi però sono in crisi!

Stamattina un episodio fortuito che, credo, neanche i diretti protagonisti ricorderanno già mi ha nello stesso tempo indignato, inorridito, sfiduciato, un po’ (ma solo un po’!) fatto sorridere…per non piangere!. E’ successo che, nella centralissima Via Nazionale all’incrocio con il Corso Garibaldi, un giovane automobilista, con fare educato e rispettoso, ha chiesto ad un vigile urbano del Comune se avesse potuto parcheggiare la sua auto in un determinato posto, il vigile con modi decisamente opposti a quelli del giovane ha testualmente risposto “faciti chiddu chi cazzu voliti!” (mi scuso col lettore per la volgarità della frase, ma tant’è!) ed è andato subito via…

Ora, in un paese come il nostro, che spesso è sulle pagine di cronaca nazionale per lo scarsissimo senso dello Stato, della legalità, del vivere civile e onesto tra concittadini tutto ciò ritengo che debba avere una portata dirompente!

Un Pubblico Ufficiale non può dare risposte del genere! Non deve darle…soprattutto ad un giovane che in lui dovrebbe vedere uno Stato che accoglie, che protegge, che da sicurezza…anche nella semplice risposta ad una domanda magari banale, oppure posta fuori luogo…

E’ la conferma che a Melito è da rifondare la Cultura dello stare insieme, del vivere civile e secondo le sane regole della civile convivenza.

Il mio è uno scritto d’impeto, di un giovane che tanto ama questo paese e che in questo paese ha deciso di far crescere suo figlio.

Ribelliamoci a questo stile, a questo modo errato di vivere l’altro. Convinciamoci che siamo tutti educatori di tutti e che ognuno è chiamato ad essere testimone credibile del rispetto del bene comune.

Facciamolo per non dirci un giorno, “potevo e non l’ho fatto!”.

Multimag Comments

We love comments

1 Comment

  1. Settembre 20, 12:00 #1 mario alberti

    l’articolo di Piero Surfaro, scritto di getto ma senz’altro frutto di un’attenta riflessione, merita ciò che lo stesso autore richiede.
    L’apertura di un ragionamento.
    Penso che Piero abbia perfettamente ragione quando rileva una assoluta mancanza di cultura dei ruoli, del mandato sociale, del rispetto della cosa pubblica e potremmo aggiungere tante altre voci all’elenco.
    Quello che adesso conta e provare a defibrillare l’avanzato stato di regressione nel quale, percepita o no, ci si trova.
    Anzitutto pensiamo positivo.
    Molte voci si levano a rilevare le problematiche. Le aggregazioni sociali stanno tentando ulteriori passi verso l’assunzione di resposabilità politica del loro impegno. E quando utilizzo il termine politica faccio riferimento al significato originario del termine.
    Non ci interessano in questo momento nè i partiti nè le correnti.
    Facciamo qualche nome. Il Forum del III settore, che presiedo, si sta muovendo nel settore di riferimento credo con discreto impegno.
    Ho letto un articolo recentissimo di Azione Giovani, che va verso la direzione del cambiamento.
    Come vedi la par condicio è rispettata.
    Nuovi Orizzonti che sta riprovando ad intervenire nel contesto sociale. Nuove aggregazioni sociali stanno nascendo.
    Ma anche singoli cittadini.
    L’impegno, caro Piero, che ci dobbiamo assumere da subito è quello di fare rete, perchè la sub – cultura dalla quale si nutre il questo momento il problema che tu rilevi ha diffuso le sue metastasi grazie anche alla nostra autoreferenzialità.
    E da qui la prima responsabilità identificata.
    E’ ovvio che quando si parla di cultura le agenzie educative formali non possono non aprire una riflessione sui contesti da “riformare”.
    Mi aspetto almeno che lo facciano.
    Su questo ogni cittadino deve vigilare. Ed aprire, come tu hai fatto, una riflessione.
    Poi, se vuoi, passiamo alla Sanità ed ai Servizi Sociali, alla Disoccupazione, all’Istruzione, al Governo della Cosa Pubblica ed a tutto quello che vuoi.
    Ma con approccio tecnico, nel senso che ogni riflessione deve contenere un’ipotesi di intervento ( definizione dei processi) che porti ad un risultato ( esito).
    Raccomando alla testata, in deroga alle leggi che regolano il funzionamento on – line, di non far scorrere molto l’articolo di Piero, ma di alimentare il dibattito e facilitare l’intervento di altri cittadini.
    Potrebbe essere l’humus del cambiamento.
    Alla prossima.

Your data will be safe! Your e-mail address will not be published. Also other data will not be shared with third person. Required fields marked as *