Grande partecipazione alla manifestazione “Stadium: lo sport incontra la piazza” del CSI

Grande partecipazione alla manifestazione “Stadium: lo sport incontra la piazza” del CSI

foto di gruppo durante STADIUM

Tanti colori e i sorrisi dei bambini. Alcuni genitori che chiacchierano su un Corso Garibaldi, addobbata a tribuna centrale di un grande stadio. Il CSI scende in piazza e lo fa alla grande. Entusiasto il presidente provinciale del Centro Sportivo Italiano, Paolo Cicciù, “ il primo plauso va ai tanti volontari che si spendono gratuitamente per far divertire i nostri ragazzi: una formazione ben assortita, infatti, dalle giovani leve ai più navigati papà che donano il loro tempo ai tanti piccoli accorsi oggi qui a Piazza Duomo. Un grazie di cuore a don Mimmo Cartella Direttore dell’Ufficio di  Pastorale giovanile Diocesana che ha fortemente voluto, insieme al Csi, questa giornata di sport. Inoltre un grande contributo è arrivato dalla Coldiretti  di Reggio Calabria che durante tutta la giornata ha allestito stand gastronomici con prodotti tipici locali ”.

Un mix generazionale, ma non solo. Una scelta “altra”: quella di restare con le mani in pasta sempre, anche quando la Città è attraversata da correnti di criminalità, mai conosciuta prima, anche quando Reggio Calabria è il centro del mondo cattolico per una settimana, il comitato reggino non si snatura rimane a servizio di una cittadinanza giovane. « La nostra festa di Sport di oggi – afferma Cicciù – è, prima di tutto, una risposta sociale: vogliamo mostrare a tutti il volto buono di una Città nobile che non si arrende all’etichetta di essere “mafiosa”. Promuovere l’attività sportiva è innanzitutto un mezzo di prevenzione, di formazione: molti di noi del CSI è gente che ha deciso di spendersi, nella propria vita, nel mondo dell’educazione, questo non è una conseguenza, ma una causa del nostro “modus operandi” ».

Calcio, basket, pallavolo: i piccoli atleti si confrontano in tutti i principali sport di squadra. Né vincitori, né vinti. Ciò che conta è, in decuobertiana memoria, partecipare. Nella mattinata si sono alternate nei campi di gioco alcune classi delle scuole medie cittadine, mentre nel pomeriggio a sfidarsi molti gruppi spontanei di amici e parrocchie dai 14 ai 25 anni.

70 militari presiederanno i punti più sensibili di Reggio Calabria, 1200 delegati di tutte le diocesi d’Italia fanno da spola tra il Teatro Comunale “Francesco Cilea” e la sala conferenze “Altafiumara”: cifre di questi giorni in riva allo Stretto. Un viatico diverso della stessa identità: il Bene Comune.

Stesso obiettivo, ma con valori diversi quelli del CSI di Reggio Calabria: oltre 500 i ragazzi in piazza, spesso accompagnati dalla famiglia o dai loro educatori. Un’immagine sempre più rara da vedere, « ma che ci incoraggia ad andare avanti su questa strada: le agenzie educative devono spingere ad un’interazione delle diverse realtà in cui cresce il bambino: la famiglia, la scuola, l’Oratorio ».

«I numeri delle volte – osserva Cicciù – possono essere segnali fuorvianti per chi lavora con bambini e giovani: la nostra opera viene vissuta nelle parrocchie, negli oratori. Vedere le piazze gremite ci muove nuovi interrogativi: perché le nostre odierne “agorà” non tornano ad essere quei luoghi di conoscenza, di integrazione sociale che sono stati per lunghi anni e in cui l’Italia del progresso tecnologico ed industriale si è formata? Se facciamo un passo indietro di cent’anni o giù di lì, constatiamo che alla sua origine il movimento sportivo cattolico italiano aveva un’unica sigla e un’unica faccia. Il lungo cammino percorso nella modernità è stato un cammino di frammentazione, con realtà nuove che si sono affacciate nella storia reclamando un loro proprio «carisma». La diversità, la molteplicità va vista indubbiamente come un importante fattore di arricchimento, un segno distintivo di qualità, tant’è che oggi l’associazionismo sportivo cattolico offre un ventaglio straordinario di tradizioni, di esperienze, di progettualità. Ma dire che la diversità è una ricchezza non significa non riconoscere che essa trova il suo proprio limite nel momento in cui vengono a mancare il senso delle radici comuni e la coscienza della fondamentale unicità della mission, che nel nostro caso è servire la persona umana, la società e la Chiesa italiana attraverso lo sport. Tanto più nel momento in cui lo sport italiano, con l’aiuto delle istituzioni, sta ripensando se stesso per trovare modelli di efficacia più coerenti con i bisogni odierni, anche lo sport cattolico dovrebbe fare uno sforzo per uscire dalla frammentazione che lo contraddistingue e ritrovare formule comuni, «complicità», prossimità di cammino, che possano dare più vigore ed efficacia alla sua azione. La necessità di superare i particolarismi e di fare fronte comune, «firmando» un patto di cooperazione, è tanto più rilevante in quanto oggi viviamo una situazione di grande emergenza educativa giovanile e restare alla finestra significa tradire le attese di aiuto di tanti ragazzi.

D’altro canto aggregare le forze è oggi una necessità colta in moti settori. La nostra vita sociale e individuale appare sempre più frammentata, dando ragione al sociologo Zygmunt Bauman quando parla di «modernità liquida». Si può restare inerti ad osservare questo «disordine» che ci toglie certezze e solidità, o possiamo lavorare per cercare di ricondurre il nostro mondo ad un senso unitario e più definito. Perciò assistiamo a molteplici tentativi di porre rimedio alla frammentazione ricomponendo ed aggregando i soggetti sociali, le industrie, le banche, le forze politiche. Su tale fenomeno dovrebbe riflettere l’associazionismo sportivo cattolico, che oggi conosce molteplici espressioni, ciascuna delle quali cammina coltivando soltanto la propria specificità. E così facendo diventa meno incisivo di quanto potrebbe essere nell’insieme. >>

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