Calabria, il Coordinamento Enti Terzo Settore su La necessità di un “piano di rientro” sociale

di Luciano Squillaci
Il disegno di legge di stabilità 2011 ed il bilancio di previsione dello Stato hanno sancito quanto di fatto già si paventava. Il Fondo per le Politiche Sociali (FNPS), già quasi dimezzato dal 2008 ad oggi, verrà ulteriormente ridotto, passando dai 185,3 milioni di euro del 2010 ai poco più di 52 milioni dell’anno in corso, per giungere, in previsione, ai circa 30 milioni di euro nel 2013.
Il FNPS, istituito dalla legge 449 del 1997 e ridefinito dalla Legge 328 del 2000, rappresenta ad oggi l’unica fonte di finanziamento per tutta una serie di servizi che i Comuni mettono in campo in favore delle persone più fragili e bisognose. In particolare, attraverso il riparto alle Regioni, il Fondo finanzia la cosiddetta rete integrata dei servizi sociali prevista dalla Legge 328/2000, che ancora in Calabria è in attesa di una compiuta attuazione, e che solo oggi, a distanza di oltre 10 anni, sembra avviata verso una primissima fase di avvio nei diversi distretti.
Ma non è tutto.  Per il 2011 la previsione di bilancio azzera completamente di cosiddetto Fondo per la non autosufficienza, che era stato istituito per garantire l’attuazione di livelli essenziali di prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti. Inoltre vengono ridotte ad un terzo le risorse destinate alle politiche per la famiglia ed a meno della metà quelle per le politiche giovanili.
Già da qualche tempo inoltre è stato azzerato il fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, e per il 2011 si prevede la riduzione di oltre un terzo del fondo per il servizio civile nazionale, già dimezzato nel 2009.
Il disegno appare chiaro, e peraltro mai di fatto nascosto. Mentre ancora tiene, fortunatamente, il fondo sanitario nazionale, sia pure insufficiente e tale da perpetrare l’esistenza di enormi differenze tra le regioni incidendo, in alcuni casi gravemente, sulla qualità e quantità dei servizi prestati, ci si avvia inesorabilmente verso l’azzeramento del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali.
Evidentemente si ritiene, come peraltro in più occasioni confermato da rappresentanti politici di diverso schieramento, che in ottica federale ciascuna regione dovrà garantire le politiche sociali facendo leva esclusivamente su fondi propri.
Se dal quadro nazionale, scendiamo quindi al caso Calabria, a breve ci troveremo ad attuare la legge 328/00 su territori drammaticamente impreparati, attraverso comuni già in affanno che ignorano i servizi esistenti ed hanno un quadro a dir poco nebuloso, soggettivo e certamente poco scientifico, dei bisogni reali della gente. Assisteremo quindi, con ogni probabilità, alla costruzione di Piani di Zona (strumenti di programmazione intercomunale della rete integrata dei servizi), fondati su conoscenze frammentarie e lacunose, con risorse che già prima erano insufficienti, e che ora si avviano verso il completo esaurimento.
Un quadro ancora più avvilente se consideriamo che il settore politiche sociali della Regione Calabria non fa mistero dell’esistenza di un buco di oltre 30 milioni di euro.
Stante la situazione, quindi, rischiamo di non garantire neanche i servizi esistenti, già insufficienti e schiacciati da deficit economici strutturali. L’azzeramento totale delle politiche di welfare in Calabria è oggi qualcosa più di una semplice ipotesi.
I tagli imposti da uno Stato lanciato come una locomotiva impazzita sul binario morto del federalismo ad ogni costo, cadono come una mannaia sulle casse di una regione già storicamente provata.
E allora che fare? Come scongiurare un epilogo scontato?
Da un anno a questa parte, in ambito sanitario, abbiamo assistito alla costruzione, difficile, controversa, faticosa, eppure inevitabile, di un piano di rientro volto alla strutturazione su basi nuove di un sistema sanitario sostenibile.
Appare evidente che in ambito sociale, forse anche più drammaticamente, è necessario procedere ad un’operazione analoga di ri-costruzione di un sistema di politiche e servizi sociali che partendo da una seria analisi dell’esistente si collochi quale risposta ai bisogni reali. Un progetto necessariamente pluriennale che riscriva il Piano Sociale Regionale, in molte sue parti oggi irrealizzabile, e che sia capace di costruire un percorso sostenibile, lasciando intravedere un futuro altrimenti inesistente.
Un piano che a questo punto non può prescindere da due elementi basilari.
In primo luogo è necessaria una seria presa di coscienza da parte di tutti, dagli amministratori regionali e locali, al mondo del Terzo Settore, ai semplici cittadini. Un presa di coscienza che conduca ad una razionalizzazione del sistema dei servizi, basata sui bisogni effettivi e che ponga fine al moltiplicarsi di esperienze che a volte rappresentano doppioni inutili ed altre vanno a fornire risposte ad esigenze non prioritarie.
Ovviamente per fare ciò è urgente definire a livello regionale le risorse effettive su cui si può contare, e formulare un’attenta analisi a livello locale sui servizi esistenti e sulle necessità prioritarie. Sulla scorta di tali informazioni sarà possibile strutturare, coinvolgendo tutti gli attori del sistema, un programma pluriennale che tracci il percorso verso un nuovo welfare calabrese.
Ma tutto ciò non sarà possibile, e questo rappresenta il secondo elemento, senza una chiara e preventiva scelta politica del governo regionale, senza un investimento concreto di nuove risorse.
Si tratta, in altre parole, di assumere una decisione di bilancio che consenta di impegnare ulteriori somme sulle politiche sociali. E’ necessario recuperare almeno l’1% da ogni altro capitolo del bilancio regionale, destinandolo al fondo per i servizi sociali. Così facendo si confermerebbe, con coraggio e determinazione, che i servizi verso i più fragili e deboli non rappresentano un optional rinunciabile in tempi di crisi, ma diritti minimi di cittadinanza, livelli essenziali di assistenza che ogni società civile deve obbligatoriamente garantire.

Maria Cristina Condello

Maria Cristina Condello ha conseguito la laurea Magistrale in "Informazione, Editoria e Giornalismo" presso L'Università degli Studi Roma Tre. Nel 2015 ha conseguito il Master di Secondo Livello in "Sviluppo Applicazioni Web, Mobile e Social Media". Dal 2016 è Direttore Responsabile della testata giornalistica ntacalabria.it

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