Antonella Italiano si racconta. Intervista esclusiva.

Antonella Italiano si racconta. Intervista esclusiva.

Abbiamo raggiunto Antonella per parlare della sua esperienza e della scelta di Candidarsi alle prossime elezioni regionali. Abbiamo voluto così approfondire, quali sono state le motivazioni che l’hanno portata a correre insieme alla Lista Civica “Aiello Presidente” per i Movimento 5 stelle.

Antonella Italiano ha iniziato il suo percorso di giornalista mentre studiava Ingegneria civile all’Università della Calabria. Quello della scrittura era un sogno che coltivava fin da ragazzina perché gli  dava modo di analizzare l’animo umano e i suoi eventi, ma al momento di scegliere si impose di seguire una strada scientifica sperando di avere migliori opportunità di lavoro. Purtroppo al cuore non poteva comandare: Antonella aveva un forte bisogno di esprimere la sua opinione e, come ricorda bene la sua famiglia, fu ostinata e ribelle fin dalle primissime “imposizioni”; curiosa e metodica, testarda e sensibile, tanto anarchica nelle scelte della vita, quanto rigorosa nel perseguire gli obiettivi che si ponevo. Strade non sempre opportune ma che nessuno tentò mai di ostacolare.

Ebbi un padre di una pazienza infinita. Lui mi insegnò che ogni uomo è dotato di libero arbitrio, e che il libero arbitrio è un dono divino. E fu sbagliando sulla mia pelle e conoscendo la strada, fuggendo e tornando da mio padre, che plasmai il mio pensiero.
Bussare alla porta di una redazione fu un fatto naturale.

 

L’intervista:

Ho iniziato a scrivere su “Sport e Turismo”, un mensile in formato cartaceo distribuito in tutta la regione che promuoveva gli sport minori e il territorio calabrese, una preziosa esperienza di lavoro e di vita. Dopo qualche mese il mio giornale fu acquisito da “Gazzetta del Sud” e da lì passai alla pagina culturale di quel quotidiano. L’esperienza che mi ha segnato di più, tra le tante che feci nelle radio, nelle televisioni e nelle redazioni di vari giornali, fu conoscere l’Aspromonte.

Mi innamorai della sua gente, di quel dolore secolare nascosto tra le valli e le montagne, del loro modo di camminare, di accoglierti, di incantarti con i racconti e di fregarti, poi, se abbassavi la guardia. Perché era tutto più intenso nel triangolo nero d’Italia, tutto incredibilmente suggestivo, verace, forte. Disarmato a volte, crudele altre. Dovetti spingere i miei sensi aldilà del limite, a guardare con più intensità, analizzare con più cuore, e piano piano iniziai a vedere attraverso il buio aspromontano. Iniziai a comprendere.

 

Da Giornalista e Fondatrice di una testata Giornalistica libera come “In Aspromonte” alla corsa verso le Regionali Calabria 2020?
“In Aspromonte” nasce con una linea editoriale ben definita: quella di sostituirsi alla narrazione “facilona” e carica di stereotipi delle testate nazionali, che continuava a guardare ai fantasmi di un passato doloroso ma distante. Luoghi comuni che penalizzano tutt’oggi gli aspromontani. Immaginammo e costruimmo un giornale che parlava di ciò che in Aspromonte nessuno voleva vedere: il paesaggio, i progetti, le ricchezze naturali e umane, la cultura, la tradizione, la lingua, la storia, quella vera. E i suoi ragazzi. Soprattutto ne raccontammo la dignità. Abbiamo fatto numerose battaglie ambientali, e le nostre denunce sono state sempre raccolte dalle grosse testate nazionali, fino a far divenire “in Aspromonte” una voce autorevole sull’ambiente e sentinella del territorio.
La candidatura nasce proprio da questo impegno civico. Nasce, perché io non l’ho cercata.
Il Movimento 5 stelle è stato un valido interlocutore in questi anni di attivismo e di inchieste, e più volte ho potuto contare sul supporto dell’onorevole Paolo Parentela. Così, quando mi ha prospettato l’idea della lista civica, ribandendomi che – da un posto in Regione e con una squadra alle spalle – avrei potuto ottenere per la mia gente più di quanto avessi ottenuto con il giornale in questi anni, ho accettato di mettermi in gioco. Di farmi giudicare dagli elettori.

 

Cosa ha spinto la tua Candidatura?
Tra i vari pensieri, tra i mille pensieri che ho fatto nel poco tempo che ho avuto per decidere, ciò che ha pesato di più era proprio questa sensazione di essere giunta a un traguardo.
Avevo fatto tanto con la mia testata, credendoci fino al punto di rinunciare ad altre opportunità. È stato un lavoro cieco, che prendeva tutte le ore di tutti i giorni alla settimana, ho avuto intellettuali veri al mio fianco, penne argute e raffinate, e nessuno di noi ci ha mai guadagnato nulla. Ma credevo molto nel cartaceo e nel potere della stampa di toccare la coscienza delle persone. Di “fare opinione”. Credevo che se la gente avesse reagito le cose sarebbero potuto cambiare sul serio, lo avremmo fatto insieme, come soldati, fino alla fine, fino alla soluzione. E credevo che il nostro sacrificio fosse necessario, anche se toglieva tempo ai nostri figli, perché avremmo consegnato loro una società più libera.
Quando due anni fa persi mio padre tra l’ospedale di Locri e quello di Reggio Calabria, capì che avevo perso. E che avevo perso l’unica battaglia che avrei voluto e dovuto vincere.  Ripensai al tempo trascorso ad inseguire sogni, utopici, collettivi e inutili, arrivai a maledire anche quel “libero arbitrio” che mi aveva portata a scegliere sempre le cose sbagliate. Le cause perse. Mi trovai più volte davanti al portone chiuso della mia vecchia casa, ma dai vetri lavorati che davano sulla cucina non vedevo la luce che mi raccontava dei suoi passi, e non c’erano più le mie ombre ad aspettarmi, in quel frenetico andirivieni tra il tavolo e il camino. Restavo così, impotente, con le chiavi in mano. E dopo qualche minuto andavo via. Ero arrabbiata. Mi ritirai tra le mie cose, rinunciando a tutto ciò che richiedesse un’eccessiva esposizione pubblica. Ma la natura non si cambia e, una volta imparato a convivere con il nuovo dolore, ho ricominciato d’istinto a camminare sulla mia vecchia strada. Senza mai dimenticare. Ed è con questa nuova consapevolezza, che fa di me una persona più pratica, che mi sento pronta a rappresentare la gente.

 

Quali sarebbero le priorità su cui vorresti puntare qual’ora l’esito di queste elezioni dovessero andare bene?
Ho detto più volte pubblicamente che il nostro programma è ricco di proposte per valorizzare le peculiarità della Calabria: energie pulite, strade che rendano ogni zona accessibile, investimenti sull’agricoltura e sui prodotti a chilometro zero, recupero dei beni archeologici e creazione di nuove sinergie. Ma chi non ha buoni propositi, soprattutto in campagna elettorale? Con il cuore vorrei già pensare alla “bellezza”, e investire sui borghi abbandonati, sullo sport e sulla cultura. Mi piacerebbe che l’Aspromonte entrasse nel giro dell’alpinismo perché – pur non potendo vantare grandi quote – ha però delle pareti mozzafiato. Con la testa ho il dovere di rispondere che la priorità deve essere data alle emergenze calabresi, quelle da “codice rosso”. E la sanità, soprattutto nella Locride, è un’emergenza. L’altra è il lavoro. Tra il problema della sanità e quello del lavoro resta inesorabilmente schiacciata la nostra libertà, perché la necessità nell’emergenza è un’arma di ricatto terribile in tempi elettorali. Ritengo importante anche la modifica dell’art. 143 del Tuel che regola gli scioglimenti dei Comuni sulla presunzione di reato, e che l’associazione mafiosa sia considerata un’aggravante di un reato commesso e non un’arma per arresti di massa. Le maxi-operazioni hanno ferito profondamente il territorio della Locride e dell’Aspromonte, e centinaia di persone sono entrate e uscite al carcere. Da innocenti. Voglio una giustizia vera, e non lombrosiana.

 

Parlaci di come reputi l’azione politica di questi ultimi decenni in Calabria.
Le risposte sono tutte attorno a noi. Il fallimento totale della Calabria, che aumenta il divario con il Nord di governo in governo, mentre aumentano i ragazzi che vanno via (ormai prassi per tutte le famiglie), dimostra che non è una questione di partito. Hanno governato sia destra che sinistra. Tutte male. Il punto più basso l’abbiamo toccato in questa campagna elettorale con un trasformismo indecente: indecorosi i cambi di casacca che dimostrano quanto dietro quegli slogan accorati non ci siano uomini ma meri individui senza idee e senza dignità. Fin quando daremo a loro il nostro voto, di decenni disastrosi ce saranno altri e altri ancora. Discariche, impianti consortili, ecomostri come la Bovalino-Bagnara. Ancora ne paghiamo lo scotto. E dobbiamo sempre ricordare la sofferenza della gente di Natile che, a causa degli scavi della seconda trasversale Jonio-Tirreno, hanno perso le loro case, miseramente franate con la collina. Quindici famiglie da quasi dieci anni costrette ad un contenzioso con la Città metropolitana che, anziché preoccuparsi di alloggiare i danneggiati e risarcirli per i danni subiti, si preoccupa di appellarsi nei vari processi. Mentre sperpera risorse di ogni tipo per i suoi consiglieri.

 

Cosa pensi possa dare a questa regione il tuo contributo?
Senza dubbio la dedizione e l’onestà. E la mia esperienza.
Ti racconto una storia. La mia prima grande battaglia ambientale era nell’aria da molto tempo, non avevo il coraggio di affrontarla perché credevo che la gente mi avrebbe lasciata sola. E un po’ lo ha fatto, proprio perché non siamo ancora liberi. Intervistai il Bonzo, un anarchico di Campo calabro che viveva dei proventi di un chioschetto nella piazza del paese. Fu un grande libertario. Una figura di riferimento negli anni Sessanta.
Mi parlò di come immaginava il mondo, senza elezioni, senza politica, senza capi ma con tutti i cittadini allo stesso livello. Pensai fosse un folle, non riuscivo proprio ad immaginare un mondo così regolato. Che fine avrebbe fatto tutto?  Bonzo continuò a raccontarmi di questa società in cui ci si governava da soli, riunendosi in assemblee pubbliche, spartendosi i beni in modo equo, con rispetto, premura e coscienza. Era il mondo perfetto insomma, quello predicato da Dio, ma non lo avrebbe mai ammesso – il Bonzo – perché era ateo per definizione.
Più parlava più quella sua dimensione si prospettava meravigliosa. Accattivante. Ne restai prigioniera. Lo sono tutt’oggi. Quando gli chiesi, incontenibile, come fare per raggiungere tutto questo mi disse: non è tempo. Anche gli uomini devono cambiare. Migliorare. Quando gli uomini saranno pronti allora tutto potrà realizzarsi.
Mi chiese dunque di portare avanti le mie battaglie e di avere più fiducia nei cittadini, mi chiese di bussare alle loro case, di coinvolgerli, di spiegare i miei progetti, di parlare dei pericoli. Li avrei aiutati a capire. Quell’utopia era l’infinito matematico che non può essere mai “incontrato” dalla linea, ma è una perfezione a cui si deve “tendere” proprio per migliorarsi. Per progredire. Sarebbe un buon contributo, se visto così, il mio?

 

Pensi che sarà facile risanare i profondi strappi tra Politica e Cittadini causati dalla passata legislatura?
La gente è stanca, sfinita, straziata. Trovo terribili queste campagne elettorali con grandi sprechi di risorse, un’offesa per chi i soldi deve sudarli con grande fatica. Ed è bombardata da slogan, manifesti, santini, fac-simile, chiamate e minacce. La passata legislatura ha acuito la distanza con il popolo “mangiando” quanto più possibile.
Sarà difficile recuperare il consenso e convincere gli scettici a tornare a votare. Ma ci stiamo provando.

 

Una domanda scontata; quali saranno gli obbiettivi del tuo movimento nei primi 100 giorni?
Sanità e lavoro.

 

Dovessi fare un appello ai tuoi conterranei?!
Abbiamo una frase che ci rappresenta ed è “liberi di cambiare”. La libertà non è cosa scontata, è un bene prezioso ed è sempre a rischio. La necessità rende prigionieri. L’ignoranza rende prigionieri. La colpa rende prigionieri e ricattabili. Liberatevi dalle catene. E votate liberamente. Chi volete. Ma liberamente.

 

Grazie Antonella, è stato davvero bello poter parlare ed approfondire con te su alcune tematiche che stanno molto a cuore, a noi che di questa terra ne siamo profondamente innamorati.

Carmine Verduci

Nato a Brancaleone nel 1984, ha frequentato l'istituto d'arte di Locri. Artista e scrittore, ama la musica, la natura, la fotografia, la storia delle leggende Calabresi e dell'archeologia. Si occupa di divulgazione e promozione culturale dell'area grecanica e locridea, attraverso l'organizzazione di eventi culturali nella propria città e sul territorio.