Tripodi (PCI): “No al Ponte sullo Stretto, sì alla sicurezza”

Tripodi (PCI): “No al Ponte sullo Stretto, sì alla sicurezza”

Di seguito la nota di  Michelangelo Tripodi – Resp. Nazionale del PCI per il Mezzogiorno

“Ieri Renzi nel disperato tentativo di carpire i voti dei cittadini si è inventato la balla dei 100.000 posti di lavoro che si creerebbero con il ponte sullo Stretto. E’ l’ennesima bufala di Renzi pinocchio. Gioca sul bisogno di lavoro, mentre con il suo jobs act fa aumentare la disoccupazione e dà mano libera ai licenziamenti abolendo l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Siamo passati dal milione di posti di lavoro di Berlusconi ai 100.00 posti di lavoro di Renzi, ma sempre di un imbroglio si tratta e qui c’è l’aggravante che Renzi vuole realizzare un’opera inutile, faraonica, dannosa e pericolosa, su un territorio contrassegnato da bollino rosso e già tristemente noto per i catastrofici terremoti che si sono succeduti nei secoli.

Le risorse vanno utilizzate in una direzione diametralmente opposta. Occorre mettere  in sicurezza  il patrimonio edilizio della Calabria e della Sicilia per contrastare efficacemente il rischio sismico.
Ribadiamo, quindi,  la nostra assoluta contrarietà ad un’opera dannosa, devastante dal punto di vista ambientale, costosissima e inutile sia per la Calabria sia per la Sicilia. Il Ponte non deve essere costruito.
E’ davvero incredibile, infatti, che in un paese martoriato da tragedie come quella accaduta un mese fa nel Centro Italia dove hanno perso la vita 298 persone, piuttosto che sostenere con estremo vigore e a tutti i livelli un piano per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio, la manutenzione, il recupero e la valorizzazione del territorio, il capo del governo pensi ancora alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, proprio in una delle zone a più alto rischio sismico del mondo.

Quello che dovrebbe essere ben chiaro una volta per tutte  è che l’unico modo per difendersi da fenomeni così devastanti come i terremoti, le alluvioni e le altre calamità naturali, sono gli interventi di prevenzione, interventi che possono evitare vittime e danni. Una seria attività di prevenzione e di difesa che si fa solamente attraverso programmi organici di messa in sicurezza e consolidamento del patrimonio edilizio pubblico e privato concentrando, quindi, gli investimenti in questa direzione e sapendo che questo rappresenta la priorità assoluta se davvero si vuole rispettare il territorio.
Inoltre, per  il Sud è necessario pensare ad attrezzare finalmente il territorio, dotandolo di tutte quelle infrastrutture stradali , ferroviarie e immateriali che sono necessarie e fondamentali  per il suo sviluppo e delle quali il Sud è totalmente privo, condannato all’abbandono e all’isolamento.

Per questo, quello che vuole fare Renzi, alla corte dei costruttori dell’impresa Salini-Impregilo, è a dir poco vergognoso e di una gravità assoluta. Invece di spingere sull’acceleratore per avviare una nuova politica fondata sulle regole e sulla legalità che guardi al territorio, all’ambiente e al paesaggio come risorse e opportunità di tutela e di sviluppo dell’intero paese, punta a battere le vecchie strade del populismo e dell’elettoralismo per raccattare  un po’ di voti in vista del referendum del 4 dicembre, preparando un enorme sperpero di denaro pubblico.

Pertanto,  se non vogliamo più assistere a distruzione e morte, nel ribadire la netta contrarietà al Ponte, sollecitiamo una seria politica di interventi per la manutenzione, messa in sicurezza, riqualificazione e recupero del patrimonio edilizio pubblico e privato iniziando proprio dalle zone a rischio sismico. Così come è stato fatto e si sta facendo in tutti i paesi civili che convivono con la minaccia del terremoto ma sono attrezzati per affrontarla”.

pci

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