Emilio de Masi (Idv), l’ennesima visita di Di Pietro ai bisogni della Calabria

L’ennesima visita di Di Pietro in Calabria, nel testimoniarne vicinanza ai nostri bisogni e volontà di percepirne natura e suscettibilità risolutiva, induce anche una riflessione seria sulla politica nazionale di Itaclia dei Valori, relegata dalla propaganda della destra, e non solo, alla stregua di velleitaria pulsione estremistico-eversiva. In realtà, il nostro appare quasi l’unico partito consapevole della sussistenza nel Paese di una questione democratica, nella quale si aggrava quella meridionale e rallentano tutte le dinamiche politiche funzionali alla riperimetrazione della solidarietà quale ambito in cui far maturare le misure di governo irrinunciabili per la riduzione di quel ventaglio di disuguaglianze che mai come negli ultimi anni si è ampliato. La democrazia in Italia è malata. E’ farisaico l’atteggiamento di chi, sul versante democratico, in ossequio alla retorica del conformismo politico, tende ad edulcorare una drammatica verità. E alla evoluzione di quella malattia corrisponde, in termini inversamente proporzionali, l’accrescimento del pericolo di un “regime”.  Le ragioni di tale rischio sono riconducibili in primo luogo al modello napoleonico su cui Berlusconi ha fondato il suo progetto di governo e, poi, alla sua sottovalutazione sul campo “avverso”.Pare essersi affievolita, soprattutto nel partito che, aggirando la questione democratica, fa torto al suo nome e manifesta vaghezza progettuale,  la concezione autentica di democrazia. Italia dei Valori ha assunto la democrazia come persuasione politica ostinata, nella consapevolezza della sua natura sempre potenziale. E nella piena coscienza delle inedite insidie cui è, in una contingenza ormai troppo prolungata, sottoposta. Sono intollerabili mortificazioni quelle che le vengono, ed impunemente, da tempo comminate: l’offesa insolente alla Costituzione, l’insofferenza verso il Parlamento, l’avversità nei confronti degli Organismi di garanzia, il conflitto di interessi, il dominio nell’informazione, le leggi ad personam, fantasiosi quanto cinici “lodi”, i diseducativi condoni, fiscali e non, gli scudi a protezione sostanziale dei disonesti, l’immigrazione ridotta a mero problema di ordine pubblico, come stiamo sperimentando in questi giorni proprio in Calabria. E’ il sovvertimento del concetto stesso di democrazia, sistema nato per i cittadini, per tutti. Ve n’è sofferta consapevolezza persino in taluni esponenti della destra. Si coglie un depotenziamento della coesione di quello schieramento. Il dialogo, da più parti auspicato, da qui deve nascere, altrimenti è solo l’occasione propizia per risolvere, a nostre “spese” politiche, e a danno dei cittadini, i problemi del premier. Idv non vuole rinchiudersi nel recinto delle proprie certezze. E difatti Di Pietro arriva a supplicare il pd a costruire insieme l’alternativa di governo. Ma senza quell’altalenante sentimento politico per cui è percepito, da strati ampi di suoi stessi elettori, partito ancora privo di identità, quasi ignaro del proprio ruolo, che se non è di responsabilità democratica, semplicemente non è. E noi non prediligiamo convenienze di parte, che esattamente nella prosecuzione delle esitazioni altrui si affermerebbero. La salvaguardia della democrazia è  già un progetto politico, ambizioso, ricco, completo. Le sue strategie attuative vanno certo definite in una concorde visione strategica con altri. Senza alcuna ipocrisia, e persino senza rigidi calcoli elettorali. Non può  restare privo di un’indignazione, da elevare a valore politico, l’anomala prassi del sultano a congiungere disinvoltamente menzogna e verità. La sua estraneità alle regole ed ai vincoli della democrazia va denunciata con vigore: già questo concorre ad indebolirla in virtù della sua indubbia capacità e della comodità comunicativa. E’ difficile stabilire un rapporto di confronto con il protagonista di un autentico scandalo che getta un’ombra sulle funzioni e sulla guida politica che esercita. E’ proprio vero che un lungo ciclo inaugurato all’insegna del ripudio dei mali della prima Repubblica, ha prodotto una replica ingigantita di tutto ciò che voleva annientare.La verità, sostanza culturale della democrazia, non va nascosta: Il berlusconismo esiste, è ancora forte ma può  essere battuto se schiettamente se ne svelano gli inganni più  insidiosi, sovente coincidenti con una certa seduttività dei proclami del suo artefice. Ed allora, il berlusconismo, va detto, è tenuto in piedi, anche dopo la caduta del Muro, dall’ossessione o dalla persuasione di proseguire nella tutela del “campo della libertà”. Il miracolo barlusconiano è stato questo: un artificio da guerra fredda, trasformato, come ha scritto qualcuno, in obiettivo da realizzare con il concorso e la saldatura di tutte le anime moderate raschiando il fondo dell’indistinto elettorato di destra.La propaganda è poi altro nutrimento del berlusconismo; è propaganda l’impianto di una politica economica immaginifica che non trasmette alcuna idea di fermezza nel governo delle dinamiche finanziarie. Anziché trovarci di fronte ad una sfida liberale o liberista, oggi il nuovo Tremonti inneggia all’intervento del pubblico in economia. L’opposto di quello di qualche tempo fa. Si cambia per adeguarsi al diverso sentimento del tempo: l’interpretazione dell’umore sociale tradisce il dovere del governo dei bisogni veri. E la democrazia, anche qui, arretra. Infine la Lega. Oggi, affievolitasi l’eredità della destra nostalgica, rende anomalo il quadro politico italiano. Condiziona l’azione del governo con il suo atteggiamento xenofobo e criptosecessionista. Altro colpo duro alla democrazia, che è l’impianto politico su cui fondare processi di ricomposizione sociale ed umana. Per questo è assai meritato il suo appellativo di “eresia democratica”. Lo stesso mito della Padania simboleggia tutte le contrarietà verso l’articolazione del consenso democratico. Nessuna mediazione è ritenuta ammissibile. Manca la visione dello Stato. Anzi, è manifesta una sorta di pregiudiziale antistatalista. Si è liberi, questa è l’ideologia leghista, se si può fare a meno della dimensione pubblica del potere, percepito solo come potenziale oppressore. Poichè  la politica è sempre un discorso sullo Stato, qui la tendenza è ad abbrutire la democrazia, privandola delle sue ragioni istitutive, tutte iscritte nella politica. E’ superfluo o forse ozioso prolungare la declinazione delle ferite riportate negli ultimi anni dalla democrazia e di quelle che ancora le sono procurate.  E’ tempo di reagire a cominciare  dal Sud, dalla Calabria, ignorati dal governo se non per la grottesca pianificazione del ponte sullo stretto. Un monumento innalzato alla gloria del premier, sotto la cui sontuosità si frantuma il territorio e si tumulano i bisogni veri di una collettività ancora priva di infrastrutture primarie e di servizi essenziali. Idv ripropone ai suoi alleati una grande sfida sui diritti dei meridionali, dei calabresi, insistentemente negati. Per questo solleva la questione democratica, in cui risiede quella meridionale, quella dei giovani, che vanni liberati dalla prigionia in cui contemplano ed inseguono modelli di vita insostenibili, mitologici, falsi perché estranei alla realtà. Liberarli dai miti per proiettarli nel futuro, altrimenti effimero richiamo temporale. Liberarli dal bisogno di lavoro e dalla precarietà. Questo è il vero campo della libertà. E’ il campo della legalità, sfiancata soprattutto nella nostra regione. Rianimarlo è il nostro progetto politico. Per riscoprire passioni ed emozioni troppo grandi ed impegnative per noi soli. Aspettiamo fiduciosi compagnia. E Di Pietro torna ancora una volta in Calabria.

EMILIO DE MASI

Capo gruppo Italia dei Valori Cons. Prov. Crotone

Francesco Iriti

Storico Direttore di www.ntacalabria.it, é giornalista pubblicista dal 2008. Lureato in Scienze della comunicazione, ha di recente pubblicato il libro " E' un mondo difficile". Ecco il link per acquistarlo http://amzn.to/2lohl4U. Lavora anche come Digital Content

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