Bagaladi (Rc), la lettera di Curatola alla comunità dopo l’omicidio

Bagaladi (Rc), la lettera di Curatola alla comunità dopo l’omicidio

“Questa è una lettera che non avrei mai voluto scrivere ma nonostante il dolore ed il dispiacere per una giovane vita spezzata atrocemente, sento il dovere, come primo cittadino, di esternare tutto il mio cordoglio a nome di tutta la comunità e di lanciare un grido di allarme e di sdegno nei confronti di un tale efferato delitto che ha gettato nello sconforto la nostra piccola e tranquilla cittadina.

A nessuno è dato di togliere la vita a qualcun altro. Questo è un compito che spetta a Dio e chiunque intenda sostituirsi a Lui, è sulla strada sbagliata.

A nessuno è dato di sconvolgere la vita di due famiglie e di scompaginare il disegno tranquillo della vita di paese, del nostro paese, la cui tradizione è ben lontana dalla scena di far-west cui purtroppo abbiamo assistito.

Credo di poter rappresentare il pensiero dell’intera collettività affermando che chi pensa di potersi arrogare tale diritto verrà messo all’indice, verrà isolato ed automaticamente espulso dalla comunità “attiva”.

L’evento tragico che stiamo vivendo angoscia gli animi ma nello stesso tempo ci fa riflettere, e guai se così non fosse; da ben 46 anni, a Bagaladi, non succedevano “fatti di sangue” e dunque per me che ne ho trenta è il primo in assoluto nel mio paese e per di più coinvolge due ragazzi che ho visto crescere e che ho incontrato poche ore prima del fatto.

La riflessione che tutti dobbiamo compiere è quella sul “valore” della vita e sui “valori” sui quali si fonda.

Amicizia, rispetto verso il prossimo, lealtà, solidarietà, e soprattutto “legalità”, vivere costantemente alla luce, evitando zone d’ombra o zone grigie che mettono l’individuo o i gruppi in condizione di deragliare da quelli che dovrebbero normalmente essere i binari della civile convivenza.

La vita di un uomo, e nella fattispecie di un ragazzo, per quanto esuberante o indisciplinato, non può e non deve essere interrotta dalla mano di nessuno, bensì deve essere aiutata ad intraprendere percorsi di legalità e di osservanza delle regole.

Ma questo evento tanto insolito quanto sconvolgente, mette in luce anche la necessità di un maggiore controllo e di una maggiore vigilanza del territorio da parte delle Forze dell’Ordine cui faccio accorato appello affinchè lungo le nostre strade, nelle nostre piazze, nei locali pubblici, ognuno si senta sicuro ed avverta la presenza di un importante presidio di legalità quale è l’arma dei Carabinieri.

La nostra speranza è che la violenza si arresti e che cali la tensione. Il nostro piccolo paese non è abituato a questo e non si abituerà mai a questo modo atroce di risolvere i diverbi ed i conflitti personali.

E non accetto che si dica che Bagaladi è un paese omertoso. Bagaladi rifiuta la violenza da sempre e se il fatto di sangue di ferragosto si è risolto in dodici ore vuol dire che chi aveva dei sospetti ha parlato. Certo l’ora non era tarda, ma il posto era appartato. Chi ha sentito i colpi, non essendo abituato a questo è rimasto dapprima frastornato e poi scioccato per l’accaduto.

In questo momento, con il cuore in tumulto, il mio pensiero va ai familiari di Nino, che vedono materializzarsi una tragedia immane ed ingiustificabile e con la quale dovranno convivere per sempre. E va alla famiglia di Carmelo che rimarrà segnata comunque da questo evento tragico ed inatteso.

, va anche e soprattutto a voi concittadini, spettatori inermi in una notte di ferragosto di uno spettacolo che mai a Bagaladi avremmo pensato di vedere.”

Il Sindaco

Dott. Federico P. Curatola

Francesco Iriti

Storico Direttore di www.ntacalabria.it, é giornalista pubblicista dal 2008. Lureato in Scienze della comunicazione, ha di recente pubblicato il libro " E' un mondo difficile". Ecco il link per acquistarlo http://amzn.to/2lohl4U. Lavora anche come Digital Content

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2 Comments

  1. Agosto 21, 14:13 #1 Angelo Ferraro

    Bravo, Federico…

  2. Agosto 17, 16:32 #2 Piero S.

    Dici bene Federico, nessuno può arrogarsi il diritto di ergersi a giudice supremo della vita o della morte di nessun altro. Solo Lui può farlo e lo farà quando sarà giunto il nostro momento. nella tua lettera definisci la comunità di Bagaladi “attiva”…ed è vero, come “attive” sono o dovrebbero essere tutte le comunità. Comunità nelle quali ognuno, forte di alto senso di legalità, rispettoso del bene comune e custode del benessere dell’altro è responsabile di quanto succede quotidianamente attorno a lui. Utopia? Falsa speranza? Non credo!
    Tutta la mia solidarietà a tutta la comunità di Bagaladi, le mie più sentite condoglianze alla famiglia di Nino e rispetto per il dolore della famiglia di Carmine sprofondata un incubo dal quale non sarà facile risollevarsi.

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