Braccianti sfruttati nel reggino, tre arresti

Braccianti sfruttati nel reggino, tre arresti

Braccianti sfruttati nel reggino: tre persone arrestate, due con l’obbligo di firma. L’indagine è partita dopo la denuncia di un lavoratore romeno.

Braccianti sfruttati nel reggino, gli arresti

Nella notte, i Carabinieri della Compagnia di Palmi hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP presso il Tribunale di Palmi; su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 5 persone. Queste sono ritenute a vario titolo responsabili di “Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”; “violenza sessuale”; “estorsione” e “istigazione alla corruzione”.

In due sono finiti in carcere. Un altro imprenditore è finito invece ai domiciliari, mentre la moglie e il caporale che lavorava per loro sono sottoposti all’obbligo di firma.

Braccianti sfruttati nel reggino, i particolari

Gli indagati – secondo la ricostruzione dei militari – negli ultimi due anni avrebbero sfruttato i braccianti, costretti a lavorare in due aziende agricole dell’area pre-aspromontana.

I lavoratori, 9 romeni e un maliano, si occupavano della raccolta di frutta e ortaggi che avveniva ogni giorno anche per 10-12 ore, per meno di un euro l’ora. Dopo le 22.00, i braccianti venivano portati in una struttura fatiscente ed erano costretti a dormire su vecchie brandine. Si è ben accertato l’espletamento dell’attività in assenza di qualsivoglia rispetto della normativa in materia di sicurezza sul lavoro.

Violenza sessuale e corruzione

Accertati anche due episodi di violenza sessuale su due braccianti romene. Queste ultime sarebbero state abusate da uno dei responsabili dell’attività e da un altro bracciante.

Accertati anche due episodi d’istigazione di militari dell’Arma alla corruzione. E, in particolare, ad omettere dei controlli nei confronti delle attività agricole degli arrestati in cambio di materiali di utilità.

Le indagini

Le indagini dei Carabinieri, coordinate dal Procuratore Aggiunto dott. Giuseppe Casciaro e dal Sostituto Procuratore dott. Daniele Scarpino, sono partite dopo la denuncia sporta da un cittadino rumeno sfruttato. I dati raccolti hanno permesso di documentare l’impiego, tra settembre 2017 e marzo 2018, di cittadini di nazionalità romena e maliana in attività agricole in aperta violazione di basilari norme sul lavoro ed indecorose condizioni di alloggio.

Nel corso delle indagini, espletata anche a mezzo di attività tecniche, gli inquirenti hanno interrogato i lavoratori sfruttati. Questi hanno descritto, con dovizia di particolari, i soprusi subiti durante le lunghe giornate lavorative nei campi; nonché le condizioni di vita a cui erano costretti.

I lavoratori erano sfruttati per una paga irrisoria loro versata in nero dal “padrone” e che si aggirava sui 350-400 euro al mese. A volte addirittura non corrisposta o non versata nei termini pattuiti, che i lavoratori erano costretti ad accettare anche dietro minaccia.

In ultimo, gli imprenditori hanno tentato di eludere un controllo dei Carabinieri, cercando di sminuire la serietà della situazione di sfruttamento e offrendo ai militari dei prodotti caseari. Offerta che ovviamente gli stessi hanno rifiutato con fermezza procedendo a rilevare le irregolarità riscontrate.

Le perquisizioni

Nel corso delle perquisizioni presso le proprietà dei proprietari delle aziende, si sono rinvenuti un fucile a pompa e tre pistole di vario calibro in buono stato di conservazione; con matricola abrasa e complete di relativo munizionamento. Trovata anche una somma contante di oltre 30.000 euro in banconote di vario taglio.

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