Saracena (CS), Luigi Pandolfi su federalismo fiscale e mezzogiorno

Saracena (CS), Luigi Pandolfi su federalismo fiscale e mezzogiorno

Luigi Pandolfi

Luigi Pandolfi

Da un mese la riforma federalista voluta dalla Lega è legge.  Ma non mi sembra che nel Mezzogiorno, ed in Calabria in particolare, si sia aperto un dibattito appropriato sulle conseguenze che ne derivano.  Si ha l’impressione che la classe politica meridionale, sempre più ininfluente sulle scelte che si fanno a Roma, stia vivendo con un misto di fatalismo e di non curanza questo delicato passaggio, come se si trattasse di un qualcosa che in fin dei conti non ci riguardasse direttamente.

Quella che la Lega ha confezionato, e che anche i partiti di centrosinistra hanno di fatto avallato, è invece una riforma che sconvolge l’assetto unitario del paese, favorendo le regioni ricche del Nord a detrimento di quelle meridionali. Proprio l’ultimo decreto approvato, quello sul cosiddetto fisco regionale che ha  messo fine al sistema della finanza derivata per le regioni, introduce un meccanismo micidiale in tema di finanziamento dei servizi primari, dalla sanità all’istruzione passando per i trasporti e le altre prestazioni sociali di competenza regionale.

Dal 2013 le regioni del Sud dovranno fare affidamento su due fonti di finanziamento per la loro spesa sociale: i proventi del gettito fiscale e le quote del cosiddetto fondo di perequazione, una sorta di cassa dei poveri alimentata dalle regioni con maggiore capacità fiscale.

Al di là delle conseguenze pratiche che potranno derivare da tale previsione, non v’è dubbio che in uno scenario del genere si vada a strutturare un vero è proprio rapporto di dipendenza formale tra regioni del sud e regioni del nord: sono state create le condizioni per cui la quantità e la qualità dei servizi offerti nelle regioni del mezzogiorno dipenderanno sempre più dal portafoglio delle regioni del nord.

E poi: posto che il sistema di perequazione degli squilibri regionali così concepito non sarà eterno, e già di per sé questo è un problema, chi potrà scommettere che la prossima mossa del Partito del nord, che, con ogni evidenza, va ormai al di là dei confini della Lega, non sarà quella di mettere sotto accusa un sistema che impone alle regioni del nord di farsi carico dei ritardi del sud? Per chi ha seguito in questi anni le campagne della Lega su questi temi, non ci vuole tanto ad immaginare un leghista di seconda o terza generazione che pone una questione di questo tipo per dare il colpo mortale all’unitarietà del paese.

È come se da quelle parti si fossero precostituite le motivazioni per una futura battaglia contro il parassitismo del sud, quello che la riforma del federalismo fiscale va maldestramente ad istituzionalizzare.

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Maria Cristina Condello

Maria Cristina Condello ha conseguito la laurea Magistrale in "Informazione, Editoria e Giornalismo" presso L'Università degli Studi Roma Tre. Nel 2015 ha conseguito il Master di Secondo Livello in "Sviluppo Applicazioni Web, Mobile e Social Media". Dal 2016 è Direttore Responsabile della testata giornalistica ntacalabria.it

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