Bagaladi, Reggio Calabria

Bagaladi, Reggio Calabria

Di Lilli Tripodi

Bagaladi è dolcemente adagiato sulle colline che chiudono il complesso sistema montuoso che fa capo a monte S. Angelo (1082 m). Vi si giunge dopo aver percorso per circa 16  km la SP 3 Melito – Gambarie. La sua origine è senza altro molto antica, come attestano alcuni documenti che provano l’esistenza di un centro abitato in corrispondenza di quello attuale, denominato però Tuccio (a. 1098) o Val di Tuccio, per la vicinanza al torrente omonimo. Come tutti gli altri centri interni, anche Bagaladi è stato fondato dopo il X secolo dai monaci basiliani che nel suo territorio avevano eretto ben quattro monasteri: S. Teodoro, S. Angelo, S. Fantino e S. Michele. Sull’origine del toponimo Bagaladi, molto probabilmente affermatosi dopo il XV secolo, sono state avanzate numerose ipotesi, tra le quali una che lo fa derivare dall’arabo Baha – Allah, bellezza che viene da Dio. La più accreditata sembra essere l’ipotesi etimologica che lo fa risalire alla commistione tra la voce latina vallum, trasformata poi in bagghiu e quindi in bag-, e il greco–moderno aladi, ovvero olio; nell’insieme Bag-aladi vorrebbe dire proprio valle dell’olio, significato indiscutibile data la straordinaria presenza di ulivi e l’ottima qualità dell’olio della zona, entrambi sedimentati da secoli. Osservando il centro abitato e i suoi dintorni da satellite si può avere un’ampia comprensione del sistema territoriale comunale: l’agglomerato urbano si sviluppa in prossimità del sistema vallivo formato dalla biforcazione tra la fiumara Melito (o Tuccio) e la fiumara Pristeo (o Pietre Bianche). Alle spalle si erge il monte Pezzi (1025 m), vetta secondaria del sistema montuoso di S. Angelo. In mezzo si snoda la SP 3, che, scendendo parallelamente alla fiumara Tuccio, collega Bagaladi a Melito, salendo, attraversa tutto il comune nelle sue diverse fasce altimetriche, passa dagli uliveti ai boschi di castagno e di faggio, fino a giungere a Gambarie. Analizzando più attentamente l’impianto urbano si può distinguere una differente composizione tra la parte più antica e l’espansione più recente. La prima si sviluppa attorno alla chiesa parrocchiale di S. Teodoro ed è caratterizzata da soluzioni architettoniche inusitate suggerite dai percorsi che si adattano all’orografia e alla presenza del piccolo torrente Zervo. Così i ponticelli che tagliano lo Zervo, collegandosi al percorso principale, danno luogo a una trama viaria estremamente organica, che si divide successivamente in viuzze chiuse al traffico veicolare, lungo le quali insistono i piccoli lotti occupati da case a schiera. È qui che trovano spazio edifici dalla forma particolare, come quello che si trova al bivio tra via Vittorio Emanuele II e via Umberto I, e l’affascinante scalinata che collega piazza della Libertà allo slargo sovrastante, dove è sita la fontana della macina. Le espansioni edilizie sorte dagli anni Trenta in poi si articolano in lotti e percorsi di matrice ortogonale, tra i quali insistono delle strade rette e ripide che connettono gli edifici più a valle con la SP 3. La tradizione agricola e soprattutto olearia di Bagaladi è oggi uno dei suoi punti di forza anche per quanto riguarda le attrattive turistiche all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Esempio mirabile di questa politica territoriale che ha saputo coniugare la gestione turistica e delle risorse agricole a uno sviluppo culturale attento alle esigenze dell’ambiente è stata la riapertura dell’ex frantoio Iacopino, il primo a introdurre nella zona il sistema semi-industriale che sostituiva la forza animale con la forza idraulica. Attualmente questo frantoio è divenuto una porta di accesso al Parco Nazionale dell’Aspromonte e ospita al suo interno il museo dell’olio, un prezioso patrimonio culturale da conservare e, nello stesso tempo, tramandare con dedizione. Ma Bagaladi non è solo questo. I segni dell’attività agricola, che ancora permea il sistema sociale dell’intero comune, hanno lasciato ulteriori tracce, visibili nei resti dei mulini ad acqua e delle case coloniche, beni culturali appartenenti a un passato recente. L’ulivo è comunque il segno distintivo di Bagaladi. Non a caso in mezzo alla piazza belvedere è sita una statua bronzea della Madonna, con in mano un ramoscello di ulivo e per questo nota come Madonna dell’ulivo. Nella chiesa di S. Teodoro si può invece ammirare il bellissimo gruppo dell’Annunciazione, uno splendido complesso scultoreo in marmo bianco, sovrastante l’altare centrale, datato 1504, attribuito a Antonello Gagini. La facciata della chiesa, ricostruita dopo il terremoto del 1908, costituisce un interessante esempio di architettura religiosa, elegantemente misurata, in cui elementi del Classicismo settecentesco (la suddivisione ritmica verticale ottenuta tramite la presenza di un doppio ordine di lesene; il frontone centrale collegato agli ordini sottostanti per mezzo di semplici volute) si coniugano con elementi tradizionali del Barocco (la lunetta che sovrasta il portale principale, ripetuta poi nell’ordine superiore in corrispondenza della finestra). Le attrattive territoriali di Bagaladi sono rese ancora più interessanti grazie alla presenza di una comunità civile che seppure non molto numerosa (1156 ab.) è attiva e coesa, nonché accogliente. É anche questo uno dei motivi per cui in agosto il flusso turistico del paese aumenta vertiginosamente. Le serate sono spesso animate da eventi e sagre quali la festa del Gonfalone e la sagra dei prodotti tipici (prima domenica di agosto). Chiudono il mese le celebrazioni in onore della Madonna del Carmine (28 agosto). Nella stagione invernale si celebrano invece i festeggiamenti in onore di S. Teodoro (9 novembre) e, nel periodo di Natale, fervono i preparativi per il presepe vivente, superba rievocazione di scene e riti della tradizione che coinvolge tutta la parte storica del paese.

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