Mario Romano: “Sanità in Calabria, clientelismo e inefficienza”

Mario Romano: “Sanità in Calabria, clientelismo e inefficienza”

“Sono profondamente indignato per la situazione a cui si è arrivati nella sanità calabrese. Chi ne fa le spese purtroppo sono le persone normali, che vedono di giorno in giorno la propria dignità messa in secondo piano. La nostra sanità è diventata un grande business, fatto di clientelismo e inefficienza, e la politica ha delle gravi responsabilità in questo”.
Lo dice in una nota stampa Mario Romano, presidente Gruppo Giovani di Confindustria Calabria.
“In questi giorni c’è un gran parlare del decreto Scura, del buco di bilancio, del piano di rientro, dell’inquietudine di dirigenti e primari, specialmente a Tropea e in tutta la provincia. E tra la gente c’è grande sconforto e preoccupazione. A mio avviso, uno dei problemi principali è soprattutto la mancanza di visione strategica a livello dirigenziale. Non è certo chiudendo gli ospedali che si migliora la sanità. E costruirne di nuovi, in un’epoca di grande difficoltà economica e in un paese che detiene il record di opere incompiute, è un’idea che lascia perplessi. Va bene se arrivano i fondi per costruire una nuova struttura qui sul territorio, e quando questa è conclusa, chiudere quella vecchia. Ma è impensabile privare del tutto cittadini e turisti dell’ospedale di Tropea. Un bravo manager, come un bravo imprenditore, sa che deve ottenere il massimo dalle risorse che ha a disposizione, mettendole a regime, in produzione, con efficienza ed efficacia”.

“Del resto era lo spirito iniziale della spending review avviata anni fa, aumentare l’efficienza ottimizzando le risorse.
Per questo io credo che prima di tutto serve una potente innovazione di mentalità, a Tropea come nel resto della Calabria. Bisogna migliorare l’esistente, e valorizzare le risorse che abbiamo. Per rendere efficiente la rete sanitaria regionale e aumentare il livello qualitativo dei servizi occorre professionalità, rispetto delle regole e onestà intellettuale. Serve forte discontinuità. Quello che dobbiamo smantellare non sono gli ospedali, ma il sistema della mediocrità imperante”.

“Far entrare nella sanità i giovani laureati, con la loro visione moderna e al passo coi tempi, può veramente contribuire a cambiare le cose. Non ci possiamo stupire se nelle cliniche del nord o all’estero troviamo giovani medici e primari calabresi, e non si riesce a farli tornare qui”.
“Giovani, merito, efficienza, innovazione, sono questi i valori su cui puntare e con cui agire in una strategia di medio e lungo termine, ponendo sempre al centro della propria visione l’unico elemento che dà senso al tutto, la motivazione principale dell’esistenza stessa degli ospedali: l’uomo e la sua dignità. È questa la sanità che vogliamo”.

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