Il 25 Aprile 1945 e la Resistenza antifascista

Il 25 Aprile 1945 e la Resistenza antifascista

Di Virginia Iacopino

IL 25 APRILE 1945 DALLA RADIO MILANESE SANDRO PERTINI CHIAMA A RACCOLTA LA POPOLAZIONE ANTIFASCISTA CON IL SEGUENTE ANNUNCIO: “CITTADINI, LAVORATORI PARTECIPATE ALLO SCIOPERO GENERALE CONTRO LA GUERRA FASCISTA PER LA SALVEZZA DELLA NOSTRA TERRA, DELLE NOSTRE CASE, DELLE NOSTRE OFFICINE COSI’ COME IERI AVVENNE A GENOVA E A TORINO. INSIEME PONIAMO MUSSOLINI E I TEDESCHI AL DILEMMA DI ARRENDERSI O PERIRE”.

L’appello viene accolto con singolare euforia. E l’insurrezione scoppia. La Resistenza antifascista che ebbe inizio il 12 giugno 1924 con il delitto di Giacomo Matteotti segretario del partito unitario in sostanza, si conclude il 25 aprile 1945. Matteotti denunciò al parlamento le illegalità fasciste, per questo fu percosso a bastonate che finirono per ucciderlo; fu sotterrato nella campagna romana. All’indignazione popolare contro lo squadrismo sfrontato e criminale Mussolini reagì sopprimendo le ultime libertà politiche. Il 27 giugno del 1924 i gruppi dell’opposizione decisero di astenersi dai lavori parlamentari fino a quando non veniva restaurato l’ordine politico infranto. La scissione dell’opposizione parlamentare dal governo fascista fu chiamata “aventino”, uno dei 7 colli di Roma sul quale la plebe romana si ritirò parecchie volte durante le sue sommosse contro i soprusi dell’oligarchia patrizia. Il regime fascista di Mussolini incomincia a vacillare. Si salva con la complicità del re e con il voto del senato di nomina regia.

Il poeta letterato Lauro De Bosis ebbe il coraggio di rivolgere al re un solenne monito e rimprovero per la sua remissività. Gli disse: “Gli uomini che soffrono la vergogna di essere bollati di fronte al mondo come un gregge servile non sanno e non riescono a capire le vostre ambiguità. Siete voi, con loro o con il feroce presidio militare degli oppressori? Scegliete! La terza via non esiste. Dal fondo della loro disperazione la popolazione dei giusti italiani vi guarda e vi giudica”.

Luigi Pirandello dopo l’assassinio di Matteotti continuò con le sue scene teatrali a propagandare massicciamente l’ideologia della dittatura fascista. Affermava di essere convinto dell’arte fascista necessaria contro il pericolo del comunismo. La sua opera fu criticata duramente dall’opposizione di allora. Nota è la polemica tra Pirandello e Amendola per impedire la macabra e oscura propaganda di odio partigiano. Emilio Lussu, fondatore del partito sardo d’azione, fu assalito in casa da una torma di fascisti che lo uccisero a fucilate. Il 3 gennaio 1925, formalmente, si riaprirono le camere. Mussolini sfida gli antifascisti, dichiara: “Al cospetto di questa assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, ammetto la mia responsabilità politica ,morale, storica di quanto è avvenuto. Se il fascismo è un’associazione a delinquere, io sono il capo”. Ma ciò è menzogna. Il ruolo di Mussolini vedovo piangente dell’aventino è una ironia sarcastica. Giovanni Amendola, liberale, uomo di grande valore e rettitudine commise l’errore di porre fiducia alla monarchia. Era convinto che essa, ostaggio di Mussolini, non poteva intervenire, l’avrebbe fatto al momento opportuno. Si sbagliò. Il re non gli diede udienza. Dopo questo rifiuto fu aggredito, percosso, ferito con tale violenza da causare qualche mese dopo la morte in una clinica di Cannes. In agonia ebbe la forza di dire: “Il re è vile voglio andare a morire in Italia”.

Si accentuarono gli arresti, gli esili, le condanne. I campi di concentramento e di sterminio italiani e tedeschi funzionavano a pieno regime. Pertini stampa un giornalino con il titolo sotto il barbaro dominio fascista; lo distribuisce. Viene arrestato e processato ma non viene condannato. Gli si concede la libertà provvisoria in quanto ciò che aveva fatto non costituiva, come il regime affermava, mandato di cattura. Benedetto Croce dopo un periodo filo fascista, diventa la guida dell’antifascismo borghese nella versione conservatrice democratica cristiana di De Gasperi che votò la fiducia al governo Mussolini. Egli fu un accanito lottatore anticomunista. Appoggiò il regime fascista e agevolò il reinserimento della Germania nel contesto europeo per difendere soprattutto,  gli interessi del suo regno tirolese.Soffocò, con la sua astuzia diplomatica, l’idea progetto dell’unione europea prevista dal manifesto di Ventotene.

Nel settembre del 1943 a Roma si costituì in clandestinità il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) formato dai rappresentanti di tutti i partiti antifascisti che pur avendo divergenze politiche miravano ad uno scopo comune. Calamandrei disse: “Le fedi sono diverse, diversi sono i partiti ma c’è una voce comune che parla per tutti nello stesso modo”. La realtà rivoluzionaria partigiana non fu ben vista dagli anglo-americani e da De Gasperi. Anche Nenni e Togliatti erano contrari, ma si ravvedono per cui al loro petto, accanto a quello dei rispettivi distintivi del partito, non mancò mai quello di partigiano. Anche Calvino e molti intellettuali parteciparono alla resistenza accanto ai comunisti, la forza più attiva per la particolare forza di spirito che li animava. Gli intellettuali opportunisti rimasero nel chiuso, non seguirono il pensiero di Gramsci che li esortava a non asserragliarsi nella loro comoda torre d’avorio perchè, così facendo, la cultura non serve a niente. L’intellettuale deve scendere nella realtà della vita quotidiana per conoscere davvero la classe operaia e gli sfruttati aiutandoli a tirare fuori i valori che possiedono. Pertini chiede di essere ricevuto al Vescovado di Milano dove si trovava Mussolini nel tentativo di mediazione per la sua resa .Il Cardinale gli fa presente che Mussolini si era recato in prefettura e con l’intento di impaurire Pertini gli dice: “Si rende conto, avvocato Pertini, della situazione che ha scatenato? Fermi l’insurrezione”. Pertini risponde: “La ruota ha incominciato a girare e non saremo ne io ne lei e nessun altro a fermarla”. Lo accusa di non avere cuore per le sorti della città e di tutta Italia. Risponde Pertini: “Le faccio notare che alle sorti di tutta Italia le ho a cuore dal 1922, dalla marcia su Roma e dagli aiuti del Papa che ha favorito l’ascesa al potere di Mussolini per combattere il socialismo. Per tutto questo ho fatto la galera, l’esilio a Ventotene, il partigiano e ho rischiato la pena di morte”. Si odono gli altoparlanti che dicono: “Attenzione, attenzione, tutte le camicie nere si concentrino a Milano per lottare contro gli operai comunisti della Pirelli”. Ma il Duce stava fuggendo. Si avvia senza onore e senza più gloria al tragico appuntamento con il mitra di Walter Audisio comandante partigiano con il nome di comandante Valerio.

Il 25 aprile, così come il primo maggio, sono due ricorrenze che devono essere stimolo per ricostruire una vera sinistra che ancora potrà rappresentare tutti i lavoratori per un miglioramento della situazione critica in cui versa l’Italia confusa dalle rivendicazioni di forze reazionarie populiste di destra che vuole far germogliare il nuovo fascismo di Stalin e Hitler.

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